Un’isola progettata per non lasciar scappare nessuno
L’isolotto di Santo Stefano è piccolo abbastanza da sembrare, dalla terraferma, solo una roccia. Le scogliere che lo circondano sono quasi verticali e l’approdo è possibile in soli quattro punti, a seconda dei venti. Non è mai stato abitato in modo continuativo proprio per questo — non perché non ci fosse nulla di interessante, ma perché arrivarci era difficile e restare era quasi impossibile.
Quella difficoltà geografica fu esattamente la ragione per cui Ferdinando IV di Borbone scelse di farci costruire sopra un carcere. L’idea ufficiale era un “bagno penale” per criminali di particolare pericolosità. La realtà, come spesso accade, era più politica: Santo Stefano sarebbe diventata la destinazione preferita per chiunque fosse scomodo alla corte napoletana — rivoluzionari, dissidenti, intellettuali troppo liberi di pensiero.
L’incarico di progettare la struttura andò all’ingegnere napoletano Francesco Carpi, che tra il 1792 e il 1797 costruì qualcosa di architettonicamente insolito: un edificio a pianta semicircolare — tecnicamente un’esedra — che anticipava i principi del Panopticon di Jeremy Bentham, il modello carcerario dove un unico sorvegliante può osservare tutti i detenuti senza essere visto. Carpi si ispirò però anche al Teatro San Carlo di Napoli per la geometria della struttura — la stessa forma del teatro, con i ruoli ribaltati: i sorveglianti al centro, i detenuti nelle celle disposte in cerchio.![]()
Le 99 celle sono distribuite su più livelli, tutte rivolte verso il cortile centrale. Le “bocche di lupo” — aperture strette e orientate verso il basso che lasciano passare poca luce — erano parte del progetto coercitivo: l’isolamento, il silenzio forzato, la privazione sensoriale calibrata come strumento di controllo.
La lista dei detenuti
Nel corso di quasi centosettant’anni di attività — dal 1797 al febbraio 1965, data della chiusura definitiva — a Santo Stefano passarono personaggi che coprono quasi tutta la storia politica italiana dell’Ottocento e del Novecento.
Tra i primi: Luigi Settembrini, scrittore e patriota del Risorgimento, che a Santo Stefano rimase anni prima di essere liberato in seguito a pressioni internazionali; Silvio Spaventa, politico liberale; Fra Diavolo, il brigante Michele Pezza. Poi arrivarono gli anarchici: Gaetano Bresci, che nel 1900 aveva ucciso il re Umberto I — e che a Santo Stefano morì in circostanze mai del tutto chiarite, ufficialmente suicida — e Giuseppe Mariani.
In epoca fascista la lista si allunga con i nomi che poi avrebbero costruito la Repubblica: Sandro Pertini, futuro Presidente della Repubblica, stette nella cella 36; Umberto Terracini, futuro presidente dell’Assemblea Costituente; Mauro Scoccimarro, Pietro Secchia. Nel 1960 Benito Lucidi divenne l’unico detenuto a evadere riuscendo nella fuga — impresa considerata quasi impossibile da qualsiasi guardiano dell’isola.
Il fratello di Ignazio Silone — lo scrittore, autore di Fontamara — fu rinchiuso qui. Silone riuscì a sfuggire all’arresto fuggendo all’estero; suo fratello Romolo Tranquilli non ebbe la stessa fortuna e morì sull’isola.
La Repubblica di Santo Stefano
L’episodio più paradossale e meno conosciuto della storia dell’isola avvenne nell’autunno del 1860, quando il crollo del Regno delle Due Sicilie produsse una situazione di vuoto istituzionale senza precedenti.
Le truppe borboniche che presidiavano Santo Stefano vennero richiamate a Capua, dove era in corso l’assedio che avrebbe sancito la fine del regno. L’isola rimase senza guardiani. I detenuti — tra cui molti esponenti della camorra napoletana — si trovarono liberi di organizzarsi come volevano.
Quello che fecero sorprende: non tentarono di fuggire a nuoto né si abbandonarono al caos. Si diedero uno statuto, elessero rappresentanti, stabilirono regole di convivenza e proclamarono la Repubblica di Santo Stefano. La comunità autogovernata sopravvisse da ottobre 1860 a gennaio 1861, quando un contingente della Marina del Regno di Sardegna sbarcò sull’isola e ripristinò l’ordine.
Tre mesi di micro-repubblica in mezzo al Tirreno, governata da condannati che avevano deciso di darsi una struttura invece di dissolversi nel caos. Non è una storia che si trova nei libri di storia scolastici.
Ora è Riserva Marina Protetta, un paradiso dove osservare balene e delfini.
L’incendio del 2023 e i restauri
Nella notte tra il 18 e il 19 settembre 2023, una mongolfiera lanciata da Ventotene per i festeggiamenti della festa di Santa Candida finì sull’isola appiccando un vasto incendio che devastò gran parte della vegetazione. La struttura del carcere resistette, ma l’episodio accelerò l’attenzione istituzionale sull’isola.
Il governo italiano aveva già avviato nel 2016 un progetto di recupero dell’ex carcere, con un commissario straordinario dedicato. I lavori di messa in sicurezza e restauro sono tuttora in corso. Nonostante questo, le visite guidate continuano regolarmente.
Come si visita
Santo Stefano non è raggiungibile in autonomia. L’accesso è consentito esclusivamente con le escursioni organizzate dalla Cooperativa Terra Maris, secondo un calendario settimanale, in gruppi di massimo 25 persone al giorno. Il punto di partenza è Ventotene, da cui si prende un’imbarcazione per attraversare i due chilometri che separano le due isole.
La visita guidata include il carcere — le 99 celle, il cortile centrale, i diversi livelli — e il cimitero adiacente, dove sono sepolti alcuni dei condannati. Dura circa tre ore.
Info pratiche
Come arrivare a Ventotene Traghetto da Formia: ~2h30 — partenze giornaliere con Laziomar e SNAV Traghetto da Anzio: ~3h — stagionale Da Roma: treno per Formia (~1h15), poi traghetto
Come prenotare la visita Info Point Isole di Ventotene e Santo Stefano Tel. 0771.014859 oppure 0771.85239 Email: centrovisite@riservaventotene.it
Orari visite Mattino alle 10:30 — martedì, mercoledì, giovedì, sabato, domenica Verificare disponibilità: da ottobre le escursioni possono essere sospese per maltempo
Massimo visitatori 25 persone al giorno — prenotazione obbligatoria
Costo Da verificare al momento della prenotazione — include guida e traversata in barca
Foto Canva, Riserva Ventotene, Associazione S. Stefano Ventotene, Francesco Carpi – Photograph taken by Gaúcho., CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=447753, Sab min – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=147876830, Jeremy Bentham – The works of Jeremy Bentham vol. IV, 172-3, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3130497
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