Peñón de Vélez de la Gomera è il confine terrestre più corto del mondo: solo 85 metri tra Spagna e Marocco

Questa rocca fortificata sorge sulla costa africana ma appartiene alla Spagna. Un istmo di sabbia nato dopo un terremoto ha creato una frontiera di appena 85 metri (la più corta del mondo)

Peñón de Vélez de la Gomera

Il Peñón de Vélez de la Gomera rappresenta una bizzarria geografica che confonde spesso chi osserva le mappe del Mediterraneo. Si tratta di una massiccia roccia calcarea situata fisicamente lungo il litorale del Marocco, ma che costituisce suolo sovrano spagnolo dal XVI secolo. Questo luogo rientra nelle cosiddette Plazas de soberanía, piccoli territori dei “cugini” sparsi lungo il litorale maghrebino che però Madrid amministra direttamente. Per secoli, la fortezza è stata un’isola separata dal continente africano da un braccio di mare profondo.

La situazione mutò drasticamente nel 1930 a causa di un violento terremoto. Il sisma sollevò il fondale marino e accumulò una tale quantità di detriti e sabbia da dar vita a un istmo, ovvero un ponte di terra naturale. Un passaggio che, volente o nolente, ha trasformato l’antica isola in una penisola, collegando fisicamente lo scoglio spagnolo alla costa marocchina. Da quel momento, il confine tra le due nazioni non corre più sull’acqua, ma sopra una striscia di sabbia finissima di soli 85 metri.

Ottantacinque metri di sabbia tra due regni

La particolarità assoluta risiede nella minuta lunghezza di questa frontiera che, come già detto, misura appena 85 metri lineari. Risulta difficile immaginare una divisione internazionale tanto esigua, eppure quel breve tratto rappresenta il confine terrestre più corto del mondo. Una grossa fune di colore blu, stesa direttamente sul suolo sabbioso, indica il punto esatto del trapasso tra le due giurisdizioni nazionali.

il confine terrestre più corto del mondo

Foto: Grullab – Own work, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia

La gestione di questo fazzoletto di terra spetta a un piccolo distaccamento dell’esercito spagnolo. I militari risiedono stabilmente tra le mura della fortezza, sorvegliando i bastioni che si affacciano sulle colline del Rif. Nonostante la vicinanza estrema tra i due stati, non esistono passaggi doganali né transiti autorizzati per i civili. I pescatori locali frequentano le acque circostanti e la spiaggia adiacente, ma la corda blu resta un limite invalicabile che divide ufficialmente l’Europa dall’Africa.

Perché il transito è proibito sulla corda blu

È un’anomalia altamente affascinante, ma il sito non figura tra le mete turistiche perché l’intera area funge da installazione militare attiva. Quindi, attraversare il limite della striscia blu è severamente vietato.

Non esistono uffici doganali, alberghi o percorsi pedonali per i visitatori. I civili possono osservare il profilo della fortezza esclusivamente dalla spiaggia marocchina di Badis, restando al di fuori del perimetro segnato dalla fune. La mancanza di passaggi ufficiali rende il Peñón un luogo inaccessibile, in cui la sovranità viene difesa con rigore.

La spiaggia marocchina di Badis

Foto: MONUMENTA – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia

La vita quotidiana sulla rocca fortificata

Vivere sul Peñón richiede uno spirito di adattamento fuori dal comune. Lo spazio vitale è ridotto ai minimi termini, con edifici storici e caserme arroccate sui pendii scoscesi della pietra grigia. L’assenza di sorgenti di acqua dolce costringe a utilizzare grandi cisterne per la raccolta delle piogge. I rifornimenti logistici, dai viveri ai pezzi di ricambio, giungono esclusivamente tramite elicottero su una minuscola piazzola o via mare quando le condizioni meteorologiche sono favorevoli.

Il vento di levante soffia spesso con forza, portando con sé la salsedine che erode le antiche strutture difensive. Malgrado la modernità dei sistemi radar e di comunicazione, l’atmosfera che si respira tra i vicoli della fortezza trasuda un fascino d’altri tempi. Quel piccolo istmo di sabbia testimonia come la natura possa stravolgere i disegni dell’uomo, creando per puro caso un record mondiale e unendo fisicamente due mondi che la storia tiene separati.

Foto di copertina: Soufiane elkadaoui – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia

Leggi Anche

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità

Potrebbe interessarti anche...