L’Oberland bernese è una di quelle regioni svizzere che sembrano costruite per stupire a ogni curva: laghi, ghiacciai e vette oltre i 4.000 metri. Eppure uno degli spettacoli più singolari si svolge sottoterra (o quasi), scavato nel fianco della montagna dall’acqua glaciale del fiume Aare nel corso di decine di migliaia di anni. Parliamo della Gola dell’Aare, Aareschlucht in tedesco, che è una delle mete naturali più visitate dell’intera Svizzera, e basta percorrerne i primi cento metri per capire perché.
Lunga 1.400 metri, profonda fino a 200 e larga in certi punti appena 1 metro, questo canyon calcareo è una delle formazioni geologiche più impressionanti dell’arco alpino. Siamo nella valle dell’Haslital, nel canton Berna, a pochi chilometri dal paese di Meiringen, già noto agli appassionati di letteratura come la città legata alla leggenda di Sherlock Holmes le cui avventure si concludono, guarda un po’, proprio su queste montagne.
Acqua contro roccia: una storia di millenni
Tutto quello che si vede passando in mezzo alla gola è il risultato di un conflitto lunghissimo tra il fiume e la roccia calcarea. L’Aare nasce dai ghiacciai dell’Aar (Oberaar e Unteraar), nel cuore dell’Oberland, e scende verso il fondovalle con una forza che nei millenni ha eroso la parete fino a creare un canyon verticale, stretto e tortuoso, le cui superfici raccontano ogni stadio del processo.
Il calcare, a differenza del granito, cede in modo irregolare: si incide, si arrotonda, forma nicchie e salti improvvisi. Le pareti mostrano queste stratificazioni in modo quasi didattico, quindi grigie in profondità, ocra verso l’alto dove la luce arriva e spesso coperte da muschi che crescono nell’umidità perenne del canyon. Lungo il percorso, pannelli informativi distribuiti a intervalli raccontano la storia geologica della formazione senza appesantire la visita.
Dentro il corridoio di calcare
Il percorso principale si snoda tra l’ingresso occidentale di Meiringen e quello orientale di Innertkirchen, seguendo passerelle di legno ancorate alla parete rocciosa e gallerie scavate nella roccia stessa. Si possono percorrere entrambe le direzioni, avanzando o tornando indietro dallo stesso punto.
Il tempo medio è 45-60 minuti per l’intero tratto, ma il ritmo cambia da solo: ci sono passaggi dove le pareti si stringono così tanto che si avanza di profilo, e altri dove si apre una piccola caverna e si resta fermi a guardare l’acqua che rimbalza tra le rocce. L’acqua dell’Aare in questo tratto è di un azzurro-verde intenso, come spesso accade con i fiumi alimentati direttamente dallo scioglimento glaciale.
La temperatura si aggira attorno agli 8-12 gradi anche in piena estate, il che spiega perché convenga portare uno strato caldo pure a luglio, quando fuori dalla gola si è in maniche corte. La sezione dall’ingresso occidentale fino al centro della gola è priva di barriere architettoniche, quindi accessibile anche con carrozzine o per chi ha difficoltà motorie.
La luce che cambia tutto
In autunno la gola rimane aperta fino a verso le 17:30 circa, mentre in estate (in alcuni giorni) fino alle 22:00 con un sistema di illuminazione che trasforma completamente l’esperienza. Di giorno la luce arriva filtrata dall’alto, in strisce oblique che si posano sull’acqua e sulla roccia bagnata. Di sera, con i faretti posizionati lungo le passerelle, le pareti calcari assumono tonalità ambrate e le ombre si moltiplicano, rendendo la gola quasi teatrale.
La mattina presto, prima che arrivino i gruppi, è probabilmente il momento migliore. L’umidità interna forma una leggera nebbiolina, i suoni del torrente si amplificano tra le pareti e la luce che filtra dall’apertura in cima è quella radente delle prime ore, dorata e laterale. Sì, vale decisamente l’alzataccia.
Meiringen, il paese da cui si parte, merita almeno una sosta. Il suo centro storico conserva alcune architetture in legno tipiche del Bernese Oberland, e il mercato locale del mattino è uno di quei posti in cui il tempo sembra rallentare.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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