Svartisen, dove l’estate norvegese incontra l’era glaciale: guida alla spedizione verso la lingua Engabreen

Esplorare questa meraviglia naturale richiede curiosità e spirito d'avventura, poiché il ghiacciaio regala un contatto primordiale con una Norvegia selvaggia, fatta di riflessi cobalto e silenzi interrotti solo dal vento del nord

Svartisen, Norvegia

Questa massa gelata, chiamata Svartisen, rappresenta il secondo ghiacciaio più esteso della Norvegia intera. Situato nella contea di Nordland, poco sopra il Circolo Polare Artico, il complesso glaciale copre una superficie di approssimativamente 370 chilometri quadrati ed è una struttura geologica che si divide in due blocchi distinti: Vestisen e Østisen.

Svartisen significa letteralmente “ghiaccio nero”, appellativo che deriva dall’aspetto del ghiaccio antico che, essendo estremamente denso e privo di bolle d’aria, assorbe la luce solare restituendo una tonalità blu scuro molto intensa (quasi cupa se confrontata con la neve fresca circostante – quando presente).

Raggiungere i piedi di questa mastodontica formazione richiede l’utilizzo di un’imbarcazione che attraversa le acque turchesi del fiordo Holandsfjorden. Una volta approdati sulla sponda opposta rispetto alla strada principale, il sentiero conduce verso la lingua glaciale che prende il nome di Engabreen. Si tratta di un braccio di ghiaccio che vanta un primato geografico notevole: è il punto più basso del continente europeo, tanto che tocca quasi il livello del mare.

Engabreen, lingua di ghiaccio

La metamorfosi cromatica della lingua Engabreen

Osservando da vicino le pareti frastagliate del ghiacciaio, si notano tantissime sfumature che spaziano dal bianco latte al turchese elettrico. Questi colori raccontano la storia millenaria della compressione della neve. Sotto il peso degli strati superiori, i cristalli si fondono eliminando l’ossigeno intrappolato. Il risultato visivo appare alieno, simile a onde di vetro solidificate che scendono dai picchi montuosi verso lo specchio d’acqua sottostante.

Svartisen custodisce segreti scientifici fondamentali. Sotto i 200 metri di spessore gelato opera lo Svartisen Subglacial Laboratory, con scienziati provenienti da tutto il mondo che studiano i movimenti della calotta e la risposta dei ghiacci ai cambiamenti climatici. Pochi luoghi sul pianeta permettono un accesso così diretto alla base di un ghiacciaio vivo.

Il ghiacciaio vivo di Svartisen

Dinamiche di un ecosistema in continua evoluzione

Intorno ai bordi del ghiaccio è impossibile non scorgere la vegetazione che lotta per conquistare spazio tra i detriti morenici. Piccoli fiori artici e muschi resistenti spuntano tra le pietre grigie, creando un contrasto cromatico delicato rispetto alla forza bruta del ghiaccio. L’aria percepita vicino alla lingua glaciale scende bruscamente di diversi gradi, portando con sé un odore di freschezza assoluta e terra bagnata.

Gli escursionisti esperti possono partecipare a uscite guidate muniti di ramponi e piccozze, ma risulta fondamentale affidarsi a professionisti poiché le fessure, denominate crepacci, possono nascondersi sotto sottili strati superficiali risultando estremamente pericolose.

I laghi glaciali situati ai piedi delle pareti azzurre, come il lago Svartisvatnet, raccolgono l’acqua di fusione ricca di sedimenti minerali. Tali particelle in sospensione conferiscono all’acqua un colore lattiginoso unico, tipico dei bacini alimentati direttamente dai giganti di ghiaccio.

Lago Svartisen, Norvegia

Periodo ideale ed equipaggiamento

Il periodo ideale per incontrare Svartisen si restringe ai mesi compresi tra giugno e fine agosto. Durante queste settimane, il sole di mezzanotte garantisce luce perenne, permettendo spostamenti sicuri anche nelle ore tardo-pomeridiane. All’inizio di giugno, i sentieri presentano spesso residui nevosi che rendono il terreno scivoloso, mentre agosto regala rocce più asciutte e temperature medie oscillanti tra i 10 e i 15 gradi. Oltre settembre, le condizioni meteorologiche mutano rapidamente, portando piogge intense e venti gelidi che rendono i collegamenti marittimi irregolari.

Risulta indispensabile indossare una giacca esterna in tessuto impermeabile e traspirante, preferibilmente in Gore-Tex, per contrastare l’umidità costante prodotta dalla massa gelida. Sotto lo strato protettivo, indumenti in lana merino aiutano a regolare la temperatura corporea senza trattenere il sudore. Scarponi da trekking a suola rigida offrono il supporto necessario sulle pietre levigate dai millenni, spesso umide e instabili.

Formazioni rocciose millenarie dello Svartisen

È fondamentale anche portare con sé guanti leggeri e un berretto, dato che l’aria in prossimità della lingua glaciale scende di parecchi gradi rispetto al parcheggio di partenza. Ramponi e piccozze diventano obbligatori esclusivamente per chi intende calpestare la calotta azzurra, pratica permessa soltanto sotto la stretta supervisione di guide certificate.

Logistica degli spostamenti e punti di snodo

La porta d’accesso principale si trova lungo la strada costiera Fv17, nota come Helgelandskysten. Dal porto di Holandsvika, un piccolo battello passeggeri effettua traversate regolari verso la sponda opposta dell’Holandsfjorden. Il tragitto dura circa 10 minuti e regala una prospettiva privilegiata sulla mole del ghiacciaio che sovrasta il fiordo. Una volta sbarcati, una pista ciclabile pianeggiante di circa tre chilometri conduce fino alle sponde del lago glaciale. Molti viaggiatori scelgono di noleggiare biciclette direttamente al molo per risparmiare tempo ed energie prima della salita finale.

Traghetto per Svartisen, Norvegia

L’ultimo tratto richiede un impegno maggiore: si risalgono placche di roccia liscia seguendo i segnavia rossi (le classiche “T” norvegesi) dipinti sulla pietra. Questa sezione finale prevede più o meno 40-60 minuti di sforzo costante per raggiungere il punto panoramico in cui il ghiaccio mostra tutta la sua forza cromatica.

Foto Canva

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