Quando si pensa ai calanchi italiani, vengono in mente le crete senesi, le Badlands lucane o l’Appennino tosco-emiliano. Non di solito la Lombardia. Eppure a pochi chilometri da Varzi, nella Val Staffora, un’erosione millenaria ha prodotto uno dei paesaggi argillosi più compatti del nord Italia: guglie affilate, versanti scoscesi color ocra e grigio, creste strette che d’autunno si stagliano contro le faggete del circondario.
I Calanchi di Nivione sono poco conosciuti anche da chi vive in provincia di Pavia.
Questo non è necessariamente un problema.
Val Staffora e l’Oltrepò che nessuno conosce
Varzi è un borgo medievale di circa tremila abitanti lungo la Via del Sale, la mulattiera storica che collegava la costa ligure alla Pianura Padana portando sale, spezie e merci tra Genova e le città padane. I Malaspina la controllarono per secoli: Federico Barbarossa assegnò loro il feudo nel 1164, e il marchesato di Varzi durò fino all’arrivo di Napoleone. Il borgo conserva i portici del Quattrocento lungo la Via del Mercato e una torre, la Torre delle Streghe, legata a un processo per stregoneria del 1460.
I Calanchi di Nivione si trovano tra la Valle Staffora e la Valle Curone, a cavallo di due bacini idrografici. Siamo nell’Appennino Ligure-Piemontese al confine tra Lombardia e Liguria, a circa 490 metri di quota.
La geologia: la pioggia sull’argilla per milioni di anni
I calanchi sono il risultato di un processo erosivo specifico: acqua piovana che scorre su rocce argillose impermeabili, incidendo solchi profondi e creando creste affilate. Il fenomeno richiede argille particolari, di origine marina, depositate in sedimenti marini e poi sollevate dai movimenti tettonici dell’Appennino.
L’Oltrepò Pavese è uno dei territori della Lombardia con la più alta densità di calanchi: ricercatori dell’Università di Pavia e di altri atenei hanno identificato e mappato sistematicamente queste formazioni nell’area, studiando i ritmi di erosione e la loro risposta alle precipitazioni stagionali. I calanchi di Nivione rappresentano uno dei complessi meglio sviluppati della zona: brevi in altezza, ma compatti nella distribuzione, con un impatto visivo immediato.
Il Castello di Nivione: i Malaspina e la fine del 1368
Nel bosco sopra la borgata di Nivione, quasi nascosto dalla vegetazione, c’è quello che resta del Castello di Nivione, costruito dai Malaspina tra il XII e il XIII secolo. La data più antica associata alla struttura è il 1164, in coincidenza con la concessione del feudo imperiale. Il castello aveva una pianta irregolare, un’unica grande sala e una hall sotterranea coperta da una volta a botte.
Nel 1368 le truppe di Voghera lo distrussero. Non fu mai ricostruito. Oggi è una rovina abbandonata nel bosco, catalogata dalla Regione Lombardia con un grado di rischio elevato per il cedimento strutturale della volta e l’umidità delle pareti. Raggiungerla richiede un breve fuori percorso dal sentiero principale.
Il percorso ad anello
Il punto di partenza è il ponte sullo Staffora, appena fuori da Varzi. Da qui il percorso più diffuso è l’anello lungo di circa 13 km con 380 metri di dislivello positivo e una durata indicativa di 3 ore e 45 minuti; chi preferisce una versione più contenuta trova varianti tra gli 8 e i 9 km con dislivello tra i 170 e i 370 metri, percorribili in circa 2-3 ore. La difficoltà è classificata media (E), con un tratto su cresta che richiede attenzione e buona stabilità.
L’itinerario sale verso la Valle di Nivione, raggiunge un valico e prosegue su sterrato panoramico. Scende poi verso Castagnola, risale attraverso il bosco fino al crinale con vista sulla Val Staffora, attraversa i calanchi, passa per la borgata di Nivione e il castello, e rientra su Varzi per strada asfaltata.
Il terreno argilloso diventa scivoloso con la pioggia. Scarpe da trekking con buona suola sono necessarie; le sneaker fanno rimpianti.
Cosa si mangia: Varzi DOP e vino
Il salame di Varzi era già noto nel XVI secolo. Oggi è DOP e si trova in tre versioni che corrispondono a tre stadi di stagionatura e pezzatura: il salametto (piccolo, consumo veloce), la filzetta (intermedia), il crespone (grande, stagionatura lunga). Si mangia tradizionalmente con la micca, il pane locale a pasta compatta. I salumifici artigianali di Varzi permettono acquisti diretti.
I vini sono quelli dell’Oltrepò Pavese DOC: Bonarda, frizzante e tannico, è il rosso più diffuso; il Pinot Nero dell’Oltrepò ha una storia lunga e qualità riconosciuta a livello internazionale; il Buttafuoco è il più robusto. In autunno, la Sagra della Castagna si tiene a Pietragavina, piccola frazione tra i boschi a pochi chilometri da Varzi.
I ristoranti del centro storico propongono anche ravioli di brasato e agnolotti fatti a mano, tipici della cucina contadina della pianura padana riletta in chiave appenninica.
Info pratiche
Calanchi di Nivione — partenza da Varzi (PV), Lombardia
Come arrivare: In auto da Milano circa 1h40 via A7 e SS461. Da Pavia circa 1h10. Non ci sono collegamenti diretti in treno: la stazione più vicina è Voghera (35 km), da cui si prosegue in auto o bus locale.
Periodo migliore: primavera (aprile-maggio) e autunno (ottobre-novembre) per i colori e le temperature. Estate è possibile ma caldo. Evitare con terreno bagnato se non si ha esperienza.
Mappe: disponibili su Komoot e Wikiloc con tracce GPS (ricerca: “anello calanchi Nivione”).
Info locali: Comune di Varzi, tel. +39 0383 545011.
Foto https://catalogo.beniculturali.it/, https://www.visitpavia.com/
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