La bellezza, a Roma, è ovunque: ben 7 colossi di pietra si stagliano contro l’orizzonte, proprio lì dove il cielo della Capitale incontra il profilo dei Colli Albani. Questo spazio di 240 ettari, chiamato Parco degli Acquedotti, è incastonato nel quadrante sud-est della città tra il quartiere Appio Claudio e la via delle Capannelle e rappresenta l’ultimo lembo intatto dell’antico Agro Romano.
Inserito nel perimetro del Parco regionale dell’Appia Antica, il sito è certamente una pressoché infinita distesa verde, ma anche (e soprattutto) un vero archivio a cielo aperto che custodisce la memoria idrica della civiltà latina, un tempo cuore pulsante di una rete tecnologica senza precedenti.
Seguire il percorso dell’acqua tra arcate ciclopiche
Il nucleo dell’esperienza nel Parco degli Acquedotti risiede nell’osservazione dei condotti che portavano la vita nell’urbe. Camminando verso il Casale di Roma Vecchia, la vista viene catturata dalla sovrapposizione dell’Acquedotto Claudio e dell’Anio Novus. Questi due giganti, terminati nel 52 d.C., viaggiano uno sopra l’altro raggiungendo quasi 28 metri di altezza. Poco distante, lo sguardo incrocia le linee dell’Aqua Marcia, datata 144 a.C., tra le prime a utilizzare il sistema dei piloni elevati. Curiosamente, le strutture più antiche come l’Anio Vetus del 272 a.C. restano nascoste nel sottosuolo, rivelando solo piccoli tratti vicino via del Quadraro.
Un elemento vivo è l’Acquedotto Felice, opera del 1585 commissionata da Papa Sisto V, nato Felice Peretti. Si tratta di una condotta che sfrutta ancora le basi romane per trasportare risorse idriche destinate all’irrigazione. Seguendo il suo tracciato si giunge a una bocca di scarico che forma un laghetto circondato da alberi. Qui una cascata ricalca il corso della marrana dell’Acqua Mariana, un fosso artificiale medievale. Sebbene l’acqua non risulti potabile, sostare in questo punto garantisce un refrigerio naturale unico, specialmente nelle ore pomeridiane quando i riflessi dorati colpiscono il tufo delle pareti.
Esplorare le rovine di Roma Vecchia e le ville dell’otium
L’area conserva un soprannome affascinante: Roma Vecchia, il quale deriva dal Casale di Roma Vecchia, una torre-fortezza del XIII secolo che domina il paesaggio lungo la via Latina. Nel ‘700 la quantità di resti era tale da far credere ai viaggiatori che esistesse qui una seconda città antica. All’interno del perimetro si possono visitare i ruderi della Villa delle Vignacce e della sontuosa Villa dei Sette Bassi, che in passato rappresentavano il concetto latino di otium, ovvero il tempo dedicato alla cultura e al riposo intellettuale lontano dal caos politico del Foro.
Nel settore est del parco si trovano tracce del Pagus Lemonius, uno dei distretti agricoli più arcaici della storia romana. Il termine Lemonius pare derivi dal greco leimon, prato, a causa della vegetazione spontanea che ancora oggi caratterizza la zona. Durante l’epoca della Pax Augustea, queste terre erano talmente sicure da non avere difese, ospitando ville ricchissime con terme e piscine private. Con il declino dell’impero, il paesaggio mutò radicalmente: i Goti di Vitige nel 537 d.C. tagliarono i condotti proprio qui, trasformando queste praterie in un campo di battaglia barbarico che segnò la fine di un’era.
Muoversi nel verde tra sport e impegno civile
Oggi il parco invita a un approccio dinamico attraverso il nuovo collegamento ciclo-pedonale che unisce l’area a quella di Tor Fiscale. Utilizzando le rampe di scale posizionate presso i varchi monumentali, è possibile valicare fisicamente le strutture per apprezzare le differenze tra i blocchi di travertino antichi e i restauri rinascimentali in mattoni. Gli amanti del trekking urbano possono percorrere i sentieri che portano verso via Lemonia, dove anticamente sorgevano altri edifici come il Casale la Vignaccia, demolito alla fine degli anni 60 ma rimasto impresso nelle pellicole cinematografiche di Pasolini.
La sopravvivenza di questo ecosistema si deve alla determinazione dei cittadini: negli anni ’70 la zona era occupata dai borghetti, insediamenti precari che minacciavano l’integrità dei monumenti, ma solo fino al1986. In quell’anno, infatti, un comitato di residenti e studiosi impedì la cementificazione definitiva, portando nel 1988 all’istituzione del parco protetto. Gli ultimi interventi del 2023 hanno rimosso gli orti abusivi residui, permettendo alla flora locale di riprendere possesso degli spazi intorno alla marrana, restituendo ai visitatori un luogo dove il tempo sembra essersi fermato.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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