Senza ombra di dubbio, la Sardegna è una delle regioni italiane che sorprende di più. Famosissima per il mare, nel suo territorio nasconde elementi e luoghi di rara e importante bellezza, come il complesso dunale di Piscinas. Ci troviamo nella Costa Verde e, più precisamente, nei pressi di Arbus, un comune in cui la geologia ha creato un paradosso: un deserto costiero attivo che si estende per circa 5 chilometri quadrati.
E non è tutto, perché questo è un ammasso di sabbia quarzosa che non ha eguali in Europa per volume e dinamismo. Ecco ttuto ciò che occorre sapere per esplorare quello che, scientificamente, è un sistema dunale relitto ancora in movimento: le dune di Piscinas, il “Piccolo Sahara Italiano”.
È davvero un deserto? La verità scientifica
Fa molto strano pensare che in Italia ci sia un ambiente così, eppure spesso questo luogo viene etichettato come il “Sahara Italiano“. La domanda, quindi, sorge spontanea: esistere davvero un deserto in Sardegna?
Tecnicamente non si tratta di un deserto climatico (caratterizzato dall’assenza di piogge), ma di un ecosistema dunale attivo. Tuttavia, il paragone con il più vasto deserto caldo della Terra non si limita al marketing. Una volta entrati nel cuore del sistema, infatti, la vista del mare scompare dietro creste di sabbia dorata che raggiungono i 100 metri d’altezza (compreso il basamento roccioso su cui poggiano), creando un’illusione ottica e climatica totale.
Ciò vuol dire che le dune di Piscinas si comportano esattamente come un deserto vero e proprio: a differenza delle dune fossili, queste sono in perenne movimento. Il vento di Maestrale modella e sposta costantemente tonnellate di sabbia, impedendo alla vegetazione fitta di chiudere gli spazi.
Il risultato è un’area di circa 5 chilometri quadrati in cui il verde soccombe o si adatta, lasciando spazio a un mare dorato. Ma non è tutto, perché la particolarità che lo rende “deserto” nell’anima è l’isolamento. Una volta superata la prima linea di dune, il mare scompare e rimangono solo il riverbero del sole, le tracce del Cervo Sardo sulla sabbia e un orizzonte che sembra non finire mai.
I percorsi per esplorare le dune di Piscinas
Certamente Piscinas si presta anche solo per stendere il proprio asciugamano al sole, ma la verità è che per chi non si accontenta ci sono anche diverse sfide outdoor tra sabbia e archeologia industriale.
Il Sentiero del Cervo (dune e costa)
Partendo dalla foce del Rio Piscinas, ci si inoltra lungo il perimetro delle dune verso Sud in direzione di Scivu. È il tragitto migliore per l’avvistamento del Cervo Sardo all’alba. Si cammina sul bagnasciuga e sui sentieri di retroduna dove il ginepro secolare crea sculture naturali. La difficoltà è di tipo E (Escursionistico), mentre il tempo necessario è di 2 – 3 ore (A/R).
Trekking minerario: Ingurtosu – Piscinas
Grazie a questo percorso di circa 7 km (solo andata), il viandante può fare un tuffo nel passato seguendo la vecchia via del minerale. Si parte dal villaggio di Ingurtosu e si scende lungo la vallata, costeggiando i ruderi della miniera di Naracauli (dove svetta il suggestivo Pozzo Gal). Il sentiero si conclude nel punto in cui la valle si apre improvvisamente sul deserto di sabbia (difficoltà: E).
Consigli pratici per il viaggiatore
Per arrivare al cuore del deserto occorre percorrere circa 7 chilometri di strada sterrata partendo dal borgo di Ingurtosu. Lungo il tragitto si devono attraversare due guadi naturali: solitamente sono bassi e facilmente superabili, ma dopo le piogge invernali il fango e il livello dell’acqua possono mettere alla prova i mezzi non attrezzati.
Meglio puntare sulla primavera o sull’inizio dell’autunno, perché in piena estate il riverbero del sole sulla distesa di quarzo trasforma le dune in un forno naturale. Indipendentemente dalla stagione, per muoversi tra i sentieri minerari sassosi e la sabbia che scotta servono scarpe chiuse e robuste. Necessari sono anche un cappello e una scorta d’acqua generosa.
Una volta sul posto è fondamentare ricordarsi che è severamente vietato prelevare anche un solo granello di sabbia o calpestare le zone di protezione delle dune. Anche il mare richiede un rispetto quasi reverenziale, in quanto la Costa Verde è esposta al respiro potente del Maestrale: le correnti sono impetuose e il fondale scende a picco già dopo i primi passi.
Foto Canva
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