Lord Byron disse che le Bocche di Cattaro erano il luogo più bello dove la terra e il mare si incontravano. Non era il tipo da esagerare. La Boka Kotorska — in italiano Bocche di Cattaro — è un sistema di insenature profonde che si incuneano nell’entroterra del Montenegro circondato da montagne che arrivano quasi a picco sull’acqua. Come se premessero con la loro forza accumulata in milioni di anni sul centro antico di una cittadina che ha oltre duemila anni.
Non è un fiordo nel senso geologico stretto, ma è la cosa più simile a un fiordo che il Mediterraneo possa offrire.
Al centro di tutto questo c’è Kotor, la Cattaro veneziana, medievale, Patrimonio UNESCO, con i gatti randagi sui gradini delle chiese romaniche e le mura che salgono su per la montagna fino alla fortezza. Intorno ci sono borghi, isolette, strade panoramiche, sentieri con i tunnel della guerra fredda e una marina di lusso che sembra atterrata da un altro pianeta.
Il problema è uno solo: in luglio e agosto c’è una strada sola, e su quella strada ci sono tutti. Questi consigli tratti dal mio viaggio nella zona spiegano anche come evitare il problema e cosa vedere in questo angolo ipersuggestivo dell’Adriatico. Dove è meglio andare adesso per coglierne lo spirito ancora genuino e avventuroso, prima che diventi una meta mainstream.
Kotor: dentro le mura veneziane
Il centro storico di Kotor è racchiuso in 4,5 chilometri di mura medievali che seguono il profilo della montagna come se fossero state disegnate da qualcuno con molto tempo a disposizione e nessuna fretta. Le fondamenta sono del IX secolo, la forma attuale è veneziana — Venezia controllò Kotor dal 1420 al 1797 e lasciò ovunque la sua firma architettonica.
Dentro le mura il labirinto di vicoli porta inevitabilmente alla Piazza d’Armi, il cuore della città, con la Torre dell’Orologio del 1602 e i caffè sotto i portici. La Cattedrale di San Trifone — patrono della città, le cui reliquie arrivarono qui nell’810 — è romanica, con le due torri asimmetriche danneggiate dal terremoto del 1979 e poi ricostruite. All’interno, il baldacchino gotico del XIV secolo e i mosaici medievali sopravvissuti ai secoli.
Il Museo dei Gatti di Kotor è letteralmente quello che sembra: due sale con cimeli, cartoline e oggetti dedicati ai felini che abitano la città da secoli. Secondo la leggenda arrivarono con i marinai serbi e liberarono la città da ratti e serpenti. Oggi sono dappertutto — sui gradini, sui muretti, davanti alle chiese — e nessuno li disturba. L’ingresso costa 1 euro per i bipedi, è gratuito per i quadrupedi.
Se hai tempo, vale la pena percorrere i auto la Strada dei 50 tornanti che sale al Monte Lovcen, la vetta più alta del paese, una visione impressionante.
La salita alla Fortezza di San Giovanni: 1.350 gradini e una vista che non dimentichi
È l’esperienza che definisce una visita a Kotor. La Fortezza di San Giovanni si trova a 260 metri sopra la città, raggiungibile attraverso un percorso di oltre 1.350 gradini che sale lungo le mura esterne. Il biglietto d’ingresso costa circa 8 euro.
Il percorso non è difficile tecnicamente ma richiede fiato, scarpe con suola e almeno mezzo litro d’acqua a testa. Si sale attraverso le mura medievali, si attraversa la Fortezza San Gerolamo a metà percorso e si arriva alla cima dove Kotor diventa un puntino rosso sotto i piedi e le Bocche di Cattaro si aprono in tutta la loro larghezza. Il momento migliore è il tramonto: la luce radente sulle acque trasforma il panorama in qualcosa di difficile da fotografare e impossibile da dimenticare. Portarsi una torcia per la discesa.
Il trekking da Tivat a Kotor con i tunnel della guerra fredda
Questo è il pezzo più insolito e meno raccontato della zona. Sul versante che separa Tivat da Kotor, lungo il crinale che sovrasta la baia, esiste un sentiero che porta a un belvedere militare abbandonato con i tunnel scavati nella roccia durante la Jugoslavia di Tito. Postazioni di avvistamento, cunicoli nella pietra, feritoie che guardano l’Adriatico: un pezzo di guerra fredda dimenticato nel mezzo di uno dei paesaggi più belli d’Europa.
Il trekking parte da Tivat, sale attraverso il bosco e raggiunge il belvedere con vista a 180 gradi sulla baia. Da qui si scende verso Kotor attraverso i sentieri delle mura esterne. Il percorso richiede circa 3-4 ore totali, scarpe da trekking e l’accortezza di non avventurarsi nei tunnel senza torcia. Non è segnalato su tutte le app di escursionismo — vale chiedere localmente o cercare su Wikiloc prima di partire.
Porto Montenegro a Tivat: l’altra faccia della baia
Tivat fino a qualche anno fa era una città industriale con un vecchio arsenale militare sul mare. Poi il governo montenegrino ha venduto l’area a un fondo internazionale e ne è uscita Porto Montenegro: una marina di lusso con yacht ormeggiati in fila, boutique, ristoranti con vista e un lungomare che sembra importato dalla Costa Azzurra.
È uno stridore totale con il resto della baia — e per questo vale una passeggiata per capire cosa sta diventando il Montenegro e con quale velocità.
Il Museo Navale vicino alla marina espone, tra le altre cose, un sottomarino degli anni della guerra fredda visitabile dall’interno.
Il periplo del fiordo: da Portonovi a Tivat
Il giro completo della baia — da Portonovi all’ingresso fino a Tivat sul fondo — si fa in auto o in bici, seguendo la strada che costeggia l’acqua. Sono 38 km, in auto ci vogliono circa 2 ore senza soste, ma le soste sono il punto. In bici una giornata, tornando al luogo di partenza con il ferry locale..
Ogni borgo ha qualcosa: Herceg Novi con la sua fortezza sul promontorio, Risan con i mosaici romani del III secolo nel museo locale.
Perast che è la perla di tutto il percorso, un borgo barocco quasi perfettamente conservato, con palazzi veneziani affacciati sull’acqua e 19 chiese in pochi isolati. Era una delle città marinare più potenti dell’Adriatico sotto Venezia. Oggi ha poche centinaia di abitanti, nessun traffico e quella qualità sospesa dei posti che hanno smesso di crescere e sono rimasti interi.
In bici il percorso è percorribile ma richiede attenzione: la strada è stretta e in estate il traffico è intenso. Meglio scegliere le ore del mattino presto o optare per una bici elettrica — il terreno pianeggiante lungo la costa si presta bene. E consiglio vivamente di fermarsi a mangiare pesce in uno dei ristorantini con terrazze sull’acqua.
Le isolette di Perast: Sveti Dorde e la Madonna dello Scoglio
Di fronte a Perast, a poche centinaia di metri dalla riva, si alzano due isolette che sembrano uscite da un racconto. Sveti Đorđe — San Giorgio — è un’isoletta naturale con un monastero benedettino del XII secolo circondato da cipressi. Non è visitabile dall’esterno, ma da vicino in barca è uno dei profili più fotogenici dell’Adriatico.
Gospa od Škrpjela — la Madonna dello Scoglio, o Church of Our Lady of the Rocks — è invece un’isola artificiale, l’unica di questo tipo nell’intero Adriatico. La leggenda dice che nel 1452 due fratelli trovarono un’icona della Madonna su uno scoglio. Da quel giorno i marinai di Perast, di ritorno da ogni viaggio, lanciavano una pietra in quel punto. Nel corso dei secoli lo scoglio divenne un’isola, e sull’isola fu costruita la chiesa.
Dentro ci sono 2.500 placche votive in argento offerte dai marinai nel corso dei secoli e una serie di dipinti del pittore Tripo Kokolja del XVII secolo. Le barche partono dal lungomare di Perast tutto il giorno. Il tragitto dura cinque minuti, il biglietto costa circa 5 euro andata e ritorno.
Le escursioni da fare partendo dalle Bocche di Cattaro
La baia è una base operativa naturale per chi vuole esplorare il Montenegro in profondità. Budva è a venti minuti di auto: di giorno ha una città vecchia medievale con le mura che scendono direttamente sul mare e la spiaggia di Mogren raggiungibile attraverso un tunnel nella roccia, di sera si trasforma nel centro del nightlife montenegrino, con i locali sul lungomare aperti fino a tardi. La chiamano la Rimini del Montenegro, e non è del tutto sbagliato.
Cetinje, l’antica capitale, è a trentacinque chilometri attraverso il Parco Nazionale del Lovćen, su una strada panoramica con 25 tornanti che sale fino a 1.200 metri. La guida richiede attenzione, le soste panoramiche sono obbligatorie. In cima si trova una città costruita per essere capitale di un piccolo paese di montagna che ha resistito all’Impero Ottomano per secoli: i palazzi reali del tardo Ottocento, i consolati stranieri ancora intatti, il Monastero di Cetinje con le reliquie ortodosse più importanti del paese.
Verso l’interno i Laghi di Markovic sono raggiungibili in un’ora di auto: laghi carsici non attrezzati per il turismo di massa, ancora integri. Per chi ha più giorni ed è attratto dalla Via Dinarica, il Parco Nazionale del Durmitor è a circa tre ore: il Canyon del fiume Tara, il più profondo d’Europa con 1.300 metri di profondità, il Lago Nero ai piedi delle cime, il rafting e il trekking in un paesaggio che non assomiglia a niente del Mediterraneo. Il Lago di Scutari, al confine con l’Albania, è il più grande dei Balcani: riserva naturale protetta, ideale per birdwatching e gite in barca tra i monasteri ortodossi sulle sponde.
Quando andare: non in estate
Questo è il consiglio più importante di tutta la guida. In luglio e agosto le Bocche di Cattaro diventano un problema logistico. La strada che circumnaviga la baia è una sola, stretta, con curve cieche e guardrail insufficienti. Puoi impiegare 6 ore invece che le classiche 1.30-2 per andare da Podgorica a Kotor. Le navi da crociera scaricano migliaia di persone al giorno a Kotor. I parcheggi sono pieni dalle dieci del mattino.
Il periodo migliore è maggio-giugno oppure settembre-ottobre. Il mare è balneabile, le temperature sono umane, i vicoli di Kotor sono percorribili, i ristoranti hanno i tavoli liberi. I prezzi delle strutture scendono in modo significativo. Le strade sono strade, non code.
Dove dormire: base operativa a Tivat
Per esplorare le Bocche di Cattaro senza dipendere dal traffico di Kotor, Tivat è la base logistica migliore: più tranquilla, con l’aeroporto a pochi minuti, e collegata a Kotor in venti minuti di auto anche in alta stagione. Ci sono appartamenti, B&B, alberghi.
Abbiamo alloggiato al SIRO Boka Place, nel quartiere di Porto Montenegro. Non è un hotel ‘normale’: è un progetto costruito attorno al benessere, con una cura particolare verso nutrizione, sonno, recupero, fitness e mindfulness. C’è una palestra da 1.600 metri quadrati, in collaborazione con Technogym, con trainer a disposizione e controllo dei parametri. C’è una piscina da 25 metri a temperatura controllata, un Recovery Lab con crioterapia e red light therapy, e un ristorante che lavora con un nutrizionista interno per costruire piani alimentari personalizzati.
La posizione è ideale: a piedi da Porto Montenegro, a dieci minuti in auto da Kotor, con l’aeroporto di Tivat raggiungibile in cinque minuti.
In camera ho trovato tappetini da yoga, bande elastiche, menu dei cuscini e playlist di meditazione per il sonno. Il rooftop bar serve cocktail analcolici e vini biologici, il Refuel Bar è aperto a tutte le ore con snack proteici e frullati. Riflette quello che il Montenegro sta cercando di diventare, seguendo il concetto di Destination Fitness, cioè un luogo di avventura e relax, sport e esplorazione. Un posto dove torni dall’escursione o dal trekking e trovi una struttura pensata per recuperare, per ripartire il giorno dopo.
Come arrivare
In aereo — l’aeroporto più vicino è quello di Tivat, ma non ha ancora voli diretti dalle città italiane, i collegamenti passano da Belgrado con Air Serbia da Roma tutto l’anno. L’alternativa è Podgorica, a circa 1h30 (fino a 2 ore) di auto da Kotor attraverso il Parco del Lovćen: più voli, più compagnie, paesaggio straordinario.
Auto a noleggio indispensabile per muoversi liberamente nella baia e verso l’interno.
Dalla Croazia — da Dubrovnik ci vogliono circa 1h30 in condizioni normali, ma il confine tra Croazia e Montenegro può allungare i tempi in modo imprevedibile, specialmente in estate. Calcolare un margine.
Foto Canva, Martino De Mori
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