Palermo è una città che accumula strati come le rocce sedimentarie: ogni periodo storico ne ha aggiunto uno senza cancellare del tutto il precedente. Ma pochi luoghi della città incarnano questo principio con la stessa forza brutale e silenziosa della Santa Maria dello Spasimo, incredibile chiesa situata nel cuore del quartiere della Kalsa.
Si presenta con una navata gotico-rinascimentale aperta al cielo, senza copertura, senza altare e senza funzione liturgica da secoli. Sì, avete capito bene: non ha nemmeno il tetto, eppure è un luogo vivo, in grado di sorprendere anche chi crede di conoscere già tutto di questa città.
Una chiesa mai finita, e per questo unica
La storia di questa chiesa comincia nel 1506, quando il giureconsulto Jacopo de Basilicò donò il terreno ai monaci dell’Ordine di Santa Maria di Monte Oliveto. I lavori di costruzione, poi, iniziarono ufficialmente nel 1509 andando avanti per diversi anni, anche se nei fatti la chiesa restò incompiuta: la navata fu eretta, le cappelle laterali presero forma, mentre il tetto rimase un progetto sulla carta.
Nel 1536, sotto la minaccia turca, le autorità spagnole (viceré Ferrante Gonzaga) disposero il potenziamento delle mura difensive della città e l’area in cui sorgeva il complesso fu individuata per la costruzione di un bastione. I monaci furono perciò costretti a cedere il posto. L’intero fronte meridionale della chiesa venne inglobato nel bastione dello Spasimo, ancora visibile da via Lincoln, e lo spazio venne soffocato da un terrapieno che trasformò l’edificio di culto nell’aspetto esterno di un torrione di guardia. Da fuori, spariva. Da dentro, invece, resisteva.
Cinque secoli di vite sovrapposte tra quelle mura
Tra il 1582 e il 1692, la chiesa senza tetto divenne un teatro. Le rappresentazioni si tenevano sotto le stelle, con le pareti gotiche a fare da quinta naturale. Era uno dei teatri più frequentati di Palermo, attivo in un’epoca in cui la città era capitale del Viceregno spagnolo. Poi arrivò il degrado: all’inizio del ‘700 l’edificio versava già in condizioni precarie, tanto che lo storico erudito Antonino Mongitore lo annoverava tra le chiese “andate in rovina”.
Nel 1835 il complesso fu adattato ad ospizio di mendicità, poi a nosocomio. Le mura gotiche ressero anche questo, al punto che la funzione ospedaliera durò fino al 1985, quasi 150 anni di corsia e malattia dentro una navata progettata per la preghiera. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, prima che l’ospizio finisse di funzionare, lo Spasimo servì anche da deposito di materiale artistico recuperato dalle chiese e dai monumenti danneggiati dai bombardamenti. Le opere d’arte di Palermo trovarono rifugio provvisorio lì dentro, tra le stesse pareti che avevano già ospitato frati, attori, malati e soldati.
Il ritorno alla luce dopo decenni di buio
Dal 1995 lo Spasimo ha ripreso a respirare con un ritmo diverso. Il Comune di Palermo ha avviato un recupero che ne ha fatto un centro culturale attivo, sede di concerti, mostre, proiezioni cinematografiche all’aperto e rassegne teatrali. La navata priva di copertura, che per secoli era stato un limite da nascondere, è diventata il punto di forza del luogo: la luce cambia ora per ora, la pioggia entra, e il vento attraversa le arcate ogivali.
Sul lato sinistro della navata si riconoscono ancora le cappelle laterali (tra cui la Cappella Basilicò), con i blocchi in pietra di tufo e le nervature delle volte che si interrompono bruscamente, come se i costruttori fossero usciti per pranzo e non fossero mai più tornati. Sul fronte nord, invece, il chiostro è parzialmente conservato e ospita spesso installazioni temporanee.
Per capire Santa Maria dello Spasimo bisogna fermarsi, alzare gli occhi alle nervature spezzate, leggere il cielo attraverso le arcate e lasciare che i cinque secoli di storia si depositino con la calma che desiderano.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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