La Squaw Valley in California cambia nome: offende la comunità indiana

La Squaw Valley in California cambia nome-2017

La Squaw Valley in California cambia nome. La notizia è di tre giorni fa: la notissima stazione sciistica californiana che nel 1960 fu sede degli VIII Giochi Olimpici invernali, ha deciso di cambiare il nome perché l’appellativo squaw (la “donna indiana” che abbiamo imparato a conoscere con i film western di Sergio Leone e John Ford) “è oggi considerato un insulto razzista e sessista.
Dopo che qualche mese fa i Washington Redskins (i “Pellerossa” erano una delle squadre più blasonate della lega pro di football) furono costretti a furor di popolo a cambiare nome, ora tocca alla destinazione invernale il cui nome originale fu scelto nel 1949.
Sul sito web del resort è apparso lo statement ufficiale secondo cui, dopo approfondite ricerche sull’etimologia e la storia del vocabolo “squaw”, la leadership dell’azienda avrebbe deciso di eliminare il termine, considerato dispregiativo e offensivo, dal nome della destinazione. Il nuovo nome verrà annunciato all’inizio del prossimo anno.

In questo momento di responsabilità che stiamo vedendo in tutto il paese, siamo giunti alla conclusione che è il momento giusto per riconoscere la necessità di un cambiamento“, ha scritto Ron Cohen, presidente e Chief Officer di Squaw Valley Alpine Meadows, sul sito del resort.

Ora noi non parleremo di buon senso, di falso perbenismo né della reale sensibilità degli indiani locali. Non cercheremo le prove dell’ipocrisia del politicamente corretto americano – tanto meno in questo periodo in cui solo Donald Trump e Brian Urlacher remano dalla parte opposta – né racconteremo degli abusi che la società a stelle e strisce continua a perpetrare sulla popolazione nativa. Siamo consapevoli che solo chi è parte attiva della cultura americana possa davvero comprendere il significato e i meccanismi di questi recenti accadimenti e del perché la Squaw Valley in California cambia nome.

Chi vi scrive però ha pensato a tutti quei nomi tradizionali che, seguendo gli stessi principi di difesa e rispetto delle minoranze, andrebbero cambiati sulle nostre montagne.
Senza indulgere in facili ironie, le località di Madonna di Campiglio e Santa Caterina Valfurva probabilmente potrebbero urtare la sensibilità di tutti coloro la cui religione è diversa da quella locale e che ne avrebbero a male sciando su piste il cui nome è legato alla storia cristiana e cattolica. Basterebbe chiamarle Campiglio (senza Madonna) e Valfurva (senza santa annessa).
Anche il Corno Nero, Scharwzhorn in lingua tedesca, potrebbe discriminare gli sciatori afro che si trovino a frequentarne le discese al Passo Oclini, tra la trentina Val di Fiemme e l’Alto Adige. E poco male se dall’altra parte della strada si trova il Weisshorn, il Corno Bianco, dove abbiamo visto pochi anni fa Kristian Ghedina vincere una discesa libera di fine stagione sciando goliardicamente in mutande. Anche gli storici cori e le baite “Negritella” non trovano più spazio nel contesto attuale e andrebbero sostituiti con differente e più smorzato appellativo.
E che dire di ogni “Rifugio del Cacciatore” o “Baita del Cacciatore” che troviamo sparsi sulle montagne da Vipiteno all’Etna? I vegani potrebbero averne da dire così come chiamare un albergo “Bellavista”, peraltro, avvilirebbe colpevolmente i non vedenti.
I Contrabbandieri dell’omonimo passo a 2650 metri di altitudine non lontano dal Tonale andrebbero allo stesso modo ribattezzati “legittimi operatori di export alternativo” mentre il Pizzo Tre Signori in Val Brembana non dovrebbe escludere anche altrettante “signore”.
Il giochino è facile e divertente e non c’è valle che si possa chiamare fuori. Provateci, se volete, e fateci sapere quelli più clamorosi che ci siamo dimenticati.
Noi peraltro ci chiediamo se, sulle cime delle montagne di Squaw Valley, ci sono le stesse croci di ferro che troviamo su tutte le nostre vette: forse gli indiani sono sensibili anche a questo e vorrebbero vedere altri simboli. E poi non è necessario essere di destra per chiedersi se chi ha deciso di tirare via le croci dalle classi dei nostri figli un giorno non arriverà quindi a sradicare anche quelle sulle nostre montagne. Ai posteri, l’ardua scemenza.

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