Scendere nelle Grotte di Frasassi significa entrare in un paesaggio che sembra appartenere a un altro mondo. La luce naturale scompare, la temperatura si abbassa e, poco alla volta, davanti agli occhi si aprono enormi sale sotterranee popolate da colonne di pietra, guglie, laghetti e concrezioni dalle forme sorprendenti.
Siamo a Genga, in provincia di Ancona, all’interno del Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi. Sotto le montagne dell’Appennino marchigiano si sviluppa un vasto sistema di cavità e gallerie, plasmato dall’acqua nel corso dei millenni. Le dimensioni sono tali da far perdere facilmente il senso delle proporzioni. Alcune stalagmiti raggiungono l’altezza di un palazzo di diversi piani, mentre dal soffitto pendono formazioni lunghe diversi metri. In altri punti, invece, lo stillicidio ha creato strutture sottilissime che ricordano candele, organi, cascate o castelli.
Un mondo quasi da fantasy, rimasto nascosto per milioni di anni e diventato accessibile al grande pubblico relativamente da poco. Andiamo a scoprirlo.
Come si sono formate le Grotte di Frasassi
Il paesaggio sotterraneo di Frasassi è il risultato di un processo geologico lentissimo, legato all’azione dell’acqua sulle rocce calcaree. La formazione delle cavità è stata favorita anche dalla risalita di acque sulfuree mineralizzate, che lungo le fratture della roccia si sono incontrate con le acque bicarbonate provenienti dalla falda del torrente Sentino. Nel tempo questo processo ha contribuito a scavare e ampliare gli ambienti sotterranei.

All’interno delle grotte il lavoro dell’acqua non si è però mai fermato. Le gocce che attraversano il calcare trasportano piccole quantità di minerali e, depositandole lentamente, danno origine alle concrezioni. Dal soffitto crescono verso il basso le stalattiti, mentre dal pavimento si innalzano le stalagmiti. In alcuni casi le due formazioni finiscono per incontrarsi, creando vere e proprie colonne.
È un processo che richiede tempi lunghissimi e che ha dato vita a forme molto diverse tra loro: colate di calcite, vaschette, cristalli, guglie e strutture dalle dimensioni monumentali.
La scoperta delle grotte e dell’Abisso Ancona
Le esplorazioni speleologiche nell’area di Frasassi iniziarono diversi decenni fa. Già nel 1948 era stata individuata la Grotta del Fiume, successivamente esplorata da diversi gruppi speleologici marchigiani.
La scoperta destinata a cambiare la storia del sito arrivò però nel 1971, quando gli speleologi del CAI di Ancona individuarono una nuova cavità sul monte sovrastante la gola. Dopo una discesa di circa 140 metri si trovarono di fronte a uno spazio enorme, oggi conosciuto come Abisso Ancona, uno degli ambienti più impressionanti dell’intero complesso.
Nel dicembre dello stesso anno il Gruppo Speleologico CAI di Fabriano riuscì poi a collegare la Grotta del Fiume con la Grotta Grande del Vento, facendo emergere la vastità del sistema sotterraneo. Pochi anni dopo iniziò anche la valorizzazione turistica delle cavità. Il complesso venne aperto al pubblico il 1° settembre 1974, consentendo per la prima volta ai visitatori di attraversare una parte di questo straordinario mondo ipogeo.
Giganti di pietra, “spade” e “castelli”: cosa si nasconde nelle Grotte di Frasassi
Il percorso turistico comincia proprio nell’Abisso Ancona, una cavità dalle dimensioni difficili da percepire a occhio nudo. Per rendere l’idea della sua grandezza viene spesso utilizzato un paragone particolarmente efficace: al suo interno potrebbe trovare spazio persino il Duomo di Milano. È qui che si incontrano anche alcune delle formazioni più spettacolari delle grotte. I cosiddetti Giganti sono stalagmiti che raggiungono circa 20 metri di altezza, tanto da sembrare vere torri di pietra.

Il percorso continua poi verso altre sale e ambienti sotterranei, tra cui la Sala 200, la Sala delle Candeline, dove piccole stalagmiti sono disposte all’interno di uno specchio d’acqua, la Sala dell’Orsa e la Sala dell’Infinito. Le concrezioni sono state battezzate dagli speleologi in base alla loro forma. Tra le più conosciute c’è la Spada di Damocle, una stalattite lunga circa 7,40 metri, mentre l’Obelisco è una stalagmite che raggiunge i 15 metri. Ci sono poi le Canne d’Organo, le Cascate del Niagara e il Castello delle Streghe, chiamato così per l’ombra sinistra che appare illuminando la formazione in una determinata angolazione.
Il risultato è un paesaggio continuamente diverso, dove forme naturali e giochi di luce trasformano ogni sala in uno scenario differente.
Un ambiente sotterraneo ancora in continua trasformazione
Uno degli aspetti più affascinanti delle Grotte di Frasassi è che il loro paesaggio non è immobile. Le concrezioni continuano infatti a formarsi ancora oggi. L’acqua filtra attraverso la roccia e, goccia dopo goccia, deposita nuovo materiale calcareo, modificando lentamente stalattiti e stalagmiti.
All’interno delle cavità si incontrano anche piccoli laghi, vasche naturali e pozzi, alcuni dei quali raggiungono profondità considerevoli e permettono all’acqua di raggiungere livelli carsici inferiori. Il sistema sotterraneo ospita inoltre forme di vita adattate a condizioni molto particolari, caratterizzate dall’assenza di luce naturale e da una temperatura pressoché costante.
Il complesso si sviluppa per decine di chilometri, ma solo una piccola parte è accessibile attraverso il percorso turistico. Il resto rimane territorio di esplorazione speleologica. Per chi vuole vivere un’esperienza più avventurosa sono disponibili anche percorsi Speleo Avventura, accompagnati da guide esperte e al di fuori delle normali passerelle turistiche.
Cosa vedere nei dintorni delle Grotte di Frasassi
Una visita alle grotte può essere abbinata facilmente alla scoperta del territorio di Genga e della Gola di Frasassi. A poca distanza si trova l’Abbazia di San Vittore delle Chiuse, edificio romanico risalente all’XI secolo e considerato uno degli esempi più importanti di architettura romanica delle Marche. Nel complesso dell’abbazia è ospitato anche il Museo Speleo Paleontologico e Archeologico, dove è conservato il celebre ittiosauro di Genga, un rettile marino lungo circa tre metri vissuto nel Giurassico superiore, circa 150 milioni di anni fa.
Un altro luogo particolarmente suggestivo è il Tempio Valadier, costruito all’interno di una cavità nella montagna e raggiungibile attraverso un sentiero in salita. Accanto si trova anche l’antico eremo di Santa Maria Infra Saxa.
Il territorio circostante è inoltre attraversato da sentieri e percorsi escursionistici che permettono di esplorare il Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi anche in superficie.
Tutte le info utili sulla visita
Le Grotte di Frasassi si trovano nel Comune di Genga, in provincia di Ancona. Sono tra le grotte italiane più belle da visitare senza attrezzatura: il percorso turistico si sviluppa per circa 1.500 metri ed è attrezzato con passerelle e gradini. La visita è sempre guidata e dura indicativamente poco più di un’ora.
All’interno delle grotte la temperatura rimane stabile intorno ai 14 °C durante tutto l’anno. Anche nei mesi estivi si consiglia quindi di portare una felpa o una giacca leggera e indossare scarpe comode, possibilmente con una buona aderenza.
Chi desidera esplorare aree normalmente escluse dal percorso turistico può invece scegliere uno dei due itinerari Speleo Avventura, affrontati con guide specializzate e con casco, tuta e lampada frontale forniti dall’organizzazione.
Per chi arriva in auto, Genga è raggiungibile dalla SS76, seguendo poi le indicazioni per Frasassi e San Vittore. Chi percorre l’autostrada A14 può uscire ad Ancona Nord e proseguire in direzione Roma-Fabriano. Le grotte sono raggiungibili anche in treno attraverso la linea Ancona-Roma, utilizzando la stazione di Genga-San Vittore Terme.
Prima della visita si consiglia di consultare il sito ufficiale delle Grotte di Frasassi per verificare orari, disponibilità dei turni e tariffe aggiornate, soprattutto nei weekend e nei periodi di maggiore affluenza turistica.
Foto sito ufficiale Grotte di Frasassi, Canva
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