Non ce lo togliamo di dosso quel senso di soddisfazione e la forte commozione: Flora Tabanelli, a soli 18 anni, ha saputo trasformare la pressione di una finale olimpica in pura energia creativa, superando con una maturità sorprendente i postumi di un infortunio che avrebbe potuto frenarne le ambizioni e persino la partecipazione ai Giochi. La giovanissima (e coraggiosissima) atleta italiana ha infatti conquistato un’emozionante medaglia di bronzo grazie alla sue evoluzioni praticamente perfette nel freestyle big air, il tutto sotto una nevicata di Livigno che brillava di una luce speciale proprio per la determinazione dimostrata nel tornare ai massimi livelli a seguito di uno stop forzato.
Ma da dove è nata questa sua passione? La bravura della neo campionessa trova origine sponde del Lago Scaffaiolo, una meraviglia a 1775 metri di quota e sul confine sottile che divide l’Emilia dalla Toscana. La sua quotidianità prevedeva discese costanti per raggiungere la scuola a valle, trasformando i pendii del crinale in una palestra naturale permanente. Il legame tra il podio olimpico e lo specchio d’acqua modenese, dunque, testimonia la forza di una passione montana in grado di sbocciare lontano dai grandi comprensori alpini (sì, si merita i complimenti doppi, anzi tripli e persino quadrupli e mezzo, proprio come le sue rotazioni).
Lago Scaffaiolo, tra leggenda e realtà
Il Lago Scaffaiolo occupa una depressione naturale formata da processi di degradazione meteorica. La sua caratteristica principale risiede nell’assenza di sorgenti visibili o fiumi che lo alimentino. Il bacino mantiene il proprio livello idrico sfruttando esclusivamente le precipitazioni e l’accumulo nevoso invernale, grazie a un fondo impermeabile che impedisce il deflusso rapido.
Foto Canva
Se per molti è un posto poco noto, per altri è una tappa fissa, e lo era anche in tempi non sospetti: Boccaccio, per esempio, ne rimase stregato perché esso sembrava sfidare le leggi della fisica restando sempre colmo nonostante la posizione sulla vetta. Le rive sono prive di vegetazione arborea, battute da venti che modellano il paesaggio rendendolo simile a una tundra artica, un ambiente severo che richiede rispetto e preparazione tecnica.
Le creste circostanti, che culminano nel vicino Corno alle Scale, definiscono un paesaggio severo ma magnetico e i cui sentieri, in passato, hanno visto sfrecciare anche leggende sportive del calibro di Alberto Tomba.
Il rifugio più antico e la medaglia di Flora
Sulla sponda del bacino si trova il Rifugio Duca degli Abruzzi, pilastro della storia escursionistica nazionale fin dalla sua prima pietra posata nel 1878: vanta il titolo di struttura ricettiva più antica dell‘Appennino. Nonostante le ricostruzioni avvenute nel corso di oltre un secolo a causa delle condizioni climatiche estreme, il presidio rappresenta il punto di riferimento per gli escursionisti del Corno alle Scale, sia dai sentieri da Fanano che dal versante pistoiese.
Questo edificio in pietra, oltre a essere un punto di ristoro, è la casa di Lucia Ceron e Antonio Tabanelli, i genitori di Flora e di suo fratello Miro, altro campione italiano.
Foto: Pietro – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
Come arrivare: il trekking
Partendo dalla località Capanno Tassoni, si imbocca un tracciato che attraversa boschi di faggio per poi aprirsi su praterie d’alta quota. Durante l’inverno il percorso richiede l‘utilizzo delle ciaspole, racchette da neve che permettono di procedere senza affondare, rendendo la salita accessibile anche a escursionisti mediamente allenati.
Primavera ed estate, invece, svelano sentieri perfetti per il trekking, con una visuale circolare che abbraccia la catena appenninica e si spinge, nei pomeriggi tersi, fino ai profili della Corsica.
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Info utili
Per completare l’itinerario classico (andata e ritorno o piccolo anello) servono mediamente tra le 4 e le 5 ore di cammino effettivo. Il percorso è classificato come E (Escursionistico), questo significa che non presenta passaggi esposti o tratti in cui serve usare le mani per arrampicarsi. Ciò non toglie che richieda comunque un minimo di abitudine a muoversi su terreni di montagna.
Il dislivello è di circa 500-600 metri di salita, una pendenza costante ma mai proibitiva. Va comunque considerato che questa è una zona famosa per i cambiamenti repentini del meteo e per le raffiche di vento (che possono essere molto forti vicino alla Croce Arcana).
Foto di copertina: Massimilianogalardi – Own work, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia
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