La mia prima Spartan Race

Prima Spartan Race

Viene sempre da chiedersi: “Ma chi me l’ha fatto fare di partecipare alla mia prima Spartan Race?” Si tratta del week-end, i giorni per riposarsi dalle fatiche della settimana, dal ritmo frenetico del lavoro. Però la voglia di provare a fare qualcosa di diverso dalla solita corsetta nel week end per mantenersi in forma e per stare bene ha prevalso sulla pigrizia.

Per me lo sport è necessario, dopo una vita sui campi da pallavolo a saltare e a prendere a schiaffi una palla ho appeso le ginocchiere al chiodo e mi sono dato alla corsa, al nuoto e alla palestra con un approccio funzionale quindi TRX, corpo libero, carichi liberi senza usare macchine.

La spinta in più è stata quella di condividere l’intera giornata con un amico e la certezza di incontrare gente conosciuta in mezzo al fango e pronta a superare gli ostacoli.

Arrivato al crossodromo di Cardano al Campo si vede l’organizzazione che c’è dietro una macchina così grande, nulla lasciato al caso per i migliaia di iscritti, divisi per categorie e per batterie per evitare sovraffollamento ai vari ostacoli.

Mentre mi incammino verso la zona della partenza butto l’occhio al percorso per cercare di capire quali saranno gli ostacoli più difficili, quelli che probabilmente non riuscirò a superare e comincio a pensare alla quantità di burpees che mi dovrò fare per completare il tracciato.
Sono in attesa del mio turno e guardo le batterie che mi precedono per capire cosa mi toccherà. Quello che prevale è la voglia di giocare, di tornare a fare cose che da bambini potevamo fare tutto i giorni, senza il minimo timore di fallire.

Finalmente chiamano la mia batteria, supero il primo muro e la voglia di iniziare continua a salire; qualche esercizio di riscaldamento, nonostante i 35°C, ed è proprio lì che si sente lo spirito di gruppo che non pensavo fosse così alto in questa gara. Al grido di “AROO” e di “AVANTI SPARTANI” si passa sotto l’arco di inizio scortati da soldatesse e soldati in armature che ricordano a tutti che “NESSUNO DOVRÀ ESSERE LASCIATO INDIETRO”.

Ci si aiuta a superare gli ostacoli perché la forza del singolo è il gruppo e la forza del gruppo è il singolo, e quando si corre insieme ci si aiuta a condividere i burpees punitivi se qualcuno non riesce a superare l’ostacolo.

Quali sono gli ostacoli più difficili? Ovviamente è molto personale, essendo alto quasi 2 metri non ho avuto difficoltà a superare i muri e le pareti inclinate ma ho fatto molta più fatica a superare quelli in cui le braccia dovevano dare un apporto fondamentale.

Forse l’ostacolo che miete più vittime rimane il banale giavellotto perché non rimane mai inserito nel paglione, ma anche quando si riesce a colpire il bersaglio non sempre rimane conficcato e quindi ci si sposta a fare gli ultimi burpees prima dell’ultimo filo spinato e del fuoco prima dell’arrivo!

Cosa rimane dopo una Spartan?

Il fango che non si toglie mai dai vestiti e che si fatica a lavare dalla pelle, i lividi e i graffi per essere riusciti a passare gli ostacoli e la voglia di riprovare gli ostacoli dove ho fallito oltre a qualche dolorino da fatica che va a sommarsi ai segni sulla pelle.

Ecco per me qual è il meccanismo vincente, guardare alla prossima Spartan cercando di fallire su nuovi ostacoli ma superare quelli che ci hanno sconfitti la prima volta, perché sbagliare è umano.

La forza e lo spirito di gruppo, la mano tesa di uno sconosciuto che diventa il tuo amico. Le differenze che diventano il valore aggiunto nella collaborazione. Forse è proprio questo #bemorehuman.

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