Calanchi di Aliano, le cicatrici d’argilla che hanno stregato la letteratura mondiale

La Basilicata nasconde un deserto bianco in cui il silenzio si mescola alla storia di Carlo Levi. Questo viaggio attraversa una geologia rara tra panorami lunari in grado di togliere il fiato

Aliano, Basilicata

In Basilicata è custodito un segreto fatto di polvere e silenzi. Si attraversa la provincia di Matera per scovare i Calanchi di Aliano, un labirinto bianco in cui il tempo ha smesso di correre. Lo scenario, infatti, alterna creste affilate a voragini profonde che incantano, al punto che questo stesso luogo ispirò l’esilio di Carlo Levi. Oggi rappresenta una meta incredibile per chi desidera la solitudine della natura lucana più autentica.

Valle dei Calanchi di Aliano, Basilicata

Un oceano di terra nel cuore della Basilicata

Il panorama che circonda il borgo di Aliano colpisce chiunque raggiunga queste alture lucane. Ma del resto siamo davanti ai Calanchi, formazioni nate da un fenomeno di erosione millenaria che ha scavato il terreno argilloso attraverso l’azione incessante della pioggia. La roccia, priva di vegetazione, si spacca in solchi profondi definiti localmente “frane” o “lame”.

Sono strutture che ricordano enormi pinne di squalo emerse dal suolo e che mettono in scena un contrasto cromatico netto tra il bianco abbagliante della terra e l’azzurro intenso del cielo meridionale. La particolarità geologica deriva dalla composizione del suolo, un tempo fondale marino, che adessso reagisce agli agenti atmosferici modellandosi in guglie sottili e pareti verticali fragili.

Calanchi di Aliano, paesaggio lunare

Il soprannome letterario e la memoria di Carlo Levi

Molti conoscono questa zona grazie alla definizione di “Paesaggio Lunare“. Tale appellativo descrive perfettamente l’assenza di riferimenti visivi tradizionali. Durante il periodo del fascismo, lo scrittore e pittore Carlo Levi venne confinato proprio in questo borgo. Il suo capolavoro, Cristo si è fermato a Eboli, descrive minuziosamente la durezza e la bellezza mistica di queste voragini, elevando la valle a simbolo di un’Italia rurale ancestrale.

Case imponenti sembrano affacciarsi su un precipizio infinito e molte di queste abitazioni conservano ancora le facciate antropomorfe, con finestre e porte posizionate in modo da ricordare volti umani. Un’architettura particolarissima e che serviva, secondo le credenze popolari, a scacciare gli spiriti maligni che abitavano le profondità dei fossi.

Punti panoramici sui Calanchi di Aliano

Percorsi tra creste e polvere bianca

Esplorare l’area richiede scarpe con un ottimo grip. I sentieri si snodano lungo i bordi delle scarpate, permettendo di osservare da vicino la tessitura dell’argilla che appare quasi vellutata al tatto ma risulta estremamente friabile. Con il percorso del Parco Letterario si possono ripercorrere i luoghi fisici citati da Levi, unendo l’attività fisica alla riflessione culturale.

Osservando bene il terreno, appaiono piccoli cristalli di gesso che brillano sotto la luce solare. La fauna locale, composta principalmente da falchi grillai e poiane, sorveglia dall’alto i movimenti dei rari passanti. La zona rappresenta una delle formazioni calanchive più estese e spettacolari dell’Italia meridionale, con unicità paesaggistica in Europa meridionale. Il fatto più interessante è che resta tuttora un luogo selvaggio, lontano dai flussi turistici di massa che affollano solitamente altre località della regione.

Il paesaggio che incantò Carlo Levi

Distanze e gradi di difficoltà

L’esplorazione della valle si divide in diversi tracciati che variano per impegno e durata. Il sistema dei sentieri del Parco Letterario consente di modulare l’esperienza in base alla preparazione fisica.

  • Anello dei Calanchi: il tragitto principale si sviluppa per circa 10-12 chilometri con un dislivello positivo di più o meno 400 metri. Richiede mediamente 4 o 5 ore di tempo e viene classificato con difficoltà E (Escursionistico). Il fondo muta sensibilmente in base all’umidità, diventando molto scivoloso dopo le piogge.
  • Sentieri brevi (Don Carlo e Don Luigino): varianti decisamente più accessibili che restano facilmente sotto i 3 chilometri totali. Questi tratti risultano ideali per chi possiede poco tempo ma desidera osservare le creste senza affrontare pendenze eccessive.
  • Traversata selvaggia: itinerari più lunghi arrivano a toccare più di 6 ore di tempo e necessitano di molto impegno (come il sentiero dedicato ai medici Milillo e Gibilisco). Qui la segnaletica scarseggia e l’uso del GPS o il supporto di una guida locale diventa fondamentale per non smarrire la traccia tra le dune argillose.

Foto Canva

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