La prima volta che ho percorso la strada che sale tra i filari del Conegliano Valdobbiadene DOCG, Farra di Soligo è apparsa come un sogno immerso nella nebbiolina. Un posto fuori dal tempo. Un luogo dove la mano dell’uomo e quella della natura hanno trovato, nei secoli, un equilibrio raro e prezioso — che nel 2019 ha ricevuto il riconoscimento più importante con l’iscrizione nella World Heritage List.
Il borgo è composto dal capoluogo Farra di Soligo e dalle frazioni di Col San Martino e Soligo, e si trova nel cuore geografico del sito UNESCO. Non è una cartolina patinata: è un territorio vivo, dove la viticoltura si pratica ancora a mano, tra pendii ripidissimi che solo chi li cammina può davvero apprezzare.
Il territorio è punteggiato di santuari, oratori e castelli medievali, e rappresenta la base ideale per escursioni a piedi o in mountain bike alla scoperta di un paesaggio dalle radici profondissime. I primi insediamenti risalgono all’età del Bronzo, attorno al XIII secolo a.C.
Farra di Soligo e il Prosecco Valdobbiadene: quando il paesaggio diventa Patrimonio dell’Umanità UNESCO
Camminare tra le colline di Farra di Soligo significa leggere una storia scritta sul terreno.
Il toponimo stesso è un documento: “Farra” deriva dalle fare, i gruppi parentali della società longobarda che si stanziarono qui a partire dal VI secolo d.C., portando con sé le loro strutture difensive e i loro modi di abitare il territorio collinare.
Queste colline erano strategiche già nel Medioevo. I due feudi di Farra e di Credazzo proteggevano la pianura dalle incursioni ungare, formando un sistema difensivo collinare di straordinaria efficacia.
Oggi quella stessa dorsale, ribattezzata “linea dei castellieri” per la presenza di insediamenti dell’età del Bronzo, si percorre a piedi tra boschi e vigneti, con una vista che spazia fino al Montello e oltre.
Il paesaggio che si apre davanti agli occhi è esattamente quello che l’UNESCO ha ritenuto meritevole di tutela universale: terrazze coltivate a vite, boschi che proteggono i versanti più ripidi, cascate nascoste tra le rocce di conglomerato.
Un mosaico che non è mai uguale a se stesso, che cambia colore con le stagioni e con la luce del giorno. In primavera i filari si riempiono di germogli chiari; in autunno le foglie virano all’oro e al rosso, e il profumo della vendemmia impregna l’aria. È un paesaggio che si sente, oltre che si vede.
Sentieri tra vigne e cascate: il Gor de la Cuna e le Torri di Credazzo
L’escursione che consiglio a chi viene qui per la prima volta parte dal bivio tra via Faverei e via San Nicolò, seguendo il sentiero n. 3 lungo la destra orografica del Rui Stort.
Si cammina in un ambiente selvaggio, tra alte pareti di conglomerato che filtrano la luce in modo spettacolare, fino a raggiungere la cascatella del Gor della Cuna — uno di quei luoghi che ti fanno sospirare senza sapere perché.
Dal Gor si sale verso la Casetta in località Vanal, poi si imbocca il percorso Alpino n. 4 verso il Sentiero delle Vedette, passando per la forcella Xocco, il Pian Serafin e le Colesie.
Il rientro avviene scendendo tra i vigneti sul Sentiero delle Crepe, aggirato il Col della Porchera.
L’intero anello è una sintesi perfetta di questo territorio: natura, storia e vino in un solo respiro.
Per chi preferisce un’esperienza più lenta, le Torri di Credazzo sono raggiungibili anche con una passeggiata più breve, e ricompensano con uno dei panorami più intensi dell’intera area UNESCO.
Da lassù si capisce perché queste colline siano state presidiate, abitate, amate per millenni. Si capisce anche perché il Prosecco Conegliano Valdobbiadene DOCG abbia un carattere così preciso: nasce da un terreno che non lascia nulla al caso.
Farra di Soligo UNESCO: sapori autentici tra le colline del Prosecco
Dopo ore di cammino tra i sentieri, la fame si fa sentire in modo autentico, quasi primitivo.
Farra di Soligo e le sue frazioni offrono una proposta gastronomica radicata nella tradizione veneta: osterie, agriturismi e cantine dove il Prosecco si beve nel calice giusto, accompagnato da salumi locali, formaggi di malga e piatti della cucina povera rivisitati con intelligenza.
Qui la fretta è considerata una cattiva abitudine, e il pranzo è ancora un rito. Fermarsi a tavola è parte integrante del viaggio, non una parentesi.
Non mancano le cantine aperte alla visita: molte offrono degustazioni guidate direttamente tra i filari, con la possibilità di acquistare le bottiglie direttamente dal produttore.
È il modo migliore per capire che cosa significhi viticoltura eroica — non una metafora, ma il lavoro fisico, quotidiano e silenzioso di chi sceglie di coltivare questi pendii impossibili perché sa che ne vale la pena.
Informazioni pratiche: come arrivare e quando andare
Farra di Soligo si raggiunge in auto percorrendo la A27 fino all’uscita di Conegliano, per poi seguire la SP15 verso Pieve di Soligo. Dal centro di Treviso sono circa 40 minuti di strada, mentre da Venezia si arriva in meno di un’ora.
Chi preferisce i mezzi pubblici può prendere il treno fino a Conegliano e poi proseguire con i bus locali, anche se l’auto resta il mezzo più comodo per esplorare le frazioni e i sentieri.
Il periodo migliore per visitare è la primavera (da aprile a giugno), quando le colline sono di un verde intenso e i sentieri sono perfettamente percorribili.
In alternativa, l’autunno (da settembre a novembre) regala la magia della vendemmia, con il paesaggio tinto di colori caldi e le cantine in piena attività. L’estate è bella ma può essere afosa nei giorni più caldi. L’inverno, quando la nebbia avvolge i filari spogli, ha un fascino malinconico tutto suo.
Farra di Soligo non è una destinazione da consumare in fretta: è un posto che si merita tempo, silenzio e la voglia genuina di camminare tra la bellezza.
Se cerchi info: https://www.valdobbiadene.com/
Foto Canva, Martino De Mori, Giuliano Vantaggi
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Giornalista e autore, scrive di viaggi e ambiente per importanti testate internazionali come National Geographic e BBC. Ama andare alla ricerca di luoghi nascosti e storie inedite, e ama praticare gli sport outdoor – tendenzialmente male. È co-fondatore di Sportoutdoor24.
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