Sulla Strada Provinciale 53 che taglia il Gargano tra Vieste e Mattinata, al confine esatto tra i due comuni, c’è un cartello che molti automobilisti sorpassano senza rallentare. Ecco, questo è un enorme sbaglio, perché oltre quel segnale si apre la Baia di Vignanotica, con una scena che sembra costruita apposta per mettere in crisi qualsiasi fotografia: circa 500 metri di sabbia mista a ghiaia stretti tra il mare Adriatico e una falesia calcarea bianca decisamente alta.
Il candore della roccia è dovuto al calcare intervallato da strati di selce scura, due materiali con storie geologiche diverse che il mare e il tempo hanno portato a convivere sulla stessa parete. Il contrasto cromatico (il bianco abbagliante della pietra, il verde cupo della macchia mediterranea aggrappata in cima e il blu cangiante dell’acqua sotto) è il marchio visivo di questo tratto di costa garganica.
Calcare bianco e selce: la geologia che fa lo spettacolo
La baia si trova tecnicamente nel territorio di Mattinata, anche se il confine con Vieste corre proprio qui. È una delle tappe obbligate per chi percorre il litorale del Parco Nazionale del Gargano, il promontorio calcareo che si protende nell’Adriatico come uno sperone isolato rispetto al resto della pianura pugliese. La falesia alle spalle della spiaggia ha un’inclinazione quasi verticale, il che significa che il sole raggiunge la baia in piena mattina ma poi, nel primo pomeriggio, scompare dietro i monti (sì, c’è un po’ di ombra naturale rigenerante).
Chi vuole la luce migliore, quindi quella che fa diventare l’acqua color smeraldo e illumina l’ingresso delle grotte, deve perciò arrivare presto. La spiaggia alterna sabbia a ciottoli e ghiaia, con tratti in cui il fondale scende gradualmente e altri più ripidi. Due lidi attrezzati aprono indicativamente da metà maggio a metà settembre; il resto dell’anno la spiaggia torna selvaggia e deserta, percorsa solo da qualche camminatore solitario e dai gabbiani.
Grotte, pedalò e il sentiero che pochi imboccano
Le grotte sono il cuore nascosto di Vignanotica. Scavate dal mare direttamente nella falesia calcarea, alcune si raggiungono a piedi lungo la riva e spesso sono piccole cavità che i turisti più curiosi usano come rifugio dall’afa di agosto. Altre, invece, si aprono come per magia solo sull’acqua.
La Grotta dei Colombi, la Grotta dei Sogni, l’Arco Ricamato e la Grotta Campana Grande si esplorano via mare, in pedalò o a nuoto, seguendo il perimetro della falesia. Ogni nome racconta qualcosa di preciso: l’Arco Ricamato deve il suo appellativo ai giochi di luce che l’erosione ha inciso nella pietra, mentre la Grotta dei Sogni richiede un po’ di fantasia (e di agilità) per entrarci.
Dal lato opposto della baia parte il cosiddetto “Sentiero dell’Amore“, un tracciato costiero ombreggiato da pini d’Aleppo e macchia mediterranea che collega Vignanotica alla vicina Baia delle Zagare. È uno dei sentieri più scenografici del Gargano meridionale, eppure rimane fuori dai radar della maggior parte dei visitatori che si fermano alla spiaggia senza esplorare il contorno.
Info pratiche
Per arrivare in auto dalla SP53 Vieste–Mattinata si imbocca la strada laterale segnalata per la spiaggia. In alternativa, a piedi dal “Sentiero dell’Amore” che parte sempre dalla provinciale. Vi consigliamo di arrivare entro le 10 del mattino: il sole entra in zona in piena mattinata e poi la falesia fa ombra. La luce migliore per le grotte e l’acqua, dunque, è quella delle prime ore.
Foto di copertina: ENIT SpA; Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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