Una residenza che ha cambiato faccia sette volte
Il nucleo originario del Castello di Agliè risale al XII secolo, quando apparteneva alla famiglia comitale dei San Martino. Per i successivi quattro secoli rimase un forte con fossato e muraglia difensiva — niente di particolarmente diverso da molti altri castelli medievali piemontesi.
La svolta arriva nel 1646, quando il conte Filippo San Martino d’Agliè — intellettuale, poeta e figura di punta della corte sabauda — affida all’architetto Amedeo di Castellamonte la trasformazione in residenza di rappresentanza. Nascono le gallerie, la cappella, la facciata sul giardino. Il castello smette di essere un forte e comincia a essere una dimora.
Nel 1764 i conti San Martino cedono la proprietà ai Savoia: Carlo Emanuele III la destina al figlio Benedetto Maria Maurizio, Duca del Chiablese, e affida i lavori all’architetto Ignazio Birago di Borgaro, che integra il complesso con il borgo di Agliè e ricava nuovi appartamenti.
Poi arriva Napoleone. Durante l’occupazione francese il castello viene spogliato degli arredi più preziosi e riconvertito in ricovero di mendicità. Il parco viene lottizzato e venduto a privati. Nel 1823 la residenza torna ai Savoia: Carlo Felice avvia un restauro completo affidato all’architetto Michele Borda di Saluzzo, che costruisce anche il teatrino interno. È in questa fase che il castello assume l’aspetto che si vede oggi.
Un altro castello del PIemonte da vedere assolutamente è quello di Racconigi.
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Maria Cristina di Borbone: la regina che scavava
Il personaggio che più ha plasmato l’identità di Agliè è Maria Cristina di Borbone-Due Sicilie, moglie di Carlo Felice e regina di Sardegna. Usava il castello come residenza estiva prediletta, e non si limitò ad arredarlo: fu una collezionista seria, con una passione autentica per l’archeologia classica.
Aveva condotto personalmente scavi nelle sue proprietà nel Lazio, in particolare nell’area dell’antica Tuscolo presso Frascati. I reperti recuperati finirono ad Agliè, dove occupano ancora oggi la Sala Tuscolana — uno degli ambienti più insoliti del castello, con sculture e manufatti romani inseriti in un contesto residenziale ottocentesco.
Tra il 1845 e il 1847 commissionò anche i 72 ritratti dei Cavalieri dell’Ordine della Santissima Annunziata che rivestono la Galleria delle Tribune: opere per la maggior parte del pittore astigiano Michelangelo Pittatore, allineate come un registro visivo dell’élite sabauda dell’epoca.
A questa storia è dedicato l’appuntamento in programma venerdì 8 maggio alle ore 16.30: una visita guidata con Elisa Lanza, archeologa responsabile delle collezioni del castello, che attraversa ambienti interni ed esterni per raccontare il significato dell’antico nella costruzione dell’identità della residenza. L’incontro fa parte del ciclo Dietro le quinte. La quotidianità di chi si prende cura del Castello — un programma che mette al centro le professionalità del museo, dalla direttrice ai conservatori. Le visite sono incluse nel biglietto d’ingresso, ma la prenotazione è obbligatoria.
Cosa si vede, e cosa ci sorprende
Il percorso di visita si snoda tra ambienti che coprono sette secoli di gusto e committenza diversi. Il Salone d’Onore ha affreschi seicenteschi di Giovanni Paolo Recchi che celebrano le gesta di Arduino d’Ivrea. Il Salone da Ballo è neoclassico, con specchi e stucchi delicati. Il Salone di Caccia conserva due tele del 1816 con i ritratti di Carlo Felice e Maria Cristina.
Il teatrino ligneo — circa quaranta posti, accessibile dalla Sala Verde attraverso una scala nascosta — testimonia la passione della corte per la musica e lo spettacolo privato. La Sala Tuscolana raccoglie i reperti degli scavi laziali della regina. E poi c’è la sezione orientale, meno nota: armature da samurai, kakemono giapponesi e oggetti etnografici raccolti dal duca Tomaso di Savoia durante un viaggio diplomatico in Asia. Un salto tematico che disorienterebbe, se non fosse tutto perfettamente documentato.
Durante la Seconda Guerra Mondiale il castello fu scelto come deposito sicuro per i tesori del Museo Egizio di Torino: un dettaglio che dice qualcosa sulla considerazione di cui godeva tra chi doveva proteggere il patrimonio nazionale.
Il parco — 320.000 metri quadrati tra giardino all’italiana, giardino romantico all’inglese, laghetto e serre — fu ridisegnato tra il 1838 e il 1840 dal paesaggista tedesco Xavier Kurten, che introdusse il lago circolare e il giardino romantico in sostituzione dell’impianto geometrico seicentesco.
La Fontana dei Fiumi, con le sculture dei fratelli Collino che rappresentano la Dora Baltea e il Po, è uno dei pezzi scenografici più riusciti dell’intero complesso.
Ci passa anche la Via dei Re, il percorso nelle residenze sabaude.
Elisa di Rivombrosa e il resto
Nel 2004 il castello diventa il set della fiction Mediaset Elisa di Rivombrosa — storia d’amore in costume ambientata in una dimora aristocratica piemontese. Il successo della serie portò un’ondata di visitatori ad Agliè che durò anni. Più recentemente il castello è comparso in La legge di Lidia Poët e in La bella e la bestia.
Il rischio, con i set televisivi, è che la location finisca per oscurare la storia reale. Ad Agliè succede il contrario: il castello è abbastanza ricco da reggere il confronto con qualsiasi finzione.
Info pratiche
Dove si trova Piazza Castello 1, Agliè (TO) — Canavese, provincia di Torino
Orari Venerdì-domenica: 9.00-12.00 e 14.00-19.00 (ultimo ingresso ore 18.00). Lunedì-giovedì chiuso
Come arrivare In auto: autostrada A5, uscita San Giorgio Canavese, poi SP53 e SP52 — da Torino circa 40 minuti; da Milano circa 90 minuti via A4-A5. In treno: stazione di Rivarolo Canavese, poi bus linea 145 (20 min) o taxi (10 min)
Biglietti Castello €8,00 — Giardino €3,00 — Parco+Giardino €5,00 — Ridotto €2,00 (18-25 anni). Gratuito per under 18, docenti, titolari Abbonamento Musei, Torino+Piemonte Card, giornalisti con tessera professionale e persone con disabilità. Prenotazione consigliata tramite app Musei Italiani Visite guidate Dietro le quinte — prossimi appuntamenti su prenotazione: drm-pie.aglie@cultura.gov.it — tel. 0124.330102
Foto Canva, Castello di Agliè
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