C’è guerra sommersa tra Club, trainer, personal trainer ufficiali, undercover, esterni, interni, percentilizzati. E non c’è un “Metodo del network” a denominazione d’origine controllata che salvaguardi l’erogazione del branded-fitness-service. Questo conflitto si riverbera inevitabilmente sul risultato commerciale dell’azienda palestra. La soluzione percorsa è la fee per affitto spazi e macchine, delle quali il trainer free-lance s’impossessa anche alle 18.30, quando il flusso dei non “personal-trainizzati” resta con le pive nel sacco: scordatevi il lat-machine a quell’ora, perchè il trainer (esterno) ha il super-set col cliente (interno).
L’obolo ricattatore che il trainer paga alla palestra sembrava la panacea di tutti i mali di bilancio, ma è padre dell’erogazione incontrollata dell’unica cosa per cui una palestra si propone al mercato: il servizio fitness. E così, in casa nostra, spazi e arredi vengono concessi ad uso altrui in cambio merce: m’iscrivo alla palestra per avere un servizio fitness che la palestra riceve in cambio merce. Ma c’è la promo perenne, tranquilli.
Fitness network e risorse umane
Cortocircuito esempio: il cliente che al secondo giorno di palestra si vede cambiare il programma dal trainer di turno, che non è quello del giorno prima, è alla stregua del cliente che vede sostituirsi il piatto dall’altro cameriere che passa. Questa micro-frammentazione servizi dati in outsourcing a risorse umane condivise addirittura con palestre concorrenti, vista l’impossibilità di obbligare all’esclusività quel trainer, trattandosi di collaborazione, e la conseguente anarchia tecnica interna, imporrebbe un “Metodo”. Un metodo-tentativo, da parte del club, di tornare alla guida del suo progetto servizi passante per una categoria di trainer non più “categorizzabile”.

Ora, passi pure la ridondanza semantica su una categoria non più categoria, ma non passi l’obolo. Sarebbe una strategia di lungo periodo rinunciarvi e tornare a blindare il progetto servizi con capo (Fitness Manager con mandato e non compilatore di turni a mani giunte) e coda (Trainer col marchio a fuoco del club e non utilizzatore senza direttive dei nostri spazi, tecnologie ed energia).
Le 30 capacità del trainer utili al Club
1) capacità di redigere un quantitativo di programmi di buona fattura nel minor tempo. Bene l’AI, ma qualcosa di vergato a penna è una novità più del nuovo agente;
2) capacità di segmentare tipologie di schede sui diversi gradienti d’intensità;
3) capacità di fluidificare sequenze di esercizi su plan semplice, normale e complesso;
4) capacità d’intercettare il bisogno latente del cliente, direzionandolo, pur di non perderlo per il Club, su altro servizio rispetto al suo (corsi, acqua, outdoor);
5) capacità di gestire ogni imprevisto e rischio legato alla sicurezza del cliente;
6) capacità di fare da intercapedine tra tensioni aziendali interne e servizio sul campo;
7) capacità di mediare con le aree commerciali senza occuparne il territorio;
8) capacità di rispondere a domande tecniche verificandone la fonte (senza inventare);
9) capacità di gestire contrasti col cliente ammortizzando i conflitti (in sala e su piattaforma social);
10) capacità di curare la propria immagine anche e soprattutto all’ultima ora del proprio turno;
11) capacità di gestire ordinatamente data-base appuntamenti, appunti;
12) capacità d’interagire coi trainer operanti in contemporanea in sala (alternarsi nel food-break o per una telefonata urgente);
13) capacità di intercettare e catturare il cliente del club meno al centro dell’attenzione;
14) capacità di auto correggersi nell’immediato, ove il protocollo si riveli inadatto;
15) capacità di osservarsi da “lontano” o “dall’alto” (estraniazione);
16) capacità di non perdere la cognizione del tempo dedicato al colloquio col singolo in sala;
17) capacità di mantenersi su un tratto di diplomazia nei temi a “impatto” (politici, culturali, sportivi);
18) capacità di gestire una relazione “affettiva” (nel caso si tratti di un/una cliente) interagendo come se si trattasse di cliente ordinario;
19) capacità di mantenere in ordine la sala fitness non solo a fine turno, ma durante lo stesso, velocizzando la procedura di chiusura serale anche se non di sua competenza;
20) capacità di guardare avanti, intorno, all’esterno: aggiornarsi, leggere, osservare, scrivere;
21) capacità di sostegno pubblico (con confronto privato) delle tesi tecniche dei colleghi;
22) capacità di lettura “energetica ed istantanea” dell’allievo;
23) capacità di auto differenziare le operatività in assistenza-sala e PT-service;
24) capacità d’inserimento dei feed-back del cliente prima di stilare un nuovo programma;
25) capacità di “tagliare su misura” il piano d’allenamento agevolandone le fruibilità (orari, giorni);
26) capacità di lavorare sempre sul dettaglio e di vendere la qualità tecnica del Club (non sua);
27) capacità di osservare “tridimensionalmente” le dinamiche di movimento dell’allievo (che non va osservato solo dal davanti ma a 360°);
28) capacità di promuovere il Club dentro e fuori orario di lavoro, sia sul bacino gravitazionale che sul bacino di riferimento social;
29) capacità di creare una “testa di ponte” con altri Club (non competitor) portando innovazione e aggiornamento continui;
30) capacità di essere “pronto e operativo” in 24 ore nel passaggio da un fitness network all’altro. Con la stessa professionalità, prontezza ed etica che lo hanno contraddistinto nel precedente rapporto.
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