Dopo aver visitato le meraviglie di Asciano, con i classici e poetici viali di cipressi, non è raro rimanere a bocca aperta a causa di un panorama di un grigio plumbeo e quasi spettrale che si apre all’improvviso. Una sorta di cortocircuito, ma che in realtà ha un motivo ben preciso (e particolarmente interessante). Chilometro dopo chilometro, infatti, ci si ritrova al Deserto di Accona, un segreto custodito nel cuore delle Crete Senesi in cui la tonalità smeraldo delle vigne sparisce. Ma come è possibile tutto questo? E, soprattutto, è davvero un deserto?
Deserto di Accona, perché si chiama così
Bisogna partire dal presupposto che questa affascinante porzione di Toscana centrale è il residuo di un mare antico tre milioni di anni. In sostanza, al posto del paesaggio lunare che vediamo oggi, in epoche remotissime qui tutto era ricoperto di acqua salata. Il terreno, chiamato tecnicamente mattaione, è una miscela di argilla, sabbia e limo, ricca di cloruro di sodio. Proprio il sale impedisce ai semi di germogliare, lasciando quindi la terra nuda e ferita dagli agenti atmosferici.
Foto: louis-garden – Wiki italian, CC BY-SA 2.5, Via Wikimedia
Il termine “deserto” risale al XIV secolo, quando il beato Bernardo Tolomei scelse queste alture brulle per fondare l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore. Ai tempi, la parola indicava un luogo abbandonato, privo di presenza umana e vegetazione. Alla luce di quanto appena detto, la risposta alla domanda se è davvero un deserto è quindi “non proprio”, ma nei fatti geograficamente il titolo resta calzante: le precipitazioni annue sono scarsissime e il cloruro di sodio rende le colline simili a una distesa di cenere.
Calanchi e Biancane
La struttura fisica di Accona è un capolavoro di erosione, uno di quelli a cui è praticamente impossibile non inginocchiarsi di fronte alla forza e alla maestria della natura. Come accennato, il protagonista assoluto è il mattaione che reagisce in modo violento agli agenti atmosferici modellando:
- I Calanchi: sono le rughe profonde della terra. Si formano sui versanti esposti a sud, i più caldi, in cui la vegetazione soccombe. La pioggia scivola rapida sulla superficie impermeabile e, contemporaneamente, scava solchi dritti e affilati come lame di coltello che precipitano a valle.
- Le Biancane: piccole cupole candide, alte pochi metri, che punteggiano il paesaggio come bolle di terra pronte a esplodere. Il loro colore deriva dal solfato di sodio che, con l’umidità, affiora in superficie e cristallizza.
Foto:Dinobito – Opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
Camminare nel Deserto di Accona
Dalle premesse fatte, è abbastanza automatico comprendere che da queste parti l’esperienza del cammino è diversa da ogni altra escursione appenninica. Il suolo è vivo e muta forma a ogni stagione. In estate, risale un calore che offusca la vista e deforma tutto quello si ha davanti; in inverno, la nebbia si incastra dentro i calanchi, rendendo il deserto un mare di nuvole grigie da cui spuntano solo le creste più alte.
Il Sentiero del Crinale (Asciano – Monte Oliveto Maggiore)
Questo è il percorso principe. Parte dal centro abitato di Asciano e si inerpica verso sud-ovest. È un tracciato di circa 10 chilometri che si snoda interamente su creste scoperte. Il vento soffia spesso con forza laterale, ma la vista spazia a 360 gradi sulle torri di Siena e il profilo del Monte Amiata.
L’Anello delle Biancane di Leonina
Più a nord, vicino a Leonina, si trova un percorso ad anello ottimale per coloro che desiderano camminare tra le formazioni geologiche più pure. Il sentiero conduce anche al Site Transitoire, una scultura monumentale in pietra posizionata in un punto dove il tramonto si incastra perfettamente dentro una finestra artificiale.
Attorno a questo sito, i sentieri secondari permettono di camminare proprio tra le Biancane. La sensazione che si avverte è quella di muoversi su un altro pianeta, tra piccoli vulcani di fango bianco e crepe che scendono in profondità nel cuore del mattaione.
Foto: Dinobito – Opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
La discesa verso il torrente Asso
Per i più esperti, esistono tracce che digradano dai calanchi verso il fondo valle dell‘Asso. Qui la vegetazione riprende spazio con tamerici e piante che sopportano il sale. Bisogna però essere consapevoli che questi passaggi sono ripidi e che il dislivello è ingannevole.
Note per l’escursionista
La totale assenza di alberi lungo le creste espone il trekker a un irraggiamento solare costante. Portare scorte d’acqua abbondanti è un obbligo, poiché le sorgenti naturali sono sature di sali e inutilizzabili.
In questa zona, il “fuoripista” è sconsigliato. Calpestare le Biancane al di là dalle tracce esistenti accelera l’erosione di strutture che hanno impiegato millenni per formarsi. Sono inoltre fondamentali le mappe digitali vista la mancanza di veri punti di riferimento. Il rischio è che tutte le colline grigie finiscano per somigliarsi.
Foto di copertina: Gunther Tschuch – Opera propria, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia
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