In Italia c’è un’isola di tufo giallo a forma di farfalla, dove il mare assume colori che sono in grado di emozionare

Al largo di Trapani, sospesa tra Sicilia e Tunisia, Favignana è la più grande delle Egadi: un blocco di tufo dorato circondato da un mare che cambia colore ogni ora, con una storia millenaria scritta nella pietra 

Favignana, Sicilia

Il mare intorno a Favignana cambia colore almeno quattro volte al giorno: al mattino presto è quasi viola, con quella luce radente che trasforma le pareti di calcare in oro antico. A mezzogiorno, invece, diventa turchese accecante. Nel pomeriggio poi si schiarisce ancora, verso l’azzurro pallido, mentre al tramonto (se ci si trova sulla riva giusta) l’acqua riflette il rosso del tufo e sembra di stare dentro un quadro che nessuno ha ancora dipinto.

Siamo nell’arcipelago delle Egadi, a meno di un’ora di traghetto da Trapani, sulla punta occidentale della Sicilia, e Favignana è la più grande delle tre isole principali (le altre sono Levanzo e Marettimo) nonché la più vicina alla costa. Ha la forma caratteristica di una farfalla con le ali spiegate, circa 20 chilometri quadrati di roccia, macchia mediterranea e scogliere a picco sul Canale di Sicilia.

La pietra che ha costruito tutto

Prima ancora del mare, a Favignana bisogna capire la pietra. Il tufo calcarenitico (estratto a mano per secoli) è il materiale che ha costruito l’isola e, in parte, anche Trapani e Marsala. Le cave sono disseminate ovunque nell’entroterra: enormi anfiteatri a cielo aperto scavati metro per metro, con pareti verticali che portano ancora i segni degli attrezzi dei picapietre, i cavatori che lavoravano qui fino agli anni ’60 del ‘900.

Costa di Favignana, Sicilia

Alcune di queste cave sono diventate giardini spontanei, con fichi d’India cresciuti tra i blocchi abbandonati e vasche colme d’acqua piovana. Altre restano vuote e silenziose, con quella geometria severa che fa sembrare le pareti costruite da qualcuno invece che tolte via a picconate. La più visitata è la cava tra Bue Marino e Cala Rossa, un paesaggio che ricorda certi siti preistorici nordafricani: la Sicilia è sempre stata un crocevia, e qui si vede.

Il Palazzo Florio, che domina il porto con la sua facciata di fine ‘800, racconta un altro capitolo della storia dell’isola. I Florio, la grande famiglia di armatori e industriali siciliani, arrivarono a Favignana e trasformarono l’economia locale, costruendo lo stabilimento per la lavorazione del tonno rosso che oggi ospita il Museo del Mare e della Tonnara.

La mattanza, la pesca collettiva del tonno praticata da millenni secondo rituali precisi e gerarchie antichissime, si è conclusa definitivamente nel 2007, ma le vasche in pietra, i macchinari arrugginiti e le fotografie in bianco e nero raccontano ancora un mondo che aveva il suo codice, la sua lingua e i suoi canti.

Dove la scogliera diventa anfiteatro

Cala Rossa è il posto che tutti citano, e per una volta la fama è meritata. Le pareti di tufo erose dal mare formano un sistema di anfratti, grotte basse e speroni di roccia che circondano una piccola baia dall’acqua trasparente. Il fondo è di sabbia bianca mista a frammenti di roccia, e la luce filtra in modo strano, moltiplicandosi e creando riflessi che cambiano a seconda dell’angolazione del sole.

Cala Rossa a Favignana

Il nome viene probabilmente dal colore che l’acqua sembrava assumere durante le battaglie navali del passato. Qui vicino, nel 241 a.C., i Romani sconfissero i Cartaginesi nella Battaglia delle Egadi, ponendo fine alla Prima Guerra Punica. Recentemente, i fondali intorno all’arcipelago hanno restituito speroni di rostro in bronzo appartenuti alle navi di quella battaglia: uno dei ritrovamenti archeologici subacquei più importanti degli ultimi decenni.

Più a est, Cala Azzurra ha carattere diverso: spiaggia di sabbia fine, acque basse e graduate, adatta anche a chi preferisce l’acqua senza troppa roccia sotto. Poi ci sono i Faraglioni, nella parte occidentale più impervia, dove la costa si fa verticale e il mare diventa blu scuro senza transizione. Lì il vento soffia quasi sempre, e le onde si infrangono con un suono basso e continuo che non lascia spazio ad altro pensiero.

Il ritmo dell’isola: lento e su due ruote

A Favignana i quad sono vietati e le auto sono pochissime. Il mezzo di trasporto dominante è la bicicletta, e questo non è un dettaglio marginale perché cambia il tipo di esperienza che si può fare. L’isola è prevalentemente pianeggiante e il perimetro costiero misura circa 33 chilometri, una distanza percorribile con calma in mezza giornata, anche senza essere ciclisti allenati.

Favignana, l'isola della bicicletta

Leggere la guida su Favignana in bicicletta prima di partire aiuta a organizzare il giro nel modo giusto, scegliendo le soste. Il paese ha la struttura compatta dei borghi isolani mediterranei: vicoli bianchi, qualche palma, un municipio ottocentesco e quella lentezza nei movimenti delle persone che si guadagna solo quando il traghetto di ritorno parte due volte al giorno e non c’è ragione di correre

La sera il porto si riempie di un’aria salmastra e di qualcosa che assomiglia all’ozio, ma è in realtà una forma precisa di attenzione. Le barche attraccate dondolano leggermente, qualcuno sistema le reti, qualcuno beve seduto su un muretto. L’orizzonte verso sud-ovest è libero: Tunisia a 180 chilometri, acqua e cielo fino al buio. Una posizione geografica che, inevitabilmente, si sente nell’architettura, nei prodotti locali, nel modo in cui la luce cade sulle cose nel tardo pomeriggio.

Foto Canva

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