Sulla sponda destra del fiume Fiora, sopra una vasta piattaforma calcarea, riposano i resti di quella che gli Etruschi chiamavano Velch (o Velx). Questa antica potenza, situata a circa 10 chilometri dalla costa e che oggi conosciamo come Vulci, dominò i commerci marittimi del Mediterraneo, tanto da intrecciare legami profondi con la Grecia e l’Oriente. Ancora adesso, infatti, la sua ricchezza è tangibile osservando i corredi funebri rinvenuti nelle aree di sepoltura, frammenti di un passato in cui oltre 20.000 persone abitavano tra 126 ettari di pianoro.
Dopo la sottomissione a Roma nel 280 a.C., il centro visse una nuova fase come municipio, per poi scivolare in un lento oblio conclusosi solo nell’Ottocento. Fu allora che iniziarono le prime grandi campagne di scavo, dirette da figure come Vincenzo Campanari o Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone e Principe di Canino, il quale contribuì a riportare alla luce un immenso patrimonio locale disperso oggi nei musei di tutto il mondo.
Architetture romane e il Castello dell’Abbadia
Passeggiando lungo i sentieri di questa realtà della provincia di Viterbo, la vista incontra la Porta Ovest, monumentale ingresso difeso da un particolare avancorpo a forma di triangolo con passaggio pedonale a Y. All’interno, il paesaggio urbano rivela il Tempio Grande, mastodontica struttura risalente all’età tardo arcaica, e la raffinata Domus del Criptoportico. Questa residenza aristocratica vanta un Mitreo del III secolo d.C., in cui vennero ritrovati pregevoli gruppi statuari in marmo legati a culti orientali.
Poco distante dalla biglietteria svetta il Castello dell’Abbadia, fortezza del XIII secolo che racchiude il Museo Nazionale Archeologico. Si tratta di una struttura, (un tempo abbazia benedettina dedicata a San Mamiliano) che sorge a picco sul fiume. Per raggiungerla si attraversa il Ponte del Diavolo (o dell’Arcobaleno), un’opera che sfida le vertigini a ben 30 metri d’altezza.
Il ponte poggia su basi etrusche ma rivela l’ingegno romano nella sua arcata principale, arricchita in epoca medievale dal cosiddetto Fazzoletto del Diavolo, una sporgenza muraria che pare stuzzicare la gravità sopra il baratro.
La città dei morti e i giganti di pietra
Le necropoli di Vulci (Cavalupo, Ponte Rotto, Osteria) circondano l’abitato come una corona silenziosa. Degna di nota è la Tomba François, celebre per i cicli pittorici sulla saga dei fratelli Vibenna, i cui affreschi originali riposano a Villa Albani a Roma. Va però specificato che la visita segue regole specifiche dettate dalla fragilità e dall’importanza del sito. Trattandosi di uno dei monumenti funebri più preziosi dell’intera Etruria, la prenotazione è obbligatoria e l’accesso avviene esclusivamente tramite l’accompagnamento di una guida autorizzata.
Poi ancora il Tumulo della Cuccumella, che domina il terreno con un diametro di 65 metri, risultando il più imponente monumento funerario della regione storica. Scavi recenti presso la Necropoli dell’Osteria hanno svelato ipogei monumentali come la Tomba della Sfinge e quella delle Mani d’Argento, quest’ultima caratterizzata da raffinati arredi funerari che testimoniano il lusso delle stirpi locali.
Foto: Robin Iversen Rönnlund – Own work, CC BY-SA 3.0, Via Wikimedia
Fauna maremmana, specchi d’acqua vulcanici e terme
L’ecosistema circostante mantiene l’aspetto della Maremma laziale più pura. Vacche maremmane dalle grandi corna e cavalli bradi pascolano tra i cardi, mentre istrici, cinghiali e lepri popolano la macchia. In primavera, il cielo si tinge dei colori dei gruccioni, uccelli migratori che nidificano nelle pareti di tufo.
Il sentiero conduce al Laghetto del Pellicone, una distesa d’acqua cristallina racchiusa da scogliere basaltiche e alimentata da una cascata. La suggestione del luogo ha attratto registi famosi: qui Massimo Troisi e Roberto Benigni incontrarono Leonardo da Vinci nel film Non ci resta che piangere, e sempre qui Aldo, Giovanni e Giacomo si tuffarono nelle scene di Tre uomini e una gamba.
Tre percorsi segnalati (Breve, Completo e Natura) permettono di esplorare gli scenari con diversi gradi di impegno, congiungendo la storia antica al relax dei sensi. Infine, sappiate che a breve distanza dai resti della metropoli, il territorio regala un’ulteriore risorsa naturale legata al calore della terra: le Terme di Vulci.
Queste vasche d’acqua sorgiva ipertermale, ricche di sali minerali, permettono di concludere l’esplorazione archeologica con un bagno rilassante tra i vapori che affiorano dai prati della Maremma (ricollegandosi persino all’antica passione degli abitanti di Velch per il benessere termale).
Dove non specificato, foto di Canva. Foto di copertina: Museo della Tuscia Rupestre – Own work, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia
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