Lough Tay è nero e appare denso, proprio come una pinta di Guinness versata tra le rocce

Tra le vette delle Wicklow Mountains si nasconde un abisso di torba e sabbia bianca sbarrato dai divieti della famiglia Guinness. Ecco perché Lough Tay è il miraggio più incredibile (e inaccessibile) dell'isola

Lough Tay, Irlanda

Se dico (o scrivo) Irlanda mi vengono in mente subito paesaggi fatti di verdi rassicuranti, di colline ondulate che sfumano nel pastello e di muretti a secco che ordinano il caos dei pascoli. Non c’è niente di sbagliato in tutto questo, ma la verità è che anche panorami così bucolici nascondono angoli che rompono totalmente l’atmosfera (e, fatemelo dire, in bene).

Percorrendo la Military Road, strada costruita dall’esercito britannico dopo la ribellione del 1798 per scovare gli insorti irlandesi che si nascondevano tra queste montagne inaccessibili, ci si rende conto che si cambia registro. Superato l’ultimo crinale, infatti, la dolcezza sparisce e lascia il posto a una valle glaciale in cui il verde cede il passo al grigio nudo del granito e a un’oscurità liquida senza precedenti: quella del Lough Tay.

Lough Tay, il lago che sembra una Guinness

Ci troviamo a circa 500 metri di altitudine nel cuore delle Wicklow Mountains, e questo lago è il risultato di un cataclisma glaciale che ha scavato una perfetta valle a “U”. A soli 60 minuti da Dublino, lo sguardo si posa su un bacino saturo e quasi vischioso. La sua celebre “densità” è una questione di chimica naturale: le acque raccolgono il drenaggio delle brughiere circostanti, caricandosi di tannini della torba millenaria fino a diventare impenetrabili alla luce.

Il colpo di teatro però è la riva settentrionale. Proprio lì, infatti, una striscia di sabbia bianca accecante (fatta trasportare dalla famiglia Guinness in quanto proprietaria della storica Tenuta di Luggala in cui si trova), spacca l’oscurità. È un’opera di design paesaggistico monumentale che ricrea visivamente la schiuma di una stout contro il corpo nero della birra. L’effeto, dunque, è voluto.

Lough Tay dall'alto, Irlanda

Tuttavia, questo gioiello ha un confine invalicabile: la sponda è territorio privato e per questo protetta da cancelli e sorveglianza. Ciò vuol dire che non si può scendere sulle rive di Lough Tay per toccarlo con le proprie mani. Lo si può solo dominare con lo sguardo dall’alto.

Escursioni oltre il cancello: dove camminare

In assenza di sentieri a livello dell’acqua, l’outdoor qui si gioca sui dislivelli. Occorre però tenere a mente che il terreno è una sfida tecnica, in quanto si presenta con granito nudo, erica fitta e torbiere instabili. L’anima outdoor di Lough Tay si vive in verticale lungo il Wicklow Way, il cammino più antico d’Irlanda. Il merito di questo sentiero va a J.B. Malone, giornalista e camminatore instancabile che passò la vita a negoziare con i proprietari terrieri e a mappare ogni palmo di queste vette, diventando il “padre” del trekking irlandese.

  • L’attacco al sentiero: il punto di partenza ideale è il parcheggio di J.B. Malone, lungo la R759 (la famosa Military Road). Da qui si imbocca una sezione del Wicklow Way.
  • Le traversine di legno: per proteggere il suolo delicato dall’erosione e impedire agli escursionisti di affondare nel fango vischioso, il percorso è lastricato con vecchie traversine ferroviarie. Richiedono equilibrio, perché quando la nebbia scende e il legno si inumidisce, diventano una passerella scivolosa e che pare sospesa sul nulla.
  • La salita al Djouce: proseguendo oltre il memoriale dedicato a Malone, si affronta la rampa verso la vetta del Djouce Mountain (725m). È qui che la prospettiva si fa totale e la “pinta” rivela la sua scala reale, quella di un minuscolo, densissimo cuore nero incastonato tra pietra e mito. Sulla sinistra, la parete verticale di Luggala Rock cade per quasi 200 metri, tanto da essere una delle arene più dure per l’arrampicata tradizionale in Irlanda.

Lago Guinness, Iralanda

Consigli utili

È fondamentale sapere che Lough Tay è una sorta di camaleonte meteorologico. La sua “densità” e il suo colore dipendono interamente dalla luce e dall’angolo di osservazione. Sebbene la torba lo renda naturalmente scuro, il bacino cambia carattere in base a ciò che accade a livello di clima. Sotto il sole diretto (che diciamocelo, è piuttosto raro)  l’acqua assume una tonalità blu scuro profondo e il contrasto con la spiaggia bianca che brilla lo fa somigliare più a un fiordo norvegese che a una pinta di birra.

Lough Tay con il sole, Irlanda

Con le nuvole basse, invece, la luce non riesce a penetrare la superficie. Senza riflessi emerge il colore reale dei tannini della torba: un marrone bruciato talmente saturo da apparire nero pece.

Quando il vento agita la superficie e la pioggia martella la valle, il lago vira verso il grigio acciaio. In queste condizioni, i sedimenti vengono rimescolati lungo i bordi e l’illusione della “pinta perfetta” svanisce, lasciando il posto a un aspetto più selvaggio, fangoso e inquietante.

C’è un segreto tecnico: più si va in alto (ad esempio dalla cima del Djouce), più il lago “si colora” di nero. Man mano che si scende verso il livello della strada, la luce radente può rivelare sfumature rossastre o color ruggine vicino ai bordi.

Foto Canva

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