C’è un Paese che fino a qualche anno fa non compariva nelle mappe mentali di chi pianifica un viaggio in bicicletta nel Mediterraneo, e che oggi si candida a diventarne uno dei protagonisti. È la Turchia, che sta costruendo — pezzo dopo pezzo — una rete di itinerari cicloturistici capace di mettere insieme due ingredienti che raramente si trovano nello stesso posto: una costa lunghissima e spettacolare, e una densità di siti archeologici che in Europa ha pochi eguali.
Il segnale più concreto di questa crescita ha un nome preciso: EuroVelo 8.
EuroVelo 8: la Turchia entra nella rete cicloturistica europea
EuroVelo 8, conosciuta come la Mediterranean Route, è una delle dorsali cicloturistiche più lunghe d’Europa: oltre 7.500 km che da Cadice, in Spagna, attraversano dodici Paesi fino a raggiungere Cipro. Nel 2019, su proposta del Comune Metropolitano di Izmir, la European Cyclists’ Federation ha ufficialmente esteso il tracciato fino alla Turchia, inserendo un tratto di circa 500 km che si sviluppa interamente nella provincia di Izmir.
Non è un dettaglio burocratico: l’inserimento nella rete EuroVelo significa che il percorso turco ha superato gli standard di certificazione europei (la European Certification Standard, ECS) su parametri come qualità del fondo, livello di traffico motorizzato, segnaletica e accesso ai servizi. In pratica, è un tratto che un cicloturista europeo può affrontare con le stesse aspettative di qualità di un tratto francese o spagnolo della stessa rete.

Il percorso attraversa 17 distretti della provincia di Izmir e collega idealmente due delle città antiche più importanti del Mediterraneo: Pergamo, a nord, sito UNESCO che fu uno dei centri culturali più influenti del mondo ellenistico, ed Efeso, a sud, una delle città romane meglio conservate al mondo. Lungo il tragitto si attraversano altri 15 siti archeologici minori, tra cui Smirne, Klazomenai, Teos e Colofone — il tracciato è stato disegnato proprio seguendo la geografia degli insediamenti antichi della costa ionica.
Per chi arriva dal mare, il percorso ha due porte d’accesso dirette: i traghetti da Lesbo a Dikili, a nord, e da Chios a Çeşme, a ovest — un dettaglio utile per chi vuole combinare il viaggio in bici con un salto dalle isole greche dell’Egeo.
Quanto tempo serve e per chi è adatto
L’intero tratto turco di EuroVelo 8 richiede mediamente 4-7 giorni di pedalata, a seconda dell’allenamento e della voglia di fermarsi lungo il percorso — ed è proprio questa la sua caratteristica più interessante. Il tracciato alterna strade a basso traffico, piste ciclabili dedicate e tratti sterrati ben compattati, ed è stato pensato per un cicloturista medio, non necessariamente sportivo. È uno dei motivi per cui, secondo gli stessi dati di GoTürkiye, il pubblico del cicloturismo nel Paese si sta allargando rapidamente: non più solo sportivi esperti, ma anche viaggiatori leisure, famiglie e un crescente numero di cicloturisti senior, complice anche la diffusione delle e-bike.
Su Komoot, una delle piattaforme di riferimento per chi pianifica viaggi in bici, i percorsi ciclabili in Turchia hanno già raccolto oltre 1.100 recensioni con una media di 4,5 stelle, ed sono stati esplorati da più di 12.000 utenti — segnali di una destinazione che si sta consolidando rapidamente nella community internazionale degli sportivi outdoor.
Gli itinerari più rappresentativi, da nord a sud
Çeşme – Selçuk (provincia di Izmir)
È il tratto più associato a EuroVelo 8 nel suo segmento certificato, e probabilmente il più fotografato. Si parte da Çeşme, cittadina balneare affacciata sull’Egeo e porto di arrivo dei traghetti da Chios, per attraversare Alaçatı — borgo noto a livello internazionale per il windsurf e per i suoi mulini a vento in pietra — Urla, terra di vigneti e ulivi, e Seferihisar, la prima città “Cittaslow” della Turchia. Il tratto si chiude a Selçuk, ai piedi del sito UNESCO di Efeso.
Aydın – Marmaris
Più a sud, il percorso cambia carattere: si alternano scorci sul mare e tratti immersi nei boschi mediterranei di pino. È un tratto meno turistico rispetto al precedente, frequentato soprattutto da cicloturisti che cercano un contatto più diretto con il paesaggio naturale prima di raggiungere la costa sud-occidentale.

Marmaris – Fethiye
Uno dei tratti più suggestivi dal punto di vista paesaggistico: il percorso costeggia il Golfo di Gökova, tra colline ondulate, uliveti e baie isolate ancora poco frequentate dal turismo di massa. Lungo il tragitto si toccano Köyceğiz, affacciata sull’omonimo lago, e Göcek, piccola località con una marina molto frequentata da chi naviga nell’Egeo. Da non perdere una deviazione verso Kaunos, antica città licia il cui porto, un tempo direttamente sul mare, oggi si trova a circa 8 km dalla costa per via dell’avanzamento del delta del fiume Dalyan — qui si trovano anche le celebri tombe rupestri scavate nella roccia.
Verso la Riviera turca: Patara, Kaş, Demre, Kemer
L’ultimo grande tratto prosegue verso sud-est lungo quella che viene chiamata la Riviera turca, ai piedi dei Monti Taurus. Patara conserva una delle spiagge sabbiose più lunghe del Mediterraneo oltre a un importante sito archeologico licio; Kaş è un borgo costiero molto amato dai sub e dai cicloturisti per l’atmosfera ancora autentica; Demre custodisce i resti dell’antica Myra e la basilica di San Nicola; Kemer chiude il tratto, già nell’orbita di Antalya, con i Taurus che scendono quasi a picco sul mare.
LEGGI ANCHE
L’incredibile Laguna Blu tra mare e montagne sulla Costa Turchese della Turchia
Una destinazione che investe per restare sulla mappa
Il cicloturismo turco non si ferma alla rete EuroVelo. Parallelamente, cresce l’offerta di servizi pensati specificamente per chi viaggia in bici: depositi custoditi, assistenza tecnica, trasferimento bagagli, supporto logistico lungo i percorsi. Il Ministero della Cultura e del Turismo turco ha anche introdotto un Bicycle Friendly Accommodation Facilities Certificate, una certificazione dedicata alle strutture ricettive che offrono servizi specifici per i cicloturisti — un segnale che la crescita del settore non è solo nei numeri di chi lo racconta, ma anche nelle infrastrutture che lo sostengono concretamente.
©RIPRODUZIONE RISERVATA




