Ossa di terra e sentieri d’argilla: il bianco accecante dei Calanchi di Pisticci, le rughe lucane

Un'esplorazione tattile e fisica lungo i crinali di una Basilicata in cui il trekking diventa un esercizio di equilibrio su schiene di angoli preistorici modellate dal vento e dal tempo

Calanchi di Pisticci

Nel nostro Paese c’è uno dei paesaggi più instabili d’Europa. Per la precisione a Pisticci, in provincia di Matera, località che sorge su un vero e proprio ammasso di argille pleistoceniche che deriva da antichi fondali marini emersi milioni di anni fa, ma ora esposti all‘azione violenta dei temporali. Da queste parti, infatti, la pioggia scava solchi profondi fino a rendere le colline una sequenza infinita di creste affilate chiamate tecnicamente solchi da ruscellamento.

Vi basti pensare che gli geologi identificano tali aree quali fenomeni di erosione accelerata, dove la mancanza di alberi lascia il suolo nudo davanti alla forza degli elementi. Il visitatore che vi arriva scopre una superficie che passa rapidamente dalla polvere finissima, simile a talco, a un fango vischioso in grado di bloccare il passo in pochi istanti. Eppure è un’esperienza surreale, un qualcosa che (forse) la fantasia umana non avrebbe mai potuto nemmeno immaginare.

Escursione tra le dune fossili lucane

L’accesso a questo labirinto di argille pleistoceniche avviene principalmente partendo dalla base del centro abitato o percorrendo la Strada Statale 176, che taglia la valle regalando punti di ingresso diretti nel fango secco. Chi decide di affrontare il terreno a piedi deve puntare alle aree sottostanti il rione Dirupo, risalendo i valloni che si aprono come ferite chiare nella vegetazione mediterranea.

Il paesaggio argilloso di Pisticci

Muoversi qui richiede scarponi con suola a carrarmato profondo, poiché l’argilla, secca e friabile in superficie, tende a sgretolarsi sotto il peso del corpo trasformando ogni salita in un esercizio di equilibrio. I solchi da ruscellamento, ovvero le rughe profonde scavate dall’acqua, fungono spesso da tracce naturali per risalire i versanti, ma obbligano a passi larghi e sforzo fisico costante.

Molti appassionati di mountain bike scelgono le creste più ampie per percorsi di cross-country tecnico, in cui la tenuta dei copertoni viene messa alla prova dalla polvere finissima.

Dati tecnici e caratteristiche del percorso principale

Esistono diverse varianti, ma il tracciato più frequentato presenta i seguenti parametri medi:

  • Lunghezza complessiva: circa 8 chilometri per un giro ad anello completo.
  • Tempo di percorrenza: dalle 3 alle 4 ore, a seconda della capacità di orientamento e delle soste fotografiche.
  • Dislivello positivo: 350 metri circa.

Sembrano numeri contenuti, ma la natura del terreno raddoppia la fatica percepita. La pendenza di alcune Lame (le creste affilate) tocca punte del 40%, obbligando a una progressione lenta e attenta.

Lo straordinario paesaggio di Pisticci

Il fondo calanchivo si presenta come un dedalo di dossi e depressioni. Muoversi lungo la via dei calanchi richiede l’uso di tracce GPX o la capacità di leggere i punti di riferimento visivi, poiché la monotonia cromatica dell’argilla trae facilmente in inganno. La discesa dal centro abitato verso la base dei calanchi avviene su un dislivello secco di più o meno 200 metri.

Una volta giunti nel cuore della depressione geologica, il percorso diventa un saliscendi continuo in cui il terreno friabile sottrae energia a ogni spinta delle gambe. La risalita verso Pisticci rappresenta la parte più impegnativa della sessione outdoor, specialmente sotto l’azione del sole che trasforma la conca in un forno naturale. Risulta perciò fondamentale avere con sé una scorta idrica abbondante (non ci sono sorgenti d’acqua potabile) e scarponi adatti a evitare che i sassi appuntiti e le croste dure dell’argilla affatichino la pianta del piede. Ma sì, nonostante tutto vale assolutamente la pena!

Pisticci, paesaggio surreale

L’identità di Pisticci tra rioni bianchi e abissi di calce

Sopra questi baratri argillosi svetta il centro abitato, soprannominato “Anfiteatro sullo Jonio” per la sua pianta semicircolare rivolta verso la costa lucana. Il quartiere più antico, il Dirupo, testimonia la fragilità millenaria di tale ambiente.

Una frana devastante avvenuta nella notte di Sant’Apollonia del 1688 distrusse parte del borgo, portando alla costruzione di schiere regolari di case bianche.

Il particolare borgo di Pisticci

Queste abitazioni, note con il nome di Lammie, presentano una struttura lineare che si contrappone al disordine naturale dei pendii sottostanti. Calce candida e mattoni crudi definiscono un‘estetica rurale rimasta intatta, testimoniando un legame indissolubile tra l’ingegno contadino e il substrato geologico circostante.

Foto Canva

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