L’isola di Panarea è la più piccola delle Eolie, quella che d’estate richiama la folla dei velieri bianchi e dei traghetti di lusso. Un “pantano”, direte voi, ma la verità è che basta allontanarsi dal porto di San Pietro di un paio di chilometri verso sud per ritrovarsi su un pianoro di roccia a 17 metri sul mare, circondato da vento e silenzio, davanti a quello che rimane di un intero villaggio dell’età del Bronzo Medio.
Il villaggio preistorico di Capo Milazzese (o Punta Milazzese, secondo la nomenclatura usata dagli archeologi) è uno dei siti protostorici meglio conservati del Mediterraneo centrale, e porta nel nome la traccia di un’intera cultura, la facies di Thapsos-Milazzese, che tra il 1500 e il 1300 a.C. dominava le Eolie e controllava le grandi rotte del mare.
Un avamposto nell’Età del Bronzo
Scegliere quel promontorio a forma di falce non fu di certo una decisione presa per capriccio: chi vi si insediò aveva un senso acutissimo della strategia. La penisola, infatti, è rocciosa, quasi inaccessibile su tre lati e con pareti verticali che precipitano nell’acqua. Allo stesso tempo, domina visivamente un tratto di mare in cui passavano le navi cariche di stagno e rame.
Foto Canva
Gli scavi, avviati nel 1948, hanno restituito frammenti di ceramica micenea, prova concreta di scambi commerciali con la Grecia continentale, che testimoniano quanto questo piccolo sperone di roccia fosse integrato nei circuiti del Mediterraneo dell’epoca. Il sito faceva parte di una rete di insediamenti eoliani pensati proprio per sorvegliare le rotte e intercettare i metalli preziosi che circolavano tra Oriente e Occidente. Panarea, quindi, non era una terra emersa isolata, ma un vero e proprio nodo di traffico.
Pietra su pietra, a spina di pesce
Le 23 capanne scoperte sul promontorio hanno pianta ovale, con un’unica eccezione rettangolare, la capanna XVI, che si distingue per la porta posizionata al centro del lato meridionale, e sono raggruppate all’interno di un recinto rettangolare che probabilmente serviva da ricovero per gli animali. I muri sono costruiti con blocchetti di pietra e ciottoli disposti a doppia fila, con prospetto interno ed esterno ben definito.
In alcuni punti le pietre seguono la disposizione a spina di pesce, una tecnica che compare anche nei siti egei e che rivela un livello di sapere costruttivo tutt’altro che rudimentale. All’interno delle abitazioni erano presenti sedili in pietra. Sul pavimento, durante gli scavi, sono stati trovati ceramiche, macine e persino utensili.
Dagli approfondimenti effettuati dagli esperti è inoltre emerso che il legante tra le pietre era un impasto di fango, semplice ma efficace in un clima come quello eoliano (la malta, infatti, arriverà molto dopo).
Il sentiero verso Cala Junco
Arrivarci è già parte dell’esperienza: dal porto di San Pietro si percorre la stradina che sale verso l’abitato, poi si svolta verso Drautto, una sequenza di casette bianche affacciate sulla costa con scalinate agricole che scendono verso il mare. Superato il nucleo abitato, si apre la Cala degli Zimmari con la sua sabbia nera vulcanica, e poi il sentiero risale verso il promontorio di Punta Milazzese; Cala Junco appare sulla sinistra in tutta la sua profondità smeraldo.
Il percorso complessivo è di circa 5,5 chilometri con un dislivello contenuto, classificato come escursione moderata. Niente di tecnico, ma il sole sulle rocce chiare si fa sentire: meglio muoversi nelle prime ore del mattino.
Foto: Simone Antonazzo / ENIT SpA
La vista dal pianoro del villaggio, con le Eolie che si dispiegano sullo sfondo (Stromboli a nord-est, Salina e Lipari a ovest) vale ogni passo. Il sito è aperto e visitabile liberamente, senza recinzioni che separano dal passato, e si cammina tra le capanne, si osserva la tecnica muraria da vicino e si capisce con gli occhi perché quegli uomini dell’età del Bronzo scelsero esattamente quel posto.
Foto di copertina: Simone Antonazzo / ENIT SpA
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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