Pochi lo cercano sulla cartina, eppure Pennapiedimonte è lì da secoli, inciso nella montagna come una firma che non vuole essere cancellata. Il borgo, di circa 370 abitanti secondo gli ultimi dati Istat, si stringe su un ripido costone calcareo che precipita sulla Valle dell’Avello, nel cuore del versante orientale della Maiella, in provincia di Chieti.
Non è quindi un caso che chiunque posi lo sguardo per la prima volta su questo paese sospeso a oltre 600 metri d’altezza finisca per definirlo la “Matera d’Abruzzo“, anche perché qui la vita dell’uomo e la roccia del costone montuoso si fondono senza soluzione di continuità. Ma non è tutto, perché un altro soprannome che resiste nel tempo è “borgo degli scalpellini”.
Gli abitanti (i Pennesi, come si chiamano tra loro) hanno infatti lavorato la pietra calcarea locale per generazioni, trasformando la necessità di costruire in un’arte riconosciuta dallo Stato. Dal 1970 il borgo è monumento nazionale, un titolo che premia l’architettura: le case disposte a gradinata (molte delle quali letteralmente scavate nella roccia) formano un insieme edilizio unico in Abruzzo.
Pietra su pietra, scavato nella roccia
Guardare il paese dall’esterno è già un’esperienza: le abitazioni si sovrappongono come gradini di una scala gigante, ciascuna appoggiata alla precedente. La roccia usata è quella estratta dalla montagna stessa, tanto che in certi punti il tutto pare un continuum che sfida la distinzione tra naturale e costruito.
Le cisterne interne, ricavate direttamente nella struttura muraria, sono una delle soluzioni più eleganti di questa architettura di necessità: in un’epoca senza acquedotti, raccogliere l’acqua piovana era questione di sopravvivenza, e i Pennesi avevano risolto il problema con precisione ingegneristica. All’esterno del paese, la Fonte monumentale medievale racconta un’altra pagina di vita quotidiana. Era qui che le donne si recavano a fare il bucato, punto di incontro sociale prima ancora che idrico, con la pietra consunta dal passaggio di generazioni di mani.
Percorrere i vicoli del centro storico significa muoversi su superfici irregolari, tra portali scolpiti e murature che non conoscono l’angolo retto. I dettagli architettonici sono tutti frutto di un sapere trasmesso a bottega, da padre a figlio, in una tradizione artigianale che ha lasciato il segno su centimetro dopo centimetro del costruito.
La chiesa, i maestri scalpellini e la santa forestiera
Al centro della vita religiosa e culturale del paese si trova la chiesa dei Santi Silvestro e Rocco, un edificio che custodisce molto più di quanto la facciata possa lasciar intuire. All’interno sono conservate alcune sculture realizzate dagli antichi maestri scalpellini locali, oltre a un quadro settecentesco raffigurante Santa Brigida, patrona del paese festeggiata il 17 agosto di ogni anno.
La statua della Madonna dell’Avella completa il patrimonio devozionale, testimoniando il legame profondo tra il borgo e la valle che gli si apre sotto. Santa Brigida è una patrona curiosa per un borgo abruzzese: irlandese di nascita, vissuta nel V secolo, è arrivata qui per vie devozionali medievali, adottata dai Pennesi con la stessa tenacia con cui hanno adottato la pietra come materiale da costruzione.
Il paese oggi è parte integrante del Parco Nazionale della Maiella, che ne tutela il territorio circostante. La Maiella, però, non fa da sfondo: è protagonista, è la ragione per cui il borgo esiste in quel punto preciso, su quel costone, in quella posizione difensiva e panoramica insieme.
Tra la Valle dell’Avello e il Parco della Maiella
Il territorio comunale si estende per 47 km², un’area vastissima rispetto alla piccola popolazione. Questo squilibrio racconta da solo la storia di uno spopolamento progressivo che ha svuotato molte case senza però cancellarne l’identità. Anzi: il silenzio che ne è derivato ha conservato intatto ciò che altrove il turismo di massa avrebbe consumato.
La Valle dell’Avello, che scorre sotto il costone su cui poggia il villaggio, è una meno frequentate dell’intera Maiella. Vegetazione fitta, acque chiare, un paesaggio che ha la qualità di certe fotografie in bianco e nero, dove gli elementi occupano esattamente il posto giusto. In primavera la faggeta che copre i versanti si accende di un verde quasi fluorescente; in autunno muta in rame e oro, e il contrasto con la pietra grigia si rivela emozionante.
Pennapiedimonte non somiglia a nessun altro posto: la combinazione di architettura scavata nella roccia, tradizione artigianale dello scalpellino e paesaggio della Maiella produce qualcosa di specifico e decisamente irriproducibile.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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