Pochi chilometri separano il centro di Lucca da uno degli alberi più antichi della regione, ma nonostante questo la maggior parte dei turisti che affollano le mura medievali della città ignora completamente la sua esistenza. In zona, infatti, sorge la Quercia delle Streghe, che cresce da circa 600 anni nella tenuta della villa Carrara, a Capannori, raggiungibile dalla strada vicinale che scende da San Martino in Colle: un rettilineo di campagna dove il tempo sembra essersi fermato, tra casolari e filari di viti.
L’albero annuncia la propria presenza solo all’ultimo momento e trovarsi all’improvviso davanti a quel tronco massiccio, con i rami che si aprono verso l’alto come le dita di una mano gigante, è un’esperienza che scavalca qualsiasi descrizione.
Un colosso verde tra le vigne di Capannori
La quercia si trova in una tenuta agricola privata, incastonata nel paesaggio dolce della Piana di Lucca. Le dimensioni restano difficili da afferrare finché non ci si avvicina: il fusto è talmente largo che ci vogliono più persone per abbracciarlo, e la chioma copre un’area che in estate trasforma il suolo sottostante in un’isola d’ombra fitta. L’erba lì cresce più bassa, quasi schiacciata dall’ombra perpetua.
Foto: Di Guglielmo Giambartolomei – Opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
Intorno, i filari si interrompono rispettosamente, come se anche i vignaioli avessero imparato nel tempo a trattare l’albero con una certa deferenza. Il contesto è quello della campagna lucchese più autentica: (quasi) senza cartelli turistici, senza corde di recinzione e senza didascalie plastificate.
Sei secoli di storia, streghe e radici profonde
Il nome è tutt’altro che casuale: nella tradizione popolare locale, le querce antiche erano considerate luoghi di ritrovo per i sabba, i raduni notturni delle streghe. Questa, per la sua età, le sue dimensioni e la posizione isolata ai bordi della tenuta, è diventata nei secoli un punto di riferimento per le leggende della zona. Gli anziani del paese le attribuiscono ancora oggi una certa aura: un albero che “sa” qualcosa, anche se resta oscuro esattamente cosa.
Sei secoli di vita significano anche sei secoli di storia avvolti attorno a quelle radici. La quercia era già adulta quando le grandi famiglie lucchesi costruivano le loro ville di campagna; era già vecchia quando Napoleone ridisegnava i confini d’Europa. Ha attraversato siccità, gelate, guerre e abbandoni, restando lì, immobile, mentre tutto il resto cambiava.
Un patrimonio silenzioso: gli alberi monumentali in Toscana
La Quercia delle Streghe non è un caso isolato in una regione che conta ben 165 esemplari ufficialmente riconosciuti. Tra questi figurano l’Abete bianco di Abetone Cutigliano, quasi trecentenne e alto 46 metri, le sequoie del castello di Sammezzano, i cipressi di Bolgheri, e castagni, tigli, sugheri e platani dispersi tra piccoli comuni che spesso non superano i 5.000 abitanti.
Un quarto di questi alberi cresce proprio in quei piccoli borghi fuori rotta, lontani dalle guide più frequentate. È lì che la tutela ambientale si mescola con la memoria collettiva nel modo più efficace: per decreto ma soprattutto perché la gente li ha protetti per generazioni, considerandoli parte integrante della comunità.
Foto Canva
La particolarità della Quercia delle Streghe, rispetto ad altri esemplari più celebri, sta proprio nel livello di anonimato che ancora riesce a conservare. Quella differenza si sente nel momento in cui ci si arriva, magari nel tardo pomeriggio di ottobre, quando la luce radente del tramonto colora il tronco di un arancio caldo e i rami proiettano ombre lunghe sull’erba umida.
Foto di copertina: Di SonOfMySorrow – Opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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