Le coloratissime Cinque Terre, perle della Riviera ligure di levante e sito protetto dall’UNESCO, affrontano da tempo una sfida complessa legata alla gestione dei grandi numeri di visitatori. Per questo motivo, una recente novità finanziata dal Ministero del Turismo ha segnato un vero punto di svolta: è stato completamente riqualificato il Sentiero Uno, tracciato che si presenta come una soluzione strategica per decongestionare i borghi marinari, spostando l’attenzione verso l’alto.
L’idea alla base del progetto risiede nel trasformare la fruizione del paesaggio, passando dalla saturazione delle vie costiere a un’esperienza di cammino consapevole lungo la linea di cresta che separa il mare dall’entroterra.
La geografia del Sentiero Uno e il suo inizio a Portovenere
Il percorso si snoda lungo circa 40 chilometri di dorsale montana, collegando l’estremità di Portovenere con la cittadina di Levanto. A differenza del più noto Sentiero Azzurro, che lambisce la spuma delle onde toccando Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore, questa “infrastruttura lenta” rimane in quota.
Il punto di partenza si trova ai piedi del maestoso Castello Doria, la fortezza militare che domina il borgo di Portovenere. Qui, i lavori hanno reso più agevole la salita dal centro urbano verso la rete escursionistica, migliorando segnaletica e passaggi tecnici. Risalendo i primi 5,5 chilometri, si raggiunge l’abitato di Campiglia. Da questa posizione privilegiata, lo sguardo abbraccia le isole Palmaria, Tino e Tinetto, piccoli frammenti di roccia che completano il perimetro del sito protetto.
Tra vigne verticali e memorie storiche
Proseguendo verso nord-ovest, il tracciato attraversa il Colle del Telegrafo, situato a circa 500 metri di altitudine. Si tratta di una sezione che si distingue per l’alternanza tra fitte pinete e la macchia mediterranea, dove i profumi di resina e rosmarino si mescolano all’aria salmastra. I muretti a secco, noti per l’immane sforzo costruttivo che hanno richiesto nei secoli, sostengono i vigneti che producono lo Sciacchetrà, il celebre vino passito locale.
Camminando verso il Monte Marvede e la Foce Drignana, si incrociano testimonianze antichissime, come una tomba del II secolo a.C., segno che questi crinali erano abitati e percorsi ben prima dell’avvento del turismo moderno.
La sicurezza e il recupero dell’identità locale
Gli interventi tecnici non hanno riguardato solo il fondo stradale. Essi, infatti, hanno puntato pure a creare connessioni sicure tra il crinale e i centri abitati sottostanti. A Vernazza e Monterosso, i raccordi verticali permettono di risalire verso la dorsale fuggendo dalla calca dei caruggi. Il Sentiero Uno si configura come la “spina dorsale” del territorio, un qualcosa di solido grazie a cui osservare le case colorate dei borghi da una prospettiva aerea.
Il tratto finale scende dolcemente verso Levanto, passando accanto alla dimora storica in cui Guglielmo Marconi condusse i suoi esperimenti pionieristici sulle onde radio. Si chiude anche in maniera storica, quindi, un itinerario che unisce natura, scienza e fatica rurale.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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