C’è una cosa che accomuna Italia e Norvegia e che non trovi nei libri di scuola: entrambi i paesi custodiscono paesaggi che sembrano rubati l’uno all’altro.
Fiordi, acque color smeraldo, foreste che scendono fino all’acqua, vette innevate che si specchiano in laghi immobili. La differenza è che in Norvegia ci si vola, mentre questi angoli d’Italia ti aspettano a poche ore di auto, spesso dimenticati dalle guide mainstream. Insomma, divertiamoci con l’idea di avvicinare Italia e Norvegia, dare qualche spunto per viaggi interessanti.
Quando l’Italia sembra Norvegia
A volte basta prendere una strada secondaria nelle Alpi venete, o fermarsi in un parcheggio sull’Appennino, e aspettare che la luce cambi. Il Nord, a quel punto, arriva da solo.

Non è nostalgia da calciofilo — anche se la sfida tra le due nazionali ha sempre acceso la fantasia sportiva — né un gioco di parole. È una questione di geologia, di luce, di silenzi.
Alcune zone del nostro paese hanno i profili, i colori e persino l’atmosfera emotiva del Grande Nord. Basta sapere in quale direzione guardare e le Lofoten le trovi anche da noi. Più o meno naturalmente. Perchè alle Lofoten, ad esempio, c’è una spiaggia dove sembra di essere ai Caraibi (foto qui sotto), un divertente gioco di specchi. 
La prima cosa che stupisce, viaggiando verso certe mete, è la sensazione di stare sbagliando qualcosa. Il paesaggio non corrisponde all’aspettativa.
Invece del solito azzurro mediterraneo o della collina toscana dorata, appare qualcosa di più cupo, più verticale, più nordico.
Questa “Italia aliena” si concentra in alcuni punti precisi: le Dolomiti nel cuore delle Alpi orientali, certi laghi artificiali d’alta quota, le forre dell’Appennino e, sorprendentemente, un angolo della Costiera Amalfitana. Luoghi che hanno più in comune con Bergen o le Lofoten che con Positano o Portofino.
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Ridracoli, Romagna: il fiordo nell’Appennino
Ridracoli è la più convincente delle illusioni nordiche italiane, e la spiegazione è nella forma del lago stesso.
Stretto, lungo cinque chilometri, circondato da faggi — la struttura del bacino artificiale creato dalla diga di 103 metri costruita nel 1982 ricalca esattamente il profilo di un fiordo: due pareti boscose che scendono ripide sull’acqua, il fondale profondo, i riflessi che cambiano con la luce.
Il lago di Ridracoli è stretto e lungo cinque chilometri, circondato da faggi, e ricorda più un fiordo nordico che un invaso artificiale.
Si trova nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, al confine tra Romagna e Toscana, e il contrasto con la Riviera romagnola — a meno di un’ora di auto — è abbastanza stridente da sembrare quasi pianificato.
Il battello elettrico che risale uno dei rami del bacino completa l’impressione: muoversi sull’acqua tra le faggete di ottobre è una delle esperienze più nordiche che l’Appennino italiano sia in grado di produrre.
Leggi l’approfondimento: Ridracoli: il lago che sembra un fiordo nel cuore delle Foreste Casentinesi
Lago del Salto, Lazio: il fiordo con i borghi sommersi
Il Lago del Salto, nel cuore del Cicolano in provincia di Rieti, è il lago artificiale più grande del Lazio — e il meno conosciuto.
La sua forma è quella di un grande fiordo allungato e frastagliato, con le rive che scendono ripide tra boschi di querce e castagni e le insenature che si aprono tra i promontori in modo irregolare.
È il lago artificiale più grande del Lazio, creato nel 1940 dallo sbarramento del fiume Salto con una diga alta 90 metri — all’epoca la più alta d’Italia. La sua lunghezza è di 10 km, il perimetro complessivo di 57 km, la profondità massima di 90 metri.
Quattro borghi furono sommersi per riempire la valle: Teglieto, Fiumata, Sant’Ippolito e Borgo San Pietro.
Nei periodi di siccità, quando il livello scende, le rovine riaffiorano — un dettaglio che aggiunge alla suggestione nordica una storia tutta italiana.
Leggi l’approfondimento: Lago del Salto: il più grande lago del Lazio, tra fiordi e borghi sommersi
Lago del Corlo, Veneto: il campanile che emerge dall’acqua
Nel comune di Arsiè, tra le Prealpi Bellunesi, il Lago del Corlo custodisce il dettaglio più fotografato — e più difficile da dimenticare — di tutti e sette i posti di questa lista.
Nel 1954, gli ingegneri dello sbarramento del torrente Cismon allagarono una valle intera. Andarono sott’acqua i borghi di Giuliat, Cèsa, Cabalàu e Carèr, la chiesa di Rocca, i campi e le strade. Si salvò solo il campanile.
Quel campanile emerge ancora dall’acqua, come un monumento involontario alla memoria di una valle sommersa.
Il lago si stringe tra le montagne nel tratto più fotogenico — ed è lì che la somiglianza con un paesaggio scandinavo è più intensa: l’acqua scura, le pareti boscose verticali, il campanile come punto di riferimento in mezzo allo specchio d’acqua.
Leggi l’approfondimento: Il fiordo con il campanile che emerge dall’acqua: Lago del Corlo
Laghi di Cancano, Valtellina: acque turchesi e luce del Nord
I Laghi di Cancano, nella Valle di Fraele in provincia di Sondrio, fanno parte di una categoria diversa rispetto agli altri posti di questa lista: non un fiordo, ma un paesaggio alpino d’alta quota con quelle acque turchesi che normalmente si associano alla Scandinavia nordica.
I due bacini artificiali — il Lago di San Giacomo e il Lago di Cancano II — si trovano a quasi 2.000 metri di quota, alimentati dall’Adda, circondati da pascoli e rocce d’alta quota.
Il colore dell’acqua, che cambia tonalità con la luce del giorno, e la qualità del silenzio che regna intorno producono un’atmosfera che ha poco in comune con il resto della Valtellina.
Tre Cime, Dolomiti, vette da saga vichinga
Se Ridracoli replica il fiordo, il Lago di Misurina con le Tre Cime di Lavaredo sullo sfondo replicano qualcosa di diverso — quel tipo di paesaggio scandinavo in cui la superficie dell’acqua funge da specchio per guglie di roccia verticali.
Il lago si trova a 1.754 metri, è il più grande lago naturale delle Dolomiti Bellunesi, e nella sua posizione rispetto alle tre cime — con le guglie che si riflettono sull’acqua — crea uno di quegli scorci fotografici che sembrano costruiti piuttosto che trovati.
Le Dolomiti hanno un carattere molto più nordico di quanto la parola “italiano” normalmente suggerisca: la verticalità delle pareti, il grigio della roccia, il bianco della neve — tutto insieme produce un’atmosfera che il Mediterraneo non riesce a spiegare del tutto.
Leggi l’approfondimento: Le più belle escursioni alle Tre Cime di Lavaredo
Val di Mello, Valtellina: granito come in Scandinavia
La Val di Mello, nell’alta Valtellina, deve la sua fama internazionale all’arrampicata — ma il paesaggio che la rende così fotogenica ha un carattere inconfondibilmente nordico.
Il granito non è una roccia italiana per definizione: è associato alla Scozia, alla Scandinavia, alla Bretagna.
Quando si cammina nel fondovalle di Mello con le pareti grigie che salgono verticali sui lati e il torrente che scorre tra i massi, il paesaggio non suggerisce l’Italia della cartolina ma qualcosa di più aspro e silenzioso.
I càmer — le stalle storiche scavate sotto i massi erratici di granito — e il Bidet della Contessa con la sua acqua turchese completano un quadro che, soprattutto in autunno quando il bosco cambia colore, fatica ad essere classificato come “alpino italiano” in senso convenzionale.
Leggi l’approfondimento: I càmer della Val di Mello: le stalle scavate sotto i massi di granito
Lago del di Pavana e Suviana, Appennino bolognese
La coppia Pavana-Suviana nell’Appennino bolognese chiude questa lista con l’esempio forse meno conosciuto ma più convincente dal punto di vista atmosferico.
Il Lago di Suviana, con i suoi 97 metri di diga e la faggeta che scende fino all’acqua, replica in scala l’atmosfera dei grandi bacini idroelettrici scandinavi.
Il borgomedivaele di Bargi, arroccato su un promontorio con le rovine del suo castello che si specchiano nel lago, aggiunge un elemento che in Norvegia non esiste — ma che in questo contesto sembra perfettamente a posto.
Il vicino Lago di Pavana, più piccolo e quasi deserto, è il posto giusto per chi vuole la versione più silenziosa e meno turistica dell’esperienza.
Italia o Norvegia? L’importante è sognare
La qualità che unisce tutti questi luoghi è rara nel paesaggio italiano: la verticalità. Paesaggi in cui la roccia sale dritta, l’acqua è profonda e scura, la vegetazione è densa e senza interruzioni.
È la stessa verticalità che rende i fiordi norvegesi così diversi da qualsiasi altra cosa al mondo. Trovarla a poche ore da casa è, diciamolo, una piccola forma di magia geografica.
Foto Canva
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