Lungo la costa sud-occidentale della Sicilia, dove il Mar Mediterraneo lambisce le scogliere di una città famosa per le terme e le ceramiche, è nascosto un podere agricolo trasformato in un labirinto di volti. Ci troviamo a pochi chilometri dal centro abitato di Sciacca, in un territorio che alterna la macchia mediterranea a distese di ulivi secolari. Molti viaggiatori percorrono queste strade per raggiungere la Valle dei Templi, ignorando che a breve distanza sussiste un universo parallelo scolpito direttamente nella roccia calcarea: il Castello Incantato di Sciacca.
Parliamo di un patrimonio artistico che differisce dai classici monumenti barocchi o templi dorici dell’isola. Si tratta, infatti, di un museo a cielo aperto nato dal bisogno di dare forma a un isolamento interiore, un luogo che richiede uno sguardo attento per essere compreso appieno.
Una vita spezzata tra oceano e roccia: breve storia del Castello Incantato di Sciacca
Filippo Bentivegna nacque in questo lembo di terra nel 1888, figlio di un pescatore e di una casalinga. Il giovane scelse la via dell’emigrazione nel 1912, sperando in una fortuna che il Nuovo Mondo raramente concedeva agli analfabeti. Boston e New York videro Filippo faticare come manovale ferroviario fino al momento in cui un evento drammatico mutò il corso della sua esistenza. Una leggenda narra di un amore conteso per una donna dagli occhi scuri, culminato in una brutale aggressione che causò all’uomo un trauma cranico gravissimo.
Foto: By magalibobois from ITALIA – Sciacca: Castello incantato – le sculture tra i fichidindiaUploaded by Markos90, CC BY 2.0, via Wikimedia
Amnesia e paranoie presero il posto dei ricordi, rendendolo inabile al lavoro. Rimpatriato nel 1919, l’artista si ritrovò bollato come disertore e successivamente dichiarato pazzo da una commissione psichiatrica. Fu proprio questa condizione di isolamento sociale a spingerlo verso l’acquisto di un terreno agricolo isolato, dove avrebbe trascorso quasi cinquant’anni a costruire un universo parallelo.
Migliaia di sudditi nel giardino dell’Art Brut
L’opera visibile oggi fuori dal centro abitato rappresenta uno degli esempi più fulgidi di Outsider Art a livello internazionale. Filippo Bentivegna passò i suoi giorni a scolpire migliaia di teste direttamente nella roccia o su tronchi d’ulivo, creando un esercito silenzioso di figure umane. Tali volti, spesso ammassati l’uno sopra l’altro, formano un complesso visivo che guarda verso il mare. Il creatore chiamava se stesso Sua Eccellenza e considerava quelle pietre come veri sudditi del suo dominio personale.
Foto: By magalibobois from ITALIA – Sciacca : Castello incantato -uomini-Uploaded by Markos90, CC BY 2.0, via Wikimedia
Le sculture possiedono tratti quasi primitivi che colpiscono per la forza espressiva malgrado la mancanza di studi accademici dell’autore. Jean Dubuffet, teorico dell’Art Brut, riconobbe il valore immenso di questa produzione attraverso i suoi collaboratori negli anni ’60. Attualmente, alcune di queste creazioni sono esposte permanentemente presso il Museo Art Brut di Losanna. I visitatori raggiungono il sito in 10 minuti d’auto dal cuore di Sciacca o tramite gli autobus delle linee 4 e 5 che partono da piazza Scandaliato con cadenza oraria dalle 9 di mattina.
Il richiamo sotterraneo della Grande Madre
L’unicità del Castello Incantato di Sciacca risiede nel profondo legame mistico che Bentivegna instaurò con il sottosuolo. Interrogato sulle ragioni di tale accanimento scultoreo, l’eremita affermava di scavare per trovare la Grande Madre, convinto che il seme dell’umanità risiedesse nelle viscere terrestri. Il soprannome di Filippo il Pazzo, affibbiatogli dai concittadini del tempo, svanisce di fronte alla maestosità di 3000 teste che popolano il declivio collinare.
Foto: By magalibobois from ITALIA – Sciacca; Castello incantato – le teste del Bentivegna-Uploaded by Markos90, CC BY 2.0, via Wikimedia
Entrare in questo spazio permette perciò di osservare il golfo siciliano attraverso gli occhi di chi scambiò la realtà con un regno di pietra. La gestione della cooperativa Agorà consente l’accesso quotidiano, con orari che variano dai mesi invernali (chiusura alle 17:00) a quelli estivi (apertura prolungata fino alle 20:00). Pagando un biglietto di circa 5 euro, si attraversa un’esperienza sensoriale che supera la semplice visita turistica, entrando in contatto con la psiche di un uomo che trasformò l’esilio in gloria eterna.
Foto di copertina: “muragliaditeste” di Giuseppe Boscarino, CC BY-NC-SA 2.0
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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