Sopra il borgo di Cesi, dove il Monte Eolo si fa più scosceso, la montagna custodisce qualcosa che precede di secoli i Romani.
Sant’Erasmo è un sito fortificato preromano — tra i meglio conservati dell’intera Umbria — fatto di blocchi di pietra incastrati tra loro senza calce, sollevati e posizionati con una precisione che, ancora oggi, lascia interdetti gli archeologi.
Le mura: 400 metri, sette metri quadrati, nessuna malta
I primi Umbri realizzarono qui un sistema difensivo straordinario, costruito per proteggere un’area di circa 7.000 metri quadrati.
Le mura ciclopiche si estendono per circa 400 metri, e in alcuni punti raggiungono e superano i dieci metri di altezza.
Tecnicamente si parla di mura poligonali: grandi blocchi calcarei lavorati fino a ottenere forme poligonali, incastrati a secco l’uno nell’altro, con cunei che riempiono i pochi spazi vuoti — la stessa tecnica costruttiva delle celebri fortificazioni micenee, da cui deriva il nome popolare di “mura ciclopiche”, per la convinzione dei Greci antichi che solo i mitici Ciclopi avessero la forza di muovere massi simili.
Lungo la cinta muraria si alternano tecniche costruttive raffinate a tratti più rapidi e corsivi, segno che la costruzione richiese probabilmente più squadre di lavoro o più fasi nel tempo.
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Due ingressi, due strategie defensive
Lungo la cinta muraria si distinguono due ingressi principali.
Quello settentrionale, il più monumentale, era accessibile attraverso una doppia porta protetta da un antemurale in opera poligonale — con curve strette progettate per impedire l’uso degli arieti, un dettaglio che da solo racconta quanto fosse studiata la difesa di questo luogo.
L’altro ingresso, rivolto verso la valle ternana, era a porta singola, probabilmente precedute da una serie di rampe tortuose scavate direttamente nella roccia — un percorso che, in caso di assedio, avrebbe reso ogni avanzata complicata e prevedibile per chi difendeva dall’alto.
Clusiolum: la città scomparsa degli Umbri
Sullo sperone roccioso al centro del sito si ergeva un tempio, e sopra di esso, secoli dopo, fu costruita la chiesa romanica di Sant’Erasmo — dove un tempo si trovava anche la rocca medievale di Cesi.
I resti di un arcaico centro abitato risalgono al VI-V secolo a.C., e secondo alcune fonti questo sito corrisponderebbe a Clusiolum, una delle città scomparse degli Umbri ricordata da Plinio il Vecchio.
Tito Livio, nelle sue Storie, racconta che l’ultima resistenza dei guerrieri umbri contro Roma — dopo la sconfitta nella celebre battaglia di Sentino — si concentrò proprio nelle grotte di Cesi.
Reperti archeologici rinvenuti su questa montagna — dalle necropoli alle mura ciclopiche, fino ai due templi sulla vicina cima del Monte Torre Maggiore — dimostrano che Cesi fu uno dei centri insediativi più potenti dell’Umbria meridionale prima della romanizzazione.
Fortezza o santuario? La domanda senza risposta
Le funzioni di Sant’Erasmo restano avvolte nel mistero, complice la mancanza di scavi archeologici sistematici sul sito.
Potrebbe essere stata una cittadella difensiva, un avamposto fortificato a guardia della conca ternana sottostante.
Oppure un grande santuario, dedicato al culto degli antichi Umbri — ipotesi rafforzata dal ritrovamento, lungo la “Strada della Pittura” che porta al sito, di un terrazzamento romano di età repubblicana su cui, a circa quattro metri da terra, è scolpito in altorilievo un simbolo di fertilità con funzione apotropaica — destinato, secondo l’interpretazione corrente, ad allontanare il male
Nel rosone della chiesa di Sant’Erasmo è inoltre presente il simbolo del “Centro Sacro”, lo stesso motivo decorativo che si ritrova nei rosoni di alcune chiese di Alatri, nel Lazio — un dettaglio che alimenta i parallelismi tra i siti megalitici dell’Italia centrale, anch’essi avvolti da domande archeologiche ancora aperte.
Nel XII secolo Cesi si ampliò verso l’alto con una nuova cinta muraria che raggiunse la sella del Monte Eolo, a 880 metri di quota, dove si trova un enorme cassero poligonale trapezoidale di circa 4.000 metri quadrati.
La continuità tra le fortificazioni preromane e quelle medievali racconta come questo sperone di roccia non abbia mai smesso, per millenni, di rappresentare un punto strategico per chi controllava la conca ternana.
Come arrivare e cosa vedere insieme
Sant’Erasmo si raggiunge da Cesi, frazione del comune di Terni, con un sentiero che sale tra i boschi dei Monti Martani.
Il sito si visita liberamente, e la salita, oltre al valore archeologico, regala uno dei panorami più ampi sulla conca ternana.
Per chi visita Sant’Erasmo, ha senso completare la giornata con le altre testimonianze umbre della zona: il santuario sul Monte Torre Maggiore, poco distante, e il borgo di Cesi stesso, con la sua leggenda del dio Eolo e l’eremo francescano della Romita.
Il pezzo completo su Cesi racconta l’intero territorio, da Carsulae alla Cascata delle Marmore.
Info pratiche
Dove: Sant’Erasmo, sopra il borgo di Cesi, Monte Eolo, comune di Terni, Umbria
Quota: circa 790 metri s.l.m.
Come arrivare: da Cesi, sentiero escursionistico nei boschi dei Monti Martani
Estensione del sito: circa 7.000 m² racchiusi da 400 metri di mura ciclopiche
Altezza mura: fino a oltre 10 metri in alcuni tratti
Ingresso: libero, sito archeologico all’aperto
Reperti: visibili al Museo Archeologico di Terni
Periodo consigliato: primavera e autunno per la salita; estate per il fresco del Monte Eolo
Da abbinare: Monte Torre Maggiore, borgo di Cesi, Carsulae
Foto Umbria Turismo
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