Il paese che stava scomparendo
I numeri del declino di Morterone sono precisi e un po’ brutali. Nel 1921 il paese contava 399 abitanti — il suo picco storico. Nel 1600, quando Federico Borromeo salì in visita pastorale e si registrarono 320 residenti, era un centro vivo con dieci frazioni abitate. Poi arrivò lo sviluppo industriale del lecchese, poi i collegamenti stradali insufficienti, poi il richiamo delle città. Negli anni ’50 lo spopolamento accelerò. Negli anni ’80 il numero di residenti stabili era già sceso a poche decine. Oggi l’anagrafe conta 31 persone, di cui undici risiedono stabilmente tutto l’anno.
Morterone è incastonata sulle pendici orientali del Resegone — la montagna simbolo delle Prealpi Orobiche che Manzoni descrisse nei Promessi Sposi — a 1.183 metri di quota, raggiungibile da Ballabio percorrendo 15 chilometri di strada a tornanti sulla SP63. Si affaccia sul versante bergamasco ma appartiene alla provincia di Lecco: è l’unico paese della Val Taleggio rimasto fuori dalla provincia di Bergamo dopo le modifiche amministrative napoleoniche, un’anomalia geografica che ha contribuito al suo isolamento storico.
Il nome ha due possibili etimologie: dal latino Mortarium, “acque stagnanti”, o dalla forma circolare della conca che ricorda quella di un mortaio. Entrambe dicono qualcosa di vero sul luogo.
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Da 399 a 31: come si svuota un paese
La storia di Morterone è la storia di centinaia di piccoli comuni italiani — ma con un’accelerazione più visibile, perché i numeri sono così piccoli che ogni partenza si sente. L’economia tradizionale era basata sull’allevamento, sulla produzione di latte e formaggi — gli stracchini di Morterone erano rinomati nella zona — e sui boschi di faggio, sfruttati per la produzione di carbone vegetale che alimentava le industrie del lecchese. Un’economia di sussistenza che funzionava finché le alternative erano poche.
Nel XV secolo i signori del borgo erano gli Invernizzi — un nome che tornerà, secoli dopo, in modo inatteso. Nel 1582 san Carlo Borromeo salì in visita pastorale. La chiesa di Santa Maria Assunta, probabilmente già tempio romanico, fu consacrata nel 1363 e rimaneggiata più volte nel corso dei secoli. Le “piode” — le abitazioni tipiche con i tetti in pietra locale — iniziarono a essere costruite nel 1700 e alcune sono ancora in piedi nella frazione di Frasnida.
Con lo sviluppo del lecchese nel Novecento, Morterone non riuscì a trattenere la sua popolazione. Non aveva le strade, non aveva le scuole, non aveva il lavoro. Le frazioni si svuotarono una dopo l’altra — Olino, Frasnida, Zuccaro, Selvano, Fracchio: nomi che oggi indicano luoghi quasi deserti o abitati solo d’estate. Il paese sopravvisse, ma appena.
L’ingegnere, la Silicon Valley e la svolta energetica
La storia recente di Morterone comincia con un incontro improbabile tra un borgo di montagna quasi abbandonato e un ingegnere elettronico cresciuto tra Milano e Morterone stesso. Daniele Invernizzi — stesso cognome degli antichi signori del borgo, non una coincidenza — ha 46 anni, ha lavorato nei primi anni Duemila nella Silicon Valley collaborando con Tesla e contribuendo a preparare l’ingresso dell’azienda nel mercato italiano. Poi, grazie all’incontro con una amministrazione comunale visionaria, decide di portare quelle competenze nel paese dove era cresciuto.
Il progetto che ne nasce non è un intervento di carità per un borgo in declino. È un esperimento reale di autosufficienza energetica e mobilità sostenibile, costruito su misura per un territorio piccolo ma replicabile ovunque. L’idea di base è che le aree interne — i borghi spopolati, i comuni montani tagliati fuori dai grandi circuiti economici — possano diventare laboratori di transizione energetica proprio grazie alla loro dimensione ridotta e alla loro distanza dai sistemi centralizzati.
Il primato europeo: più colonnine per abitante di tutta l’Europa
Nel 2023, vincendo il bando regionale lombardo Infrastrutture di ricarica elettrica per enti pubblici 2022 con l’aiuto della fondazione eV-Now!, Morterone ha installato 5 stazioni di ricarica per e-bike con un totale di oltre 50 connettori — più punti di ricarica per abitante di qualsiasi altro comune europeo. Le stazioni sono distribuite in tutto il territorio: nell’azienda agricola Costa dei Muli, nella Trattoria di Morterone, al Rifugio Grande Faggio sul Palio, presso la Pro Loco.
Accanto al sistema di ricarica, è stata costruita l’eV-Chalet! — una piccola struttura informativa alimentata al 100% da pannelli fotovoltaici, con un sistema di telecamere per monitorare i flussi turistici e un tasto per lasciare videomessaggi. Dal suo avvio ha prodotto 1,3 MWh di energia e ricaricato centinaia di veicoli, evitando oltre 9 tonnellate di CO2.
Il risultato concreto: nel corso dell’ultimo anno Morterone ha ricaricato 1.700 biciclette elettriche. I ciclisti arrivano dagli itinerari che collegano Bergamo e Lecco, attratti dalle strade poco trafficate e dai panorami sul Resegone. Morterone è diventato una tappa del cicloturismo lombardo — non per marketing ma per infrastruttura.
Il Manifesto di Morterone
L’esperienza di Morterone non è rimasta dentro i confini della Valsassina. L’avvocato amministrativista Umberto Grella ha redatto il Manifesto di Morterone e costituito il gruppo di lavoro “Riunione Elettrica” — un collettivo di professionisti con l’obiettivo di sviluppare e diffondere il modello. Il Manifesto è un documento che teorizza l’autonomia energetica come strumento di contrasto allo spopolamento delle aree interne: non solo produrre energia locale, ma usarla come leva per attrarre residenti, sviluppare servizi, trattenere le comunità.
Il tour per presentarlo in Italia e in Europa è già cominciato. L’idea è che quanto ha funzionato a Morterone — un paese con 31 abitanti, una strada tortuosa di montagna e una storia di declino quasi centenaria — possa funzionare in qualsiasi altra area interna del continente.
La signora Vittoria e il museo all’aperto
Non tutto di Morterone è tecnologia e transizione energetica. C’è anche la signora Vittoria — ottant’anni, occhi azzurri, seduta fuori dall’eV-Chalet! — che accoglie i turisti, offre un caffè, racconta i sentieri e mette in guardia chi ha le scarpe sbagliate. È lei, più di qualsiasi infrastruttura, a rappresentare quello che rimane di Morterone: la continuità con un modo di abitare la montagna che non si è mai del tutto interrotto.
E poi c’è il Museo d’Arte Contemporanea all’aperto — oltre trenta opere disseminate tra le case del paese e sulle pareti degli edifici, realizzate da artisti italiani e internazionali a partire dagli anni ’80. Il progetto nasce dalla filosofia del poeta Carlo Invernizzi — Natura Naturans, la natura come soggetto pensante — e si sviluppa in modo organico, senza recinti né biglietti.
Sculture, pittura murale, installazioni che dialogano con il bosco, le piode, il paesaggio. È visitabile gratuitamente, a piedi, seguendo il percorso che attraversa il nucleo centrale e le frazioni vicine.
Per certi versi ricorda un po’ la storia di Peccioli in Toscana.
Cosa fare e come arrivare
Morterone è una destinazione per chi cammina, pedala o cerca il silenzio vero. I sentieri verso il Resegone partono direttamente dal paese — la Forcella di Olino a 1.183 metri è il punto di partenza per salite più impegnative verso le vette. La strada forestale che collega Morterone alla Culmine San Pietro è percorribile in mountain bike su tracciato panoramico. Il percorso verso le sorgenti dell’Enna scende verso la Val Taleggio attraverso boschi quasi disabitati.
Per chi arriva in e-bike, le stazioni di ricarica sono distribuite lungo tutto il territorio e permettono di usare Morterone come tappa su un itinerario più lungo tra Lecco e Bergamo.
Il percorso verso le Forbesette — una delle sorgenti locali — è affiancato da ricostruzioni di antiche attività: la carbonaia (pojàt) e la calchera, fornace per la produzione della calce. Un museo etnografico all’aperto, discreto e gratuito.
Info pratiche
Come arrivare: da Ballabio (LC), imboccare la SP63 “Strada del Morterone” — 15 km di tornanti fino a quota 1.183 m. Da Lecco circa 20 minuti.
Quando andare: primavera-autunno per trekking e cicloturismo; estate per i residenti stagionali e il maggiore movimento. In inverno il paese è accessibile ma con meno servizi attivi.
Ricarica e-bike: 5 stazioni distribuite nel territorio, sempre attive.
Museo d’arte all’aperto: accesso libero e gratuito, tutto l’anno.
Pernottamento: agriturismi e rifugi sul territorio — Rifugio Grande Faggio sul Palio.
Foto Di Emibuzz – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=94619820, Montagnelagodicomo
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