Diario di viaggio: una settimana sulla Via Francigena

All’annuncio le facce dei colleghi di ufficio sono perplesse, quelle degli amici ancora di più, immaginando un’esperienza da pellegrino asceta che abbandona i suoi abiti e parte. Al contrario, quella che sto per descrivere è una bellissima e realizzabile fuga dalla realtà, usando semplicemente le nostre gambe. La Via Francigena è pronta da circa mille anni ad accogliere pellegrini che da Canterbury a Roma si mettono in cammino su oltre 1600 km di sentieri e strade. Percorrerla tutta è un esperienza lunga e complessa, mentre mettersi in cammino su un tratto di qualche centinaio di km permette di assaporare un antico e nello stesso tempo nuovo modo di muoversi.

Io ho camminato in Toscana, da Pontremoli a Gambassi Terme, dalla Lunigiana verso le colline senesi, per un totale di 170 km divisi in sette tappe. Non ero solo ma insieme ad altri colleghi giornalisti radiofonici (in foto con me è Barbara Urizzi di Radio Capodistria) di diverse emittenti radio europee (Slovenia, Serbia e Bulgaria), per raccontare a più voci quella che è forse la prima strada di questo antico continente.

Dal punto di vista logistico la Francigena offre per ogni tappa diverse modalità di pernottamento: dall’ostello per pellegrini gestito dalla parrocchia o dal comune a diversi alberghetti economici che permettono di gestire il viaggio con budget minimo.

Le nostre giornate erano così divise: seria colazione alle 7 e poi verso le 8 si partiva tutti insieme per il cammino. Arrivati a destinazione, rapida doccia e poi montavamo uno studio mobile per trasmettere ognuno nella propria lingua; io raccontavo il cammino per RadioRai in onda su Radio1 e sulla Webradio Wr6.

Le tappe hanno una durata variabile tra i 20 e i 30 km, che significa dalle 5 alle 7 ore di cammino per raggiungere la meta successiva. Si cammina ovunque: dai bellissimi sentieri nei boschi della Lunigiana, nel nostro caso, alle piccole strade provinciali toscane, fino ad alcuni tratti della trafficata statale Romea, chiamata ancora così proprio perché era quella che portava fino a Roma.

Dopo qualche giorno di cammino si esce dalla via “normale” e si entra nella vera modalità del pellegrino. L’unico argomento di conversazione sono la tappa quotidiana e quella successiva, gli occhi cercano ovunque i segni del sentiero (bianco e rossi come quelli del CAI) e si cerca il contatto continuo con altri pellegrini in cammino. Noi abbiamo incontrato giapponesi, tedeschi, una coppia di San Francisco, molti francesi anche in bici e spagnoli. Rari gli italiani, noi a Roma ci andiamo in Frecciarossa, forse.

Dal punto di vista tecnico quello che serve per un’esperienza simile sono scarpe buone, molto buone, che devono essere già testate perché, dopo aver percorso 45 km in due giorni, ti accorgi di quanto possono aiutarti o essere la tua croce. L’abbigliamento deve essere leggero e tecnico e ci si veste a cipolla, in quanto la giornata è lunga e bisogna essere pronti anche a camminare sotto il diluvio.

Quando dopo sette giorni il contachilometri segna 170 km inizi a pensare che potresti anche non fermarti, ma continuare tappa per tappa verso Roma. Purtroppo bisogna tornare alla realtà; sul treno che mi riporta a Roma già progetto il prossimo cammino, forse la Via degli Dei, cinque giorni a piedi da Bologna a Firenze.

L’esperienza imparata è che l’andare pellegrino, a piedi sulle antiche vie, è il miglior modo per vivere e conoscere il territorio. Si scopre ogni differenza, ci si perde e ci si ritrova sulla strada con lo stupore di poter percorrere così tanti chilometri solo con i nostri piedi. Per iniziare l’avventura si parte da qui: www.viefrancigene.org o si compra l’ottima Guida alla Via Francigena dell’editore Terre di Mezzo.

Qui ci sono i racconti radiofonici miei e dei miei compagni di viaggio laviafrancigena2014.blog.rai.it

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