In Emilia-Romagna la castagna ha un soprannome che dice tutto: “pane di montagna”. Per secoli, sull’Appennino, è stata il cibo che separava un inverno sopportabile da uno di fame. Farina, castagne secche, polenta dolce. Oggi è diventata un’altra cosa: un marrone IGP, varietà antiche recuperate, sagre che superano le sessanta e settanta edizioni.
E c’è una buona notizia per chi non è ancora partito: a fine ottobre la stagione non è finita. I castagneti sono nel pieno, le foglie diventano rame e alcune delle feste più belle cadono proprio domenica 25 ottobre. Ecco dove andare.
Castagna o marrone? Le varietà da conoscere
- Marrone di Castel del Rio IGP: il più famoso della regione. Grande, dolce, buccia sottile: da caldarroste, marron glacé e pasticceria.
- Castagna Pistolese: tipica dell’Appennino romagnolo. Piccola ma saporita, è la varietà giusta per essiccazione e farina.
- Marrone di Campora: vecchia varietà dell’Appennino parmense, dal nome di una frazione di Neviano degli Arduini. Frutti grandi e dal colore brillante.
Morale: la castagna più buona non è sempre la più grande. Dipende da cosa ci vuoi fare.
1. Alfero, Alto Savio: il castagneto più grande della Romagna
Nel comune di Verghereto, nell’alta valle del Savio, sotto il Monte Fumaiolo dove nasce il Tevere, c’è il castagneto più grande della Romagna. A ottobre gli abitanti di Alfero salgono a raccogliere, come si fa da generazioni, e la castagna è ancora chiamata “pane di montagna”.
Per chi ama le storie di alberi c’è anche il Sentiero dei Frutti Perduti, un percorso tra alberi da frutto storici che rischiavano di scomparire. È la gita giusta per chi vuole un Appennino poco battuto, lontano dai circuiti più noti.
Domenica 25 ottobre è l’ultima giornata della Sagra della Castagna di Alfero, al Parco del Casone: caldarroste, cagnina, dolci alla farina di castagne e ciacce fritte. Pranzo dalle 12.30, nel pomeriggio musicisti e artisti di strada. Ingresso libero.
Da Bologna: circa 2 ore
Per chi: famiglie e chi cerca boschi veri e poca folla
Prossimo appuntamento: Sagra della Castagna di Alfero, domenica 25 ottobre 2026
2. Castel del Rio: il marrone IGP e la sagra numero settanta
Nella valle del Santerno, a mezz’ora da Imola, Castel del Rio è il paese del marrone. Nel 2026 la Sagra del Marrone arriva alla settantesima edizione, e le ultime due domeniche sono il 25 ottobre e il 1° novembre: stand nel centro storico, caldarroste, castagnaccio, mont blanc e dolci artigianali al marrone.
Fare solo la sagra, però, è un peccato. Il paese ha due cose che valgono il viaggio: il Ponte Alidosi, un arco di pietra rinascimentale che scavalca il Santerno con un’unica campata, e il Museo del Castagno dentro Palazzo Alidosi, con attrezzi, fotografie e testi antichi su secoli di vita intorno al castagno. Poi si sale nei boschi della valle, dove i castagneti da frutto sono curati come giardini. Proprio per questo sono quasi sempre privati: si cammina, si guarda, e il marrone si compra dai produttori.
Da Bologna: circa 1 ora
Per chi: chi vuole il marrone migliore e un borgo con una storia
Prossimi appuntamenti: domenica 25 ottobre e domenica 1° novembre 2026
3. Alto Reno: Granaglione e la birra di castagne
Sull’Appennino bolognese, verso il confine con la Toscana, la valle del Randaragna nasconde una piccola rete di borghi di pietra dove il castagno ha sempre deciso tutto. Appena fuori Granaglione c’è un castagneto didattico sperimentale, nato per tutelare e far conoscere il castagno. Il dettaglio più curioso: le castagne raccolte lì diventano una birra locale.
Da Granaglione si può costruire un giro tra i borghi. Lustrola è circondata da castagneti secolari e compare già in una pergamena del 1021. Madognana è il punto di partenza per i sentieri CAI e per il panorama del Monte della Croce. A Castelluccio c’è il museo LabOrantes, dedicato alla vita e al lavoro delle comunità di montagna del primo Novecento. In autunno, nella stagione delle castagne, è il momento migliore per venirci.
Da Bologna: circa 1 ora e 15
Per chi: chi ama i borghi e le camminate senza fretta
Il consiglio: chiedi in paese della birra di castagne: è il souvenir più originale della giornata
4. Appennino parmense: a caccia del Marrone di Campora
Sulle colline sopra Parma, nel comune di Neviano degli Arduini, una frazione ha dato il nome a una delle varietà più belle della regione: il Marrone di Campora. È una varietà antica, con frutti grandi e dalla buccia brillante, figlia di un Appennino che per secoli ha selezionato i suoi castagni uno a uno.
È una gita da fare con calma, unendo i boschi della zona alle terre matildiche e ai borghi dell’Appennino parmense. Più che una caccia al bottino, è una caccia a un sapore che non si trova al supermercato: per assaggiarlo conviene cercare i produttori e gli agriturismi della zona.
Da Bologna: circa 1 ora e 45 (40 minuti da Parma)
Per chi: chi cerca una varietà rara e un Appennino tranquillo
Ultima chiamata: le sagre ancora in calendario
- Castel del Rio, 70ª Sagra del Marrone IGP: domenica 25 ottobre e domenica 1° novembre.
- Alfero (Verghereto), Sagra della Castagna: domenica 25 ottobre.
- Montefiore Conca, 62ª Sagra della Castagna: domenica 25 ottobre, dalle 11.
Gli altri boschi, provincia per provincia, sono nella nostra guida alle castagne in Emilia-Romagna. E per abbinare la raccolta al foliage, ecco le gite d’ottobre.
Si possono raccogliere le castagne liberamente?
Non sempre, e in Emilia-Romagna meno di quanto si creda. Molti castagneti sono privati e coltivati: le castagne appartengono al proprietario anche senza recinzioni. Il segnale più chiaro è il prato pulito e falciato sotto gli alberi. Nei parchi valgono regole proprie, e in alcune zone protette la raccolta è vietata.

La soluzione migliore: chiedere in paese o all’ufficio turistico, oppure scegliere castagneti aperti al pubblico, dove spesso si paga in base a quanto si raccoglie. Si prendono solo i frutti a terra, senza scuotere i rami.
Cosa portare
- Guanti da lavoro e un bastone: per aprire i ricci senza pungersi.
- Sacchetto di tela o cesto: nella plastica le castagne sudano e ammuffiscono.
- Scarpe con suola scolpita: a fine ottobre i sentieri dell’Appennino sono umidi e pieni di foglie.
- Contanti: alle sagre e dai piccoli produttori sono spesso indispensabili.
A casa, scarta le castagne bucate e metti le altre in ammollo: quelle che galleggiano vanno buttate. Per tutto il resto, ecco come conservarle.
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