Alle volte essere felici è più facile di quanto si creda: basta chiudere gli occhi e immaginarsi il frinire delle cicale, l’odore dell’erba bruciata dal sole e quel senso di libertà che solo una provincia autentica sa regalare. Sì, perché ci sono posti che restano incollati addosso più per una sensazione precisa, legata a un tempo in cui la gioia pareva a portata di mano, che per i monumenti.
È il caso del borgo di Laterina, in Toscana, che è un po’ come ritrovare una vecchia foto sgualcita nel portafoglio che ci riporta dritti a quell’estate in cui un gruppo di ballerine spagnole arrivò dal nulla a stravolgere la pace di un piccolo (e pressoché sconosciuto) borgo italiano. Avete capito di che film stiamo parlando?
Cosa vedere a Laterina: un itinerario tra storia e cinema
Laterina è un borgo medievale della provincia di Arezzo che conserva un legame indissolubile con il capolavoro di Leonardo Pieraccioni del ’96: Il Ciclone. Per noi “ragazzi di ieri” ogni angolo sembra custodire un aneddoto, un fotogramma e una battuta rimasta scolpita nel cuore. Ma questo paese è anche lo scenario perfetto per chi cerca la Toscana vera, quella lontana dai circuiti turistici più frenetici.
Foto: di Ignoto – Il ciclone, su barbaraenrichi.it., Pubblico dominio, Via Wikipedia
Arroccato su uno sperone che domina l’Arno, racchiude tesori architettonici e scorci che riportano alla mente scene cult:
- Piazza della Repubblica: il centro nevralgico della vita del paese. Qui si trova il leggendario Bar Mecche, luogo di ritrovo per eccellenza dove Levante e i suoi amici trascorrevano le giornate discutendo del senso della vita (e di donne). Anche se, va detto, alcune scene sono state registrate a Stia (piazza Tanucci, locale ribattezzato “Bar Il Ciclone”).
- Corso Italia: percorrendo questa via principale, si rivivono i momenti in cui il protagonista sfrecciava con il suo motorino tra i saluti dei compaesani.
- La Chiesa dei Santi Ippolito e Cassiano: imponente costruzione che testimonia il passato medievale, perfetta per cercare un po’ di frescura nelle calde giornate estive della regione.
Ma non è di certo tutto, perché in questo paesino vale la pena anche visitare la Torre Guinigi che svetta fiera a ricordare l’importanza strategica di questo avamposto tra Arezzo e Firenze, e le mura e le porte tramite le quali godere di scorci panoramici sulla valle sottostante.
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Il cuore pulsante del Ciclone: Villa Monsoglio e Podere Giuncaia
Probabilmente i nomi “Villa Monsoglio” e “Giuncaia” non vi suggeriranno nulla, ma nei fatti sono il cuore pulsante del film e anche di chi ha voglia di fare un’esperienza outdoor. Il mito del Ciclone, infatti, si divide tra due strutture magnifiche, ognuna con un ruolo preciso nella pellicola.
Una di queste è Villa Monsoglio che sorge a breve distanza dal borgo, una maestosa dimora cinquecentesca che è stata scelta per girare le scene interne. I suoi saloni affrescati hanno ospitato i dialoghi e le partite a biliardo, prestando la propria nobiltà alla quotidianità della famiglia Quarini. Si tratta di un gioiello architettonico che testimonia il passato aristocratico della zona.
Foto Von LigaDue – Eigenes Werk, CC BY 3.0, Via Wikimedia
L’altro è il Podere Giuncaia, ovvero l’anima rurale e il set degli esterni: è la villa leopoldina isolata tra le colline che ha fatto innamorare tutta Italia nell’ormai lontana estate del 1996. Raggiungerla è un rito per molti appassionati. Si parte dal centro di Laterina seguendo le indicazioni per la località Casanuova. Il percorso si snoda attraverso strade bianche, circondate da uliveti d’argento e vigne rigogliose. È una camminata di circa un’ora e un quarto che copre una distanza di più o meno 5,5 chilometri. Il terreno è prevalentemente pianeggiante, quindi adatto anche ai meno esperti.
Passo dopo passo il rumore della civiltà svanisce. Una volta arrivati nei pressi della Giuncaia, l’emozione è palpabile: veder apparire la facciata imponente, il vialetto d’ingresso e il celebre loggiato è un colpo al cuore. Proprio qui, infatti, sono nate le sequenze che abbiamo visto decine di volte.
Davanti a questo posto le ballerine hanno improvvisato quel flamenco sotto le stelle che ha tolto il fiato a Levante, ed è tra queste mura che risuonavano le urla sgangherate di Libero e quel celebre “Tappami, Levante!”, che interrompeva la poesia della notte.
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Fermandosi davanti al cancello, sembra ancora di scorgere la sagoma di nonno Gino che urla verso il tabernacolo o di sentire il brusio di quelle cene all’aperto in cui la bellezza spagnola e la concretezza toscana si sono mescolate per sempre.
Va però specificato che la villa è una proprietà privata, ma per fortuna ci si può fermare nelle strada pubblica, ovvero nel punto esatto delle riprese esterne. Una piccola curiosità: poco distante, si può trovare anche il luogo preciso in cui era posizionato il cartello dell‘Agriturismo l’Arcobaleno, quello che diede inizio a tutta la storia.
Foto di copertina: LigaDue – Own work, CC BY-SA 4.0, Via Wikimedia
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