Davide Camicioli, noto giornalista televisivo, conduttore e anchorman per Sky Sport, volto della Formula Uno e del calcio. Nato a La Spezia nel 1975, Davide è uno di quei giornalisti sportivi che pratica almeno quanto parla di sport.
Dopo il compianto Sergio Longoni, è lui il protagonista della nostra rubrica ‘Lacrime di Sport’. Gli abbiamo chiesto quali sono le più grandi emozioni che ha provato grazie allo sport.
Davide, sei uno dei pochi giornalisti italiani che lo sport lo fa davvero…
Sono un triatleta, anche se con gli impegni di lavoro che ho, mi è sempre più difficile trovare il tempo per allenarmi», ci racconta. «Lo sport multidisciplinare fa per me che sono molto attivo. Nel corso della mia vita ho diversificato molto le mie attività sportive, anche se ultimamente mi piace soprattutto pedalare. Oltre alle tre discipline del triathlon, ho praticato a diversi livelli il calcio, lo sci, la boxe e lo snorkeling.
Lo abbiamo incontrato a Sestriere alla presentazione dei nuovi programmi sportivi del Club Med Pragelato, a breve distanza dal confine francese. Due giorni di allenamenti in bici sulle salite dove passano spesso il Giro d’Italia e il Tour de France in compagnia di istruttori e guide del Resort e campioni di varia estrazione.
Quindi quante volte ti è successo di commuoverti per un’emozione sportiva?
Succede spesso, è più forte di me. Vi racconterò solo i primi tre episodi che mi vengono in mente. Non sono nemmeno in ordine cronologico né di importanza
Ce n’è uno personale, per una tua performance sportiva?
Mi commuovo quando taglio il traguardo di un Mezzo Ironman, 1.9 km a nuoto che spesso sono i più duri, 90 km in bici e 21 di corsa. È successo l’ultima volta a Muscat in Oman. È una prova talmente dura, arrivi stremato e ripensi a tutto quanto hai fatto e hai sofferto per arrivare li. Quando finisci sei così stanco e così grato che lasci andare tutto e ti sfoghi, facendoti prendere dalle emozioni
E la Formula Uno, la tua occupazione principale?
La vittoria di Charles Leclerc con la Ferrari sul circuito di casa a Monaco nel 2024. Si sono alternate mille motivazioni sportive – aveva trionfato dopo un periodo lunghissimo senza vittorie, riportando la Ferrari sul primo gradino del podio dopo sette anni! – ad altrettante personali. La commozione era palpabile sulla linea d’arrivo al momento della premiazione
Anche Alberto di Monaco piangeva…
Charles era cresciuto su quelle strade e per tutta la vita ha guardato le gare dal balcone di un amico. Era riuscito ad esaudire un sogno ma suo padre Hervè e il suo mentore, il pilota Jules Bianchi, senza il quale Leclerc non avrebbe mai fatto il pilota, erano morti prima di vederlo vincere sulle strade di casa. Il fattore emotivo aveva cancellato ogni altro.
E poi?
Ci sono molti altri modi per vivere lo sport. Praticarlo sul campo, assistervi dalle tribune e, ad esempio, raccontarlo, una pratica che professionalmente mi è propria. Ultimamente mi sono commosso guardando l’ultima puntata della serie su Rafa Nadal: vedere la passione che lo ha portato a giocare fino alla fine, convivendo con un dolore che avrebbe fermato chiunque altro è stato toccante. Devo smettere, non voglio smettere ma il mio fisco mi dice che devo smettere e non posso più fare quello che amo. C’è una scena in cui lui si alza dalla sedia e dice “Basta” al termine della quale non si può rimanere insensibili.
Foto Sky
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Enrico Maria Corno, giornalista per Corriere della Sera e Vanity Fair, vent’anni alla Rivista Sci e responsabile della passata edizione italiana del magazine americano Outside, collabora anche con enti di promozione turistica, federazioni e agenzie per l’organizzazione di eventi a tema outdoor, sport e sostenibilità. È con SportOutdoor24 fin dall’inizio.
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