Se si abbassa lo sguardo, anche solo per un secondo, il cuore salta un battito. Ma non per l’abisso di 100 metri che si spalanca sotto la Gola del Desfiladero de los Gaitanes, e nemmeno per la vertigine pulita che regalano le solide travi di legno su cui si sta camminando. L’emozione prende quando si capisce cosa c’è esattamente sotto le scarpe: a pochi centimetri dalla passerella che adesso è ultra-sicura, fluttuano nel vuoto i resti di un fantasma. Vecchie lastre di cemento armato sbriciolato, tondini di ferro arrugginiti piegati come canne al vento e buchi neri spalancati sul fiume Guadalhorce.
È ciò che rimane di quella che spesso veniva chiamata la Ruta de la Muerte (Via della Morte), il percorso originale costruito nei primi del ‘900 e abbandonato per decenni al degrado, dove per anni solo i climber più sconsiderati scommettevano la propria vita contro la gravità. Molti, su quelle piastre sgretolate, quella scommessa l’hanno purtroppo persa. Oggi il Caminito del Rey è un’opera d’arte dell’ingegneria moderna, un’esperienza accessibile a chiunque voglia camminare sospeso tra le pareti di roccia dell’Andalusia.
Un cemento sbriciolato che cadeva nel vuoto
La storia di questo percorso comincia tra fine ‘800 e i primi anni del ‘900, quando le infrastrutture idroelettriche della zona richiedevano un collegamento stabile tra le varie centrali disseminate lungo la gola del Desfiladero de los Gaitanes. Operai e tecnici percorrevano quotidianamente quel camminamento di cemento, largo poco più di un metro, aggrappato alla roccia calcarea. Nel 1921 lo visitò il re Alfonso XIII, e con lui prese il nome attuale.
Con il passare dei decenni, la manutenzione si fece sempre più rara, poi inesistente. Il cemento si sgretolò, le balaustre sparirono quasi del tutto e alcune sezioni crollarono lasciando voragini sul vuoto. Le autorità andaluse chiusero ufficialmente l’accesso e arrivarono persino a demolire un tratto iniziale per scoraggiare gli ingressi abusivi.
Ma qualcuno continuava ad avventurarsi lo stesso, e le cronache registrarono una serie di incidenti mortali che rafforzarono la leggenda nera del sentiero.
La metamorfosi: come un percorso maledetto è tornato a vivere
Nel 2015, dopo alcuni anni di lavori e un investimento superiore ai 5 milioni di euro, il Caminito del Rey riaprì al pubblico con una veste completamente rinnovata: nuove passerelle in legno e acciaio furono installate accanto (e spesso sopra) le originali.
Il dettaglio che colpisce di più i visitatori è proprio quello: le vecchie strutture in cemento, consunte e pericolanti, restano visibili pochi centimetri sotto i piedi, come una memoria fisica di quello che era.
Una stratificazione di epoche che nessun museo potrebbe riprodurre. Il percorso rientra oggi nel Paraje Natural de los Desfiladeros de los Gaitanes, dichiarato area naturale protetta dalla Junta de Andalucía nel 1989 e incluso dal 2006 nella Riserva della Biosfera Intercontinentale del Mediterraneo. Sopra le pareti calcaree nidificano specie rare di rapaci, mentre la gola incanalava civiltà umane già in epoca preistorica.
Cosa ti aspetta sul sentiero oggi
Il tracciato completo misura circa 7,7 chilometri, dei quali quasi 3 sono le passerelle vere e proprie aggrappate alla roccia. Il dislivello è minimo (sì, il percorso è quasi pianeggiante) ma l’esposizione verticale è costante. Guardare in basso equivale a poter scorgere il fiume a picco, mentre posare gli occhi in su significa ammirare pareti che si chiudono lasciando un filo di cielo azzurro. La durata media per percorrerlo è di 4 ore circa.
L’accesso è obbligatoriamente con casco fornito all’ingresso, ma è bene sapere che i bambini sotto gli otto anni non possono accedere. La prenotazione è fortemente consigliata (spesso obbligatoria nei mesi di punta) e va effettuata online o alle casse del varco nord. Il percorso è unidirezionale, dal nord verso sud, con punto di partenza vicino ad Ardales e arrivo a El Chorro.
La primavera e l’autunno sono le stagioni più adatte: le temperature restano miti e la luce radente del mattino trasforma la gola in qualcosa di spettacolare. L’estate porta caldo intenso, perché la roccia assorbe il sole e le pareti diventano una cassa di risonanza del calore. In inverno il sentiero può chiudersi per maltempo.
Chi lo percorre porta a casa l’impressione di aver camminato su qualcosa che è sopravvissuto a se stesso, e che per questo vale ancora di più.
Info pratiche
Si può arrivare in auto dall’autostrada A-357, uscita Ardales; da Málaga sono circa 57 km. Esiste anche un collegamento ferroviario con la stazione di El Chorro (linea Málaga–Bobadilla). Gli ora sono variabili in basa alla stagione, ed è quindi necessario consultare il sito ufficiale prima di partire.
Infine consigliamo di arrivare al varco nord almeno 20 minuti prima dell’orario prenotato e di tenere a mente che il sentiero è unidirezionale: è necessario organizzare il trasporto tra punto di arrivo e partenza in anticipo.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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