Running: meglio appoggiare prima i talloni o le punte?

Running-Barefoot-Natural-FlickrCC-familymwr

Il modo in cui il piede dovrebbe toccare il terreno è uno degli argomenti più dibattuti tra i runner: meglio toccare terra prima con il tallone, sfruttando il potere ammortizzante delle scarpe, oppure appoggiare l’avampiede, come sostengono i fautori del natural running se non addirittura del barefooting?

Uno studio condotto da alcuni ricercatori del Tampere Research Center of Sports Medicine in Finlandia, e pubblicato su Medicine & Science in Sports & Exercise, ha cercato di dare una risposta analizzando, con la tecnologia motion capture, lo stile e la tecnica di corsa di 286 giovani adulti impegnati in sport di squadra, con nessuna esperienza di corsa su lunghe distanze e tutti lasciati liberi di calzare le proprie scarpe abituali durante il test.

Il risultato? 19 donne e 4 uomini appoggiavano prima le punte. Un numero esiguo, in linea con altri studi secondo i quali la maggioranza dei moderni runner appoggia prima il tallone: per esempio lo studio condotto durante la Milwaukee Lakefront Marathon e pubblicato su The International Journal of Sports Physiology and Performance che ha dimostrato come il 94% dei corridori, lenti o veloci, uomini o donne che fossero, non è un natural runner.

Un risultato che ovviamente non soddisfa i sostenitori del barefooting e della corsa a piedi nudi sulle punte, convinti da tempo che questo sia il modo naturale e istintivo di correre.

Tuttavia, ancora più interessante del determinare quale dei due modi sia preponderante in termini percentuali, è determinare se sia più sano correre sulle punte o sui talloni. Ovvero quale dei due metodi permetta di limitare gli infortuni, traumatici o da stress, a ginocchia, caviglie e tendini d’Achille, i veri punti dolenti di ogni runner. Ed è questo che sostanzialmente hanno voluto scoprire i ricercatori finlandesi quando sono stati confrontati i dati delle 19 donne forefooter con quelli di altrettante donne la cui corsa appoggia prima il tallone: alle runner sono stati applicati nuovamente sensori motion capture, sono state nuovamente filmate e soprattutto sono state sottoposte a dei test di forza a livello delle gambe e del bacino.

Il risultato è la più salomonica delle conclusioni: ciascun stile di corsa ha i suoi vantaggi e svantaggi. Secondo Juha-Pekka Kulmala, che ha condotto lo studio nell’Università di Jyvaskyla, non c’è modo di scappare dall’impatto con il terreno: appoggia i talloni e stressi le ginocchia, appoggia le punte e stressi caviglie e tendine d’Achille.

Insomma, alla fine non esiste un solo modo corretto e senza dolori di correre, e lo stile di corsa è in definitiva del tutto individuale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA