Calà del Sasso: 4.444 motivi per maledire (e amare) la scalinata più lunga d’Italia

Un'ascesa verticale tra storia medievale e natura selvaggia: sfidare i proprio limiti sui 4.444 gradini che collegano Valstagna all'Altopiano di Asiago, lungo l'antica via dei boscaioli veneziani

Calà del Sasso, Veneto

Vi siete mai chiesti quale sia la scalinata più lunga d’Italia e perché qualcuno abbia deciso di incastrare 4.444 gradini di pietra nel fianco di una montagna? La risposta si trova a Valstagna, affascinante località del Veneto in cui la Calà del Sasso si arrampica verso l’Altopiano di Asiago. Parliamo di un’opera di ingegneria medievale che sfida le ginocchia e che racconta un’epoca in cui il legno delle montagne era l’oro di Venezia.

Sette secoli fa, infatti, boscaioli e contrabbandieri usavano questo nastro di pietra per trasportare i tronchi fino al fiume Brenta, dando vita a quella che oggi è diventata una delle ascese più iconiche e brutali del Paese.

L’impatto con la pietra: i primi 1000 gradini

Si parte da Valstagna, località Lebo (221 m), e l’inizio è già di per sé un avvertimento: la scalinata si mostra subito con una pendenza costante e una carreggiata di 2 metri. La sua caratteristica principale è la canaletta laterale scavata nella roccia, che serviva a governare la discesa dei tronchi. Il fondo è in selciato di calcare grigio, vale a dire che è una superficie che non perdona. Anche con il sole, infatti, l’umidità che risale dal Brenta la rende costantemente viscida.

In questa prima fase il trucco è ignorare il conteggio mentale dei passi e trovare un respiro ritmico, perché la gola della montagna tende a chiudersi togliendo ogni riferimento visivo.

Il cuore del bosco e il tunnel dei ricordi

A metà salita, il bosco si fa più fitto e la Calà diventa una trincea. In sostanza, si è totalmente immersi in un tunnel verde in cui l’unica colonna sonora è il rumore degli scarponi sulla pietra. Passo dopo passo (o meglio, scalino dopo scalino) si incontrano piccoli capitelli e nicchie che un tempo offrivano l’unico conforto ai boscaioli e ai contrabbandieri che usavano questa via di notte.

Calà del Sasso, la scalinata più lunga Italia

Foto: Giovanni.mello – Opera propria, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia

La pendenza in questo tratto centrale è spietata perché non ci sono tornanti a “Z” (sono però presenti ampie curve e gomiti) e la Calà tira dritta verso l’alto seguendo la logica della gravità dei tronchi piuttosto che quella del comfort umano. È il punto in cui le gambe iniziano a tremare e la tentazione di tornare indietro si fa forte. Nonostante questo, il consiglio è di resistere.

L’uscita a Sasso di Asiago: la luce dopo la fatica

Superati i 3000 gradini, l’architettura della scalinata sembra quasi farsi più stanca, con i sassi che si fanno meno regolari e la vegetazione che inizia a diradarsi lasciando spazio ai pascoli dell’Altopiano. Lo sbocco finale a Sasso di Asiago (965 m) è una liberazione sensoriale: si esce dall’ombra umida del canale di pietra e ci si ritrova in un borgo montano fatto di silenzio e luce.

La sensazione di aver superato un dislivello di 750 metri su una scala infinita dà una soddisfazione che pochi altri trekking possono offrire. Da queste parti, davanti alla chiesa, il rito è d’obbligo: riprendere fiato e guardare verso il basso, dove la foresta ha inghiottito la strada che è stata appena domata.

Sasso di Asiago, Veneto

Foto:Syrio – Opera propria, CC BY-SA 4.0, Via Wikimedia

Logistica e consigli per non farsi male

Vi consigliamo di lasciare l’auto a Valstagna lungo il fiume. Il sentiero inizia ufficialmente in via Calà. Inoltre, è meglio evitare i giorni post-pioggia perché la pietra diventa una lastra di ghiaccio anche in estate.

È bene anche sapere che scendere per i 4.444 gradini è il modo più veloce per distruggersi le ginocchia. La strategia corretta è fare l’anello: da Sasso occorre prendere il sentiero CAI 780. È una discesa molto più dolce che si ricongiunge alla celebre Via del Tabacco e riporta a valle godendo finalmente di un panorama aperto sulla Val Brenta.

Sono fondamentali gli scarponi con suola scolpita (Vibram o simili) e i bastoncini, ma anche due litri d’acqua perché lungo la scalinata non ci sono punti di rifornimento (l’umidità, tra le altre cose, fa sudare molto più del previsto).

Foto di Copertina: fabryr – La calà del sasso, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia

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