Nel sud della Svizzera, per la precisione nel Mendrisiotto, è custodito il primo geo-parco istituito nel Paese, una meraviglia che racchiude una sequenza stratigrafica impressionante. Si chiama Parco delle Gole della Breggia, ed è puntellato di rocce che raccontano la transizione dal Periodo Giurassico al Terziario, testimoniando la presenza di un antico oceano chiamato Tetide.
Il visitatore che vi arriva si ritrova a osservare blocchi calcarei che alternano tonalità grigie a sfumature rossastre, tutti carichi di resti organici cristallizzati nel tempo. Non è raro scorgere piccoli fossili incastonati nelle pareti verticali (attenzione, non vanno presi), un’esperienza che risulta entusiasmante per chiunque apprezzi la storia profonda del pianeta. Gli studiosi chiamano questo luogo il “Libro della Terra” e le sue pagine di pietra risultano perfettamente leggibili dall’alto verso il basso, seguendo lo scorrere del torrente.
Foto: Bild-Sprache – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
Il colosso industriale della ex Cementeria Saceba
L’aspetto più singolare del comprensorio riguarda l’integrazione tra archeologia industriale e ambiente selvaggio. Da queste parti, infatti, maestose strutture della ex Cementeria Saceba dominano una parte del paesaggio con volumi geometrici e torri in cemento armato. Chiusa definitivamente nel 2003, la fabbrica ha subito una trasformazione radicale diventando un centro didattico d’eccellenza.
Visitare le gallerie di estrazione, lunghe complessivamente 5 chilometri, permette di comprendere la fatica dei minatori che estraevano la roccia per produrre materiali edili. La torre del forno emerge dal verde boschivo quale monumento alla laboriosità ticinese del secolo scorso, mettendo in scena un contrasto visivo potente tra le architetture umane e le curve morbide della vegetazione circostante.
Foto: Ilaria Bernasconi – Own work, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia
Ingegneria storica e architetture rurali lungo il fiume
Proseguendo lungo i sentieri, l’attenzione cade inevitabilmente sul Mulino del Ghitello: edificio risalente al 1.606, mantiene intatte le macine originali e i meccanismi idraulici necessari per la produzione di farina. Poco distante, la vista viene catturata dal suggestivo Ponte del Farügin, soprannominato localmente il ponte del diavolo a causa della sua posizione vertiginosa sopra il baratro della gola.
Si tratta di una struttura che collega le due sponde del torrente regalando una prospettiva privilegiata sulle Marmitte dei Giganti, ovvero cavità circolari levigate dalla forza erosiva dei ciottoli trascinati dalla corrente.
Foto: Bild-Sprache – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
Le sponde del fiume, inoltre, ospitano anche i resti del Castello di Castel San Pietro, fortificazione medievale che un tempo sorvegliava l’accesso alla valle.
Flora resiliente e microclima della profonda forra
L’ecosistema delle Gole della Breggia vanta peculiarità botaniche rare dovute all’elevata umidità e alla scarsa esposizione solare del fondovalle. Felci lussureggianti ricoprono le pareti umide, mentre faggi maestosi svettano verso il cielo cercando la luce sopra il ciglio dei burroni. Appassionati di birdwatching osservano spesso il volo del merlo acquaiolo, piccolo volatile che caccia tra le rapide del torrente con estrema agilità.
Sotto il pelo dell’acqua, è la trota fario a nuotare indisturbata nelle pozze cristalline che assumono riflessi smeraldo durante le giornate limpide. La biodiversità, quindi, trasforma l’area in un laboratorio naturale protetto, fondamentale per la conservazione di specie minacciate dall’urbanizzazione della vicina Chiasso.
Consigli pratici per la visita nel Mendrisiotto
Raggiungere il parco risulta semplice in quanto si può utilizzare la stazione ferroviaria di Balerna o quella di Castel San Pietro. Sono necessarie calzature dotate di suola scolpita in quanto garantiscono stabilità sui tratti resi scivolosi dall’umidità costante.
Foto: Bild-Sprache – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
I percorsi si snodano per diversi chilometri con dislivelli moderati, per questo l’escursione risulta adatta a persone con un minimo di allenamento fisico ma anche a famiglie. A disposizione dei visitatori ci sono pure pannelli informativi dettagliati che descrivono le ere geologiche che si incontrano durante il tragitto, arricchendo il bagaglio culturale dei visitatori.
Foto di copertina: Patrik Tschudin – Flickr, CC BY 2.0, via Wikimedia
Leggi Anche
- Questa città della Svizzera custodisce segreti millenari: benvenuti a Coira
- Sulle tracce di Heidi: perché Maienfeld è il trekking letterario più affascinante della Svizzera
- In Svizzera c’è un sorprendente trekking del Whisky, nell’Appenzello
©RIPRODUZIONE RISERVATA








