La parola Sardegna evoca spesso lunghe distese sabbiose che sembrano essere arrivate in Terra direttamente cadendo dal paradiso. Da un lato tutto ciò è certamente vero, ma dall’altro c’è molto di più: la regione storica dell’Anglona regala un panorama differente, fatto di rocce vulcaniche e fortificazioni antiche. Ne è un esempio il coloratissimo Castelsardo, borgo che sorge su uno sperone di trachite scura a picco sulle onde, ergendosi come sentinella naturale nel quadrante nord-occidentale dell’isola.
Le radici del centro abitato affondano probabilmente nell’antica Tibula di epoca romana, sebbene la fisionomia attuale risalga ufficialmente al 1102. Furono i nobili genovesi Doria a scegliere la sommità della collina per edificare la propria residenza, attorno alla quale si sviluppò il nucleo urbano protetto da 17 torri. Questo insediamento cambiò identità diverse volte, diventando Castillo Aragonés sotto gli spagnoli e assumendo il nome attuale soltanto nel 1767 con l’arrivo dei Savoia.
Il centro storico di Castelsardo
Percorrere i vicoli scoscesi del centro storico di Castelsardo, denominato Casteddu, permette di scoprire un’atmosfera rimasta quasi intatta nei secoli. Le abitazioni colorate si stringono lungo pendii ripidi in cui le anziane del posto lavorano ancora il fieno marino e il palmetto sedute fuori dall’uscio. Tale dedizione manuale trova la sua massima espressione nel MIM – Museo dell’Intreccio Mediterraneo, allestito proprio all’interno del castello dei Doria.
L’esposizione risulta la seconda più visitata della regione, attirando circa 80.000 persone l’anno curiose di ammirare cesti e manufatti di rara fattura. Dalle terrazze della struttura, nota pure come Castello Bellavista, lo sguardo raggiunge nelle giornate limpide le scogliere della Corsica e le bocche di Bonifacio.
Sotto i bastioni svetta la Cattedrale di Sant’Antonio Abate, completata nel 1586. L’edificio colpisce i passanti per la torre campanaria separata dal corpo centrale, sormontata da una cupola decorata con vivaci maioliche delle mille sfumature che brillano sotto la luce radente. All’interno si conserva il prezioso retablo del Maestro di Castelsardo, pittore anonimo del XV secolo il cui stile mescola influenze fiamminghe e iberiche.
Le cripte ospitano invece argenti, ex voto e oggetti liturgici di grande pregio. Poco distante ecco la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, priva di facciata monumentale ma custode del Cristo Nero, un crocifisso ligneo tra i più antichi della Sardegna (e protagonista assoluto dei riti pasquali).
I canti del Lunissanti e il gigante di pietra
Le tradizioni religiose rappresentano l’anima pulsante della comunità castellanese. Il Lunissanti, ovvero il lunedì successivo alla Domenica delle Palme, vede i fedeli impegnati in un lungo pellegrinaggio all’alba verso l’Abbazia di Nostra Signora di Tergu. Questa struttura dista 10 chilometri e rappresenta un gioiello del romanico-pisano, un tempo considerata la Montecassino sarda per la sua importanza monastica.
Al tramonto, il borgo viene illuminato esclusivamente da fiaccole manuali mentre i cori polifonici intonano canti arcaici tra le mura del Palazzo La Loggia. Oltre il perimetro abitato, la natura ha scolpito monumenti unici come la Roccia dell’Elefante, un enorme masso di trachite modellato dal vento a forma di pachiderma, che ospita antiche domus de janas preistoriche con rilievi a protome taurina.
Scogliere rosse e sapori del golfo
L’outdoor in questa zona regala scenari selvaggi perché pieni di pareti rocciose e calette nascoste dal verde della macchia mediterranea. La Marina di Castelsardo accoglie chi entra nel paese, ma la spiaggia di Lu Bagnu, a 2,5 chilometri dal centro, attira i bagnanti per il suo arenile color crema e i fondali cristallini punteggiati di scogli piatti. Gli appassionati di windsurf scelgono invece Punta La Capra per le evoluzioni tra le onde.
Non è di certo meno interessante la tavola locale, che anzi onora questa ricchezza marittima servendo aragoste, granseole e ricci freschi nei ristoranti affacciati sui bastioni. Cenare mentre il sole scompare dietro il profilo dell’Asinara conferma il fascino di uno dei borghi più belli d’Italia.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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