Da lebbrosario a isola armena: dodici secoli in trenta secondi
Prima che gli armeni arrivassero, l’isola era usata come lebbrosario. Dal XII secolo la Repubblica di Venezia vi isolava i malati di lebbra — da qui il nome, dedicato a San Lazzaro, patrono dei lebbrosi — e poi l’abbandonò quando la malattia smise di essere un’emergenza. Quando il monaco Mechitar di Sebaste la vide nel 1716, era completamente deserta.
Mechitar — il cui nome in armeno significa “il consolatore” — era fuggito due volte. Prima dalla sua terra natale, poi da Modone, nel Peloponneso, dove aveva fondato un monastero che l’avanzata ottomana aveva reso insostenibile. I dogi gli assegnarono l’isola nel 1717. In pochi anni restaurò il monastero, costruì una tipografia, organizzò una biblioteca, aprì una scuola per giovani armeni.
Il suo obiettivo era salvaguardare la cultura e la lingua di un popolo disperso — e ci riuscì in modo così sistematico che il monastero divenne uno dei riferimenti intellettuali dell’intera comunità armena mondiale.
Mechitar è sepolto sull’isola, ai piedi dell’altare maggiore della chiesa, sotto una lapide marmorea con iscrizione armena.
Lì vicino c’è l’Isola di Poveglia, con la sua storie maledetta.
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Napoleone non la toccò, per decreto
Nel 1810 Napoleone ordinò la soppressione di tutti i monasteri di Venezia. Quello di San Lazzaro fu l’unica eccezione: l’imperatore firmò un decreto che riconosceva il complesso come accademia di scienze e lo sottraeva alla soppressione. Non era retorica: la tipografia dell’isola produceva dizionari, grammatiche, testi scientifici e letterari in armeno che circolavano in tutto il Mediterraneo orientale.
Nel 1814, dopo la caduta di Napoleone, Francesco I d’Austria constatò che l’isola era diventata troppo piccola per la comunità crescente e cedette ai monaci una porzione di laguna adiacente, portando la superficie a 15.000 mq. A metà del Novecento un ulteriore ampliamento raggiunse gli attuali 30.000 mq.
Byron, i manoscritti e la mummia
Nell’inverno tra il 1816 e il 1817, Lord Byron prese il vaporetto — o meglio, una gondola — e cominciò a venire sull’isola tutti i giorni per studiare l’armeno con i monaci. Era già famoso, già esiliato dall’Inghilterra per scandalo, e aveva scelto Venezia come base. Scrisse che l’armeno era una lingua abbastanza difficile da tenere impegnata la mente. Collaborò con i monaci alla realizzazione di un dizionario armeno-inglese e di una grammatica. Il suo studio è ancora mostrato durante le visite guidate.
La biblioteca conta oggi oltre 170.000 volumi e 4.000 manoscritti armeni — molti miniati, alcuni risalenti al IX secolo. È una delle raccolte più importanti al mondo per gli studi sulla cultura armena. Il museo ospita reperti di provenienza eterogenea: oggetti del Medio Oriente antico, manufatti religiosi, opere d’arte — e una mummia egizia, dono di un mecenate del XIX secolo che aveva finanziato scavi in Egitto e volle lasciare qualcosa di memorabile alla comunità.
Nel chiostro si coltivano rosai. I monaci ne utilizzano i petali per produrre la vartanush, una marmellata di petali di rosa che viene venduta nel negozio del monastero ed è, curiosamente, uno dei souvenir veneziani meno scontati che esistano.
Nell’isola è conservato un khachkar — croce di pietra armena — del XIII secolo, donato dalla Repubblica Armena al Veneto come simbolo dei legami storici tra i due popoli.
La visita: come funziona
San Lazzaro è un monastero attivo. Non è un museo e non si gira liberamente: l’accesso è consentito solo con visita guidata condotta da uno dei monaci. La guida è, di norma, un padre mechitarista che parla italiano — e la differenza tra essere accompagnati da un abitante del posto e da una guida esterna si sente subito.
La visita dura circa un’ora e mezza e attraversa la chiesa, il chiostro, la biblioteca, il museo e alcuni ambienti del monastero. Il tono è sobrio, informato, privo di retorica turistica.
Info pratiche
Come arrivare Vaporetto linea 20 da San Zaccaria — fermata “San Lazzaro”, seconda fermata dopo San Servolo. Circa 15 minuti
Prenotazione Obbligatoria per gruppi. Singoli e piccoli gruppi: visita garantita tutti i giorni alle 15:25 senza prenotazione (verificare aggiornamenti). Orari aggiuntivi possibili: 9:20 e 13:10 (verificare con il monastero)
Contatti Tel. 041 5260104 — email visite@mechitar.org
Costo €8-10 a persona, da pagare all’ingresso
Durata Circa 1h30
Da non perdere La biblioteca con i manoscritti miniati, lo studio di Byron, la mummia egizia, il chiostro con i rosai, la vartanush al negozio
Foto Canva, VisitLIdo
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