Circa 150.000 anni fa, durante la glaciazione Riss, una gigantesca lingua di ghiaccio proveniente dalla Val Camonica occupava interamente la conca del Lago d’Iseo. Questo immenso accumulo gelato trasportava detriti, terra e grandi massi di roccia dura. Terminata l’era glaciale, i materiali rimasero depositati lungo i versanti della montagna, creando un terreno instabile e friabile. L’azione incessante dei piovaschi ha iniziato a scavare il suolo, portando via il fango più sottile ma fermandosi laddove grandi pietre di porfido proteggevano la colonna sottostante. Grazie a questo incredibile lavoro della Natura nacquero le Piramidi di Zone, formazioni verticali che raggiungono altezze vertiginose (talvolta toccando i persino i 30 metri).
Un equilibrio precario tra erosione e gravità
Osservando queste torri si nota immediatamente la presenza di un grosso masso posto esattamente sulla sommità. Si tratta di un blocco che funge da ombrello naturale, impedendo all’acqua di sciogliere il pilastro argilloso sottostante. Privata di questo scudo roccioso, infatti, la guglia sparirebbe rapidamente sotto l’impeto dei temporali.
In paese (che si chiama Cislano, frazione di Zone in provincia di Brescia) gli abitanti definiscono affettuosamente queste figure “Omenì de Zone” (Ometti di Zone), quasi fossero sentinelle pietrificate a guardia della valle. Risulta affascinante notare che tale fenomeno appaia in continua evoluzione: quando una pietra cade dal vertice per via della naturale usura, il tronco rimasto scoperto si sgretola velocemente, lasciando spazio alla formazione di nuovi pinnacoli nelle aree limitrofe.
Il sentiero tra le creste di Cislano
L’accesso a questo monumento naturale avviene dalla frazione Cislano, punto di partenza di un percorso ad anello che permette di ammirare le creste da diverse prospettive. La pendenza costante richiede fiato, ma la vista ripaga ampiamente la fatica. Il contrasto cromatico tra l’azzurro del Lago d’Iseo in lontananza, il verde intenso dei boschi di castagni e l’ocra delle piramidi crea un quadro naturale di incredibile bellezza.
Lungo il tracciato si incontrano cartelli esplicativi che descrivono la fauna locale e le peculiarità dei licheni che colorano le pietre. La Riserva Naturale istituita dalla Regione Lombardia tutela questo ecosistema fragilissimo, proibendo di scavalcare le recinzioni per evitare di accelerare il crollo delle basi sabbiose.
Info utili per il visitatore
Il visitatore può effettuare un percorso ad anello che raggiunge quasi i 3 chilometri, una distanza contenuta che tuttavia nasconde un dislivello positivo di più o meno 180 metri (soprattutto nella prima metà del cammino). Il fondo stradale si presenta principalmente come un selciato curato o sterrato battuto, garantendo una buona aderenza pur richiedendo calzature adatte alla montagna.
Il tempo necessario per completare l’intero giro si attesta intorno ai 90 minuti comprese pause fotografiche e momenti di osservazione presso i numerosi pannelli didattici. Risulta essenziale seguire il senso di marcia consigliato per godere delle visuali migliori sulle strutture argillose. Durante la discesa, i gradoni agevolano il passaggio nei punti più scoscesi, permettendo di osservare da vicino la base degli “Omenì de Zone”.
L’ambiente circostante varia rapidamente passando da zone d’ombra dominate da boschi di castagno a aree esposte al sole in cui la vegetazione si fa più rada e pioniera. Una diversità che favorisce la presenza di specie botaniche particolari, in grado di ancorarsi ai terreni instabili tipici di questo versante bresciano. I visitatori notano spesso come la temperatura percepita cambi drasticamente tra i passaggi nel fitto della vegetazione e le balconate aperte sui pinnacoli.
Geologia vivente nell’entroterra bresciano
Pochi luoghi in Europa vantano una concentrazione così alta di formazioni simili. Mentre l’erosione modella il versante, l’escursionista percepisce la lentezza dei processi terrestri misurata in millenni. Zone appare come un borgo montano tranquillo, lontano dal turismo di massa delle località sottostanti, mantenendo un’aura di autenticità legata alla tradizione alpina.
Le Piramidi di Zine rappresentano la testimonianza tangibile della forza degli elementi, un museo a cielo aperto fruibile liberamente da chi desidera approfondire la storia del nostro pianeta. Un piccolo consiglio: terminate la visita ammirando il tramonto sui pinnacoli per cogliere sfumature rosate emozionanti.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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