Sul litorale del Gargano, il promontorio pugliese che si protende nell’Adriatico come uno sperone isolato rispetto alla pianura circostante, ci sono angoli di costa che sembrano sottratti a una sceneggiatura mitologica. La Baia delle Zagare, nota anche come Baia dei Mergoli (dal nome dei merli che la scelgono per nidificare) è uno di quei posti che si ricordano per le proporzioni, prima ancora che per i colori.
Pareti calcaree alte a strapiombo, due faraglioni candidi davanti alla riva, acque che oscillano tra lo smeraldo e un azzurro quasi metallico nelle ore di punta del sole. Si trova tra Mattinata e Vieste, in provincia di Foggia, e fa parte del litorale protetto del Parco Nazionale del Gargano. La qualità dell’acqua le è valsa le 3 Vele di Legambiente, il riconoscimento più ambito per le coste italiane a basso impatto antropico.
Una falesia calcarea taglia letteralmente in due l’insenatura: da un lato si apre la Baia delle Zagare vera e propria, dall’altro la cosiddetta Baia dei Faraglioni, rivolta verso Vieste. Le due calette condividono la stessa tavolozza di colori, fatta di bianco della roccia, verde intenso della macchia mediterranea aggrappata in cima e il blu cangiante del mare sotto, ma in verità con ben caratteri distinti.
Uno sperone di calcare sull’Adriatico
Il Gargano è geologicamente un’anomalia: mentre tutta la Puglia si distende piatta come un tavolo, questo promontorio si alza fino a 1.056 metri con la vetta del Monte Calvo, con una morfologia che ricorda più le Alpi Dinariche croate che la pianura padana. La costa meridionale del promontorio, quella che guarda verso il Golfo di Manfredonia, alterna spiagge sabbiose a tratti di scogliera alta e verticale. E la Baia delle Zagare appartiene proprio a quest’ultimo tipo, accessibile solo via mare o attraverso un ascensore scavato nella roccia, collegato al resort che sorge sulla sommità della falesia.
Proprio l’inaccessibilità relativa ha preservato il fondale. Con maschera e pinne ci si avvicina ai faraglioni e il paesaggio sommerso risponde con banchi di posidonia, salpe argentate e giochi di luce che cambiano tonalità ogni quarto d’ora. La battigia è fatta di ciottoli chiari misti a sabbia fine: sotto il sole estivo riflettono il calore con una luce quasi accecante.
Il faraglione che la leggenda attribuisce a un eroe greco
I due faraglioni sono L’Arco di Diomede e Le Forbici. Il primo è una struttura calcarea traforata dall’erosione marina fino a formare un arco naturale, e porta il nome dell’eroe omerico che secondo la tradizione locale transitò su questa costa al ritorno dalla guerra di Troia. Diomede era re di Argo e uno dei guerrieri più feroci dell’Iliade: la leggenda ci racconta che durante il viaggio di ritorno si fermò nel Gargano, fondando alcune città e lasciando tracce nella toponomastica locale.
Le Isole Tremiti, visibili in alcune giornate limpide da questo tratto di costa, vengono chiamate anche Isole Diomedee per lo stesso motivo. Guardare l’Arco di Diomede dal mare, con la luce del mattino che lo attraversa da parte a parte, ha l’effetto di una scenografia volutamente teatrale.
Ciottoli bianchi, agrumi e il nome di una baia
Il nome non viene dal mare ma dalla terra. Intorno alla baia crescono alberi di limone e arancio, e la zagara (il fiore bianco degli agrumi, profumatissimo) nelle stagioni di mezzo pervade tutta la zona con un aroma che anticipa la vista del paesaggio. Arrivare in primavera o in autunno equivale perciò ad entrare nella baia con questo profumo addosso prima ancora di toccare l’acqua, un dettaglio che chi visita la costa pugliese in agosto difficilmente coglie.
Le spiagge della baia sono tecnicamente due e l’accesso alla spiaggia libera richiede un pass nominale rilasciato dall’Ufficio Relazioni con il Pubblico del Comune di Mattinata, una misura pensata per limitare l’afflusso e tenere il tutto in condizioni accettabili anche in alta stagione. Chi preferisce arrivare via mare può farlo con una delle tante escursioni in barca che partono da Vieste e Manfredonia, tappa classica dei tour delle grotte marine del promontorio.
Il sentiero chiamato “il sentiero dell’amore” collega la baia alla vicinaVignanotica attraverso la macchia mediterranea. Non è attrezzato e richiede attenzione, ma regala scorci sulla costa che dalla strada non si vedono affatto.
Foto di ENIT SpA
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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