L’imponente mole di Palazzo Farnese svetta sopra il borgo di Caprarola, in provincia di Viterbo, catturando lo sguardo dei viandanti già da diversi chilometri di distanza. Questa costruzione prende vita su quelle che erano le fondamenta di una precedente struttura militare concepita da Antonio da Sangallo il Giovane. Alessandro Farnese il Giovane, nipote di Papa Paolo III, decise verso la metà del 500 di trasformare quel bastione difensivo in una residenza estiva di rappresentanza.
Affidò l’incarico a Jacopo Barozzi, architetto meglio conosciuto come Il Vignola, il quale scelse di mantenere la pianta pentagonale originaria inserendovi un geniale cortile circolare perfettamente iscritto nel poligono. Una soluzione geometrica all’apparenza molto strana (vi basti pensare che è soprannominato il “Pentagono Italiano), ma che rende l‘edificio unico nel suo genere: unisce la solidità di un castello alla raffinatezza di un palazzo nobiliare. La facciata principale guarda in direzione del centro abitato attraverso una serie di rampe e scalinate che esaltano il senso di ascesa verso il potere della casata.
Scale regali e prospettive circolari
Non appena si varca la soglia di Palazzo Farnese l’attenzione ricade immediatamente sulla Scala Regia, una scalinata elicoidale sostenuta da ben 30 colonne doppie in stile dorico. Un’opera mastodontica e che permise ai signori dell’epoca di salire direttamente ai piani nobili ma (e qui viene il bello) rimanendo in sella ai propri cavalli. Si tratta di un dettaglio tanto singolare quanto importante, perché testimonia la grandiosità e l’ostentazione di status tipiche del periodo.
Foto: Simone Antonazzo / ENIT SpA
Le pareti della scala presentano decorazioni pittoriche che simulano finti marmi e architetture, creando un effetto ottico di profondità quasi infinito. Salendo i gradini si percepisce chiaramente l‘intento di meravigliare gli ospiti prima ancora che questi accedano alle sale principali. Vignola riuscì a risolvere problemi strutturali complessi garantendo allo stesso tempo un‘eleganza visiva che pochi altri architetti del Rinascimento hanno saputo eguagliare.
Un atlante dipinto nel cuore della Tuscia: la Sala del Mappamondo
Tra le numerose stanze, la Sala del Mappamondo rappresenta il culmine della conoscenza geografica del XVI secolo. Le mura di questo sontuoso ambiente mostrano mappe dettagliatissime delle terre allora conosciute, descrivendo con precisione i confini di regni lontani e mari inesplorati. Sul soffitto trionfano le costellazioni celesti, posizionate secondo i calcoli astronomici dell’epoca.
Foto: Etienne (Li) – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
Osservare questi affreschi permette di comprendere la visione del mondo posseduta dalla nobiltà romana, la quale amava circondarsi di sapere oltre che di bellezza. Poco distante, la Sala dei Fasti Farnesiani celebra invece le imprese militari e politiche della famiglia, raffigurando incontri con imperatori e alleanze strategiche che hanno segnato la storia italiana ed europea. Ma queste, chiaramente, sono solo due delle maestose stanze che si possono scorgere in questo capolavoro della Tuscia.
Labirinti di verde e ninfei monumentali
L’esterno della struttura riserva sorprese altrettanto spettacolari attraverso i cosiddetti Giardini Bassi e i Giardini Alti. Sono degli spazi verdi che ben descrivono l’evoluzione del concetto di giardino all’italiana, luoghi in cui la natura viene plasmata per rispondere a canoni di ordine e armonia. Risalendo lungo i viali alberati, si raggiunge la Palazzina del Piacere, una residenza più intima circondata da statue di cariatidi giganti che sorreggono cesti di frutta sulla testa.
Fontane monumentali e giochi d’acqua decorano i terrazzamenti, dando vita a percorsi sensoriali che stimolano l’udito grazie allo scorrere costante delle correnti idriche. Tali aree venivano utilizzate per momenti di svago, letture poetiche o banchetti privati lontano dagli obblighi ufficiali della corte. La cura dei dettagli botanici unita alle sculture in peperino, pietra locale dal caratteristico colore grigio, conferisce all’intero complesso un’atmosfera solenne ma accogliente.
Foto di copertina: Smecucci – Own work, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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