Nell’estremità settentrionale della provincia di Viterbo, per la precisione nel territorio di Acquapendente da cui dista 12 km, sorge il borgo di Torre Alfina. Una posizione non di certo casuale, in quanto per secoli è stata la sua fortuna e la sua condanna: un punto di avvistamento perfetto per controllare l’altopiano omonimo. Il borgo nasce ufficialmente nell’Alto Medioevo, ma la leggenda vuole che già il re longobardo Desiderio avesse stabilito qui un presidio militare.
La particolarità che colpisce subito chi arriva è il colore delle pareti esterne delle case: non c’è la porosità gialla del tufo che caratterizza Orvieto o Civita di Bagnoregio, perché qui si è usata la pietra scura estratta dalle colate laviche della zona, un materiale duro e grigio che conferisce al paese un aspetto compatto e severo. Questo piccolo centro conta meno di 300 abitanti, ma mantiene intatto il tracciato urbano medievale fatto di vicoli stretti e muretti a secco. Inoltre, è dominato da elegante castello e circondato da una foresta incantata che è stato persino definita “Il Bosco di Biancaneve”.
Il castello di pietra scura di Torre Alfina
Il Castello di Torre Alfina sovrasta il profilo delle abitazioni con una presenza monumentale. Sebbene la base risalga al XIII secolo, l’estetica attuale deriva da un massiccio intervento di restauro eseguito a fine 1800. Il banchiere Edoardo Cahen acquistò la proprietà dai marchesi Bourbon del Monte nel 1881, per poi affidare i lavori all’architetto senese Giuseppe Partini.
Venne utilizzata la caratteristica pietra grigio scura di Bagnoregio per rivestire le pareti, celando i precedenti elementi rinascimentali. Quattro torri svettano sopra la merlatura, conferendo all’edificio una compattezza solenne. All’interno delle mura si trovano stanze eleganti e cortili che custodiscono opere d’arte significative, quali una Deposizione del XVI secolo e una Natività arricchita dagli stemmi dei Monaldeschi. Teofilo Rodolfo, figlio di Edoardo, proseguì l’opera paterna curando con estrema raffinatezza gli arredi e i giardini pensili.
La vita quotidiana tra i vicoli lavici
Lungo i muri del borgo si trovano numerose targhe in ceramica che indicano vicoli o botteghe ormai trasformate, agendo come una bussola della memoria collettiva. La vita sociale di Torre Alfina, però, gravita attorno alla Chiesa di Santa Maria Assunta, situata nella piazza principale, e alla piccola cappella della Madonna del Santo Amore posta alle porte dell’abitato.
Le celebrazioni scandiscono l’anno solare, partendo dalla benedizione degli animali per Sant’Antonio il 17 gennaio fino alla festa patronale di San Bernardino in maggio. La comunità esprime il proprio legame con l’arte attraverso la mostra permanente all’aperto denominata Chambre d’Amis, un percorso che fonde architettura antica e linguaggi contemporanei.
Allontanandosi di pochi chilometri, il territorio riserva altre scoperte quali il borgo di Proceno con la sua rocca o la cittadina di Acquapendente, nota per la tradizione dei Pugnaloni. I panorami permettono di scorgere il Monte Amiata e la vetta del Cetona, rendendo l’area una meta per chi cerca un contatto autentico con la storia dell’Italia centrale.
La selva del Sasseto e i percorsi nella natura selvatica
Alle spalle delle ultime case del paese si estende il Bosco del Sasseto, che tempo fa il prestigioso National Geographic definì “Bosco di Biancaneve“. Si tratta di un ecosistema integro, un monumento naturale che deve la propria integrità alla volontà dei vecchi proprietari, i quali scelsero di lasciare crescere la vegetazione senza alcuna interferenza umana.
Alberi secolari dalle forme contorte affondano le radici tra massi vulcanici giganti ricoperti da tappeti di muschio. La fauna annovera esemplari di faina e donnola, oltre a numerosi uccelli tra cui spiccano l’upupa e il picchio. All’interno della vegetazione si scorge il mausoleo neogotico in cui riposa il marchese Cahen, perfettamente integrato nell’ambiente selvaggio.
Gli appassionati di botanica trovano a meno di 3 km dal centro il Museo del Fiore, situato in un vecchio casale recuperato. Questo spazio propone percorsi didattici sulla biodiversità della Riserva Naturale Regionale Monte Rufeno. Infine, proseguendo l’esplorazione si incontra pure un antico mulino ad acqua recentemente valorizzato.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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