Un nido d’aquila fuso nella roccia calcarea: i segreti medievali e i sussurri spettrali del Castello Manfredonico di Mussomeli

Esplorando le meraviglie arroccate del Vallone nisseno tra architetture gotiche, stanze segrete della vecchia nobiltà siciliana e racconti popolari che sfidano lo scorrere dei secoli

Mussomeli con il suo castello

Sotto il cielo che abbraccia i rilievi più aspri del centro della Sicilia, sorge il monumentale Castello di Mussomeli, una fortificazione millenaria che sembra sfidare le leggi della gravità. Ci troviamo nella provincia di Caltanissetta, un territorio dell’entroterra dell’isola caratterizzato da ampie vallate e colline brulle ricche di memoria storica. Proprio in questa fetta di terra siciliana, a circa 2 chilometri dal centro abitato, il presidio si erge su un rilievo aspro che raggiunge i 778 metri di altitudine.

Si tratta sì di un’opera fortificata, ma che appare a prima vista come un prolungamento naturale della rupe calcarea perfettamente mimetizzata tra le sfumature della pietra bianca. Il visitatore profano, ignaro dei tesori nascosti dell’isola, potrebbe confondere le linee delle mura con le creste della montagna stessa. Invece è un complesso di rara bellezza architettonica, in quanto unisce l’ingegno bellico medievale alla cruda conformazione geologica del Vallone nisseno, nascondendo tra le sue stanze segreti che attendono di essere rivelati.

Dalle fondamenta sveve alla dinastia dei Lanza

Le vicende del Castello di Mussomeli affondano le radici in epoche remote, stratificandosi secolo dopo secolo. Il nucleo primordiale custodisce tracce architettoniche risalenti al periodo svevo del XIII secolo, quando il territorio apparteneva alla signoria di Castronovo sotto la gestione della famiglia D’Auria. La vera e propria svolta costruttiva si verificò nella seconda metà del XIV secolo, precisamente tra il 1364 e il 1367. Manfredi III Chiaramonte, conte di Modica, ottenne la signoria e scelse questo picco solitario per edificare una struttura difensiva inespugnabile, inglobando i preesistenti resti.

Castello di Mussomeli, Sicilia

Foto: By Clemensfranz – Own work, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia

La dinastia chiaramontana mantenne il controllo fino al 1391, anno della morte di Manfredi. Il successore, Andrea Chiaramonte, entrò in aperto conflitto con la regina Maria di Sicilia, subendo la decapitazione l’anno successivo a Palermo. Il patrimonio passò così al demanio regio. Il re Martino I assegnò la proprietà a Guglielmo Raimondo Moncada nel 1392, dando inizio a una serie di rapidi passaggi di mano. La fortezza venne acquistata dai conti di Prades e, nel 1407, passò a Giovanni Castellar.

Durante il XV secolo, sotto i Castellar, l’edificio assunse le forme attuali grazie ad ampliamenti strutturali significativi. Negli anni successivi si avvicendarono le famiglie Perapertusa, Ventimiglia e Campo, fino al memorabile 1549: i quell’anno Cesare Lanza, signore di Trabia, acquistò la terra elevandola al rango di contea.

La famiglia Lanza mantenne la titolarità del feudo per secoli, fino all’epoca moderna. Ottavio Lanza, all’inizio del XVII secolo, scelse di trasferirsi lasciando il presidio militare con la funzione di carcere. Questo isolamento protesse la struttura dai pesanti rifacimenti barocchi del ‘700, preservandone l’aspetto gotico originario sebbene in stato di progressivo degrado. I primi restauri scientifici partirono nel 1909 a opera dell’architetto Armò, seguiti da moderni interventi conservativi delle Soprintendenze alla fine del XX secolo.

Castello Manfredonico di Mussomeli

Foto: “Il Castello di Mussomeli, noto anche come Castello Manfredonico, è una fortezza eretta tra il XIV e il XV secolo. #Repost @daveferry ・・・ #moresicily #mussomeli #caltanissetta #sicilia #sicily #sicile #sizilien #cицилия #mysicily #lovesicily #visitsicily #” di MORE Sicily, CC BY-NC-ND 2.0

I segreti delle sale interne e l’itinerario di scoperta

L’accesso alla fortezza richiede il superamento di due cinte murarie irregolari che assecondano la pendenza della rupe. Oltrepassato l’ingresso con portale gotico, ci si ritrova in un cortile che un tempo brulicava di armigeri e servitori. La visita guidata, prenotabile tramite i contatti telefonici dell’ufficio turistico o via e-mail all’indirizzo istituzionale, conduce attraverso un labirinto di ambienti suggestivi. La cappella interna rappresenta la testimonianza più antica, caratterizzata da una sobria area di preghiera un tempo dedicata a San Giorgio e successivamente intitolata alla Madonna della Catena.

Il cuore pulsante della residenza signorile è la Sala dei Baroni, un imponente salone che nel 1391 ospitò una celebre riunione dei nobili siciliani contrari al matrimonio della regina Maria con il principe aragonese Martino. Le finestre ad arco ogivale illuminano stanze private di grande pregio, tra cui si fanno notare la Camera da Letto del Conte con doppia volta a crociera, la Sala da Pranzo e la Sala del Camino.

Corte interna del Castello di Mussomeli in Sicilia

Foto: By Pequod76 – Own work, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia

La discesa nei sotterranei svela il lato più oscuro della vita feudale: l’Armeria introduce alle prigioni e alla spaventosa Camera della Morte, un vano provvisto di botole dove i condannati venivano spinti nel vuoto. Il percorso si snoda fino alle torri di avvistamento esterne, punti panoramici che offrono una visuale libera sulla valle del fiume Platani. Nelle mattinate limpide, lo sguardo spazia oltre le colline circostanti fino a scorgere la sagoma imponente dell’Etna.

Il sussurro eterno delle tre donne murate vive e lo spettro del soldato

Le spesse mura di pietra calcarea custodiscono storie tragiche tramandate oralmente che accendono la curiosità dei visitatori di tutto il mondo, incluso il kaiser Guglielmo II di Germania che volle visitare il sito di persona. Il racconto più celebre descrive il destino di Clotilde, Margherita e Costanza, sorelle del principe Federico. L’uomo, in procinto di partire per una campagna militare, scelse di proteggere le fanciulle rinchiudendole in una stanza segreta con scorte di cibo. La guerra si protrasse oltre il previsto e il nobile trovò al suo ritorno i corpi senza vita delle tre sorelle, consumati dalla fame. L’ambiente è noto ancora oggi con il soprannome di “Stanza delle tre donne“.

Un’altra presenza incorporea tormenterebbe i corridoi della rocca, legata alla figura di Guiscardo de la Portes. Questo soldato spagnolo giunse in Sicilia nel 1392 al seguito del re Martino I, lasciando la patria per sfuggire alle ire di un rivale geloso di nome Don Martinez. Il giovane guerriero rimase colpito dalla bellezza della fortezza ma venne ferito a morte dagli emissari del suo nemico proprio nei pressi della rupe, spirando all’interno delle segrete.

Borgo di Mussomeli in Sicilia

Foto: Canva

La leggenda vuole che il suo spirito vaghi tuttora tra le sale gotiche in cerca di pace, unendosi ai lamenti della baronessa di Carini, Laura Lanza, che soggiornò a lungo in questo luogo prima della sua tragica morte documentata nel 1563. Questo fitto legame tra cronaca storica e paranormale trasforma la roccia di Mussomeli in un monumento unico nel suo genere.

Foto di copertina: By Pcastiglione99 – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia

Leggi Anche

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità

Potrebbe interessarti anche...