Tutti immaginano Venezia come una città che galleggia. E in parte è vero, ma quel che in pochi sanno è che sotto alcune delle sue chiese più antiche si nasconde qualcosa di ancora più straordinario: spazi medievali dove l’acqua della laguna ha preso dimora fissa, trasformando ambienti sacri in qualcosa che assomiglia più a un sogno subacqueo che a un luogo di culto.
La cripta di San Zaccaria ne è forse l’esempio più eloquente, raggiungibile con qualche euro e una piccola dose di coraggio. Ci troviamo a un paio di minuti a piedi dal Palazzo Ducale, ma il flusso turistico che devasta Piazza San Marco lo supera quasi senza accorgersene. Eppure proprio in questo angolo che spesso passa in secondo piano sorge una delle chiese più importanti della storia della Serenissima, un edificio che custodisce secoli di potere, devozione e arte rinascimentale.
L’abside che cambiò la storia dell’architettura veneziana
La chiesa che vediamo oggi non è la prima. L’originale, infatti, risale al IX secolo, quando il doge Giustiniano Partecipazio volle costruire un luogo di culto dedicato a San Zaccaria, padre di Giovanni Battista, le cui reliquie erano state donate dall’imperatore bizantino Leone V. Per quattro secoli quella struttura rimase il cuore spirituale di un convento femminile strettamente legato alla nobiltà veneziana e alla figura del doge, tanto che ogni anno, nel giorno di Pasqua, il doge stesso si recava in visita portando in dono una preziosa berretta dorata alle monache.
Nel 1458 si decise di costruire una chiesa nuova, più grande e più ambiziosa, affiancandola all’edificio precedente. L’incarico andò ad Antonio Gambello, che progettò un’abside poligonale con cappelle radiali, una soluzione architettonica senza eguali a Venezia, unica nel panorama della città lagunare. Alla morte di Gambello fu invece Mauro Codussi a completare l’opera, firmando la facciata in pietra d’Istria che ancora oggi chiude scenograficamente il campo con la sua sequenza di archi sovrapposti.
Scendere sotto il livello della laguna
Se la superficie incanta, con un piccolo biglietto si accede alla Cappella di Sant’Atanasio e, soprattutto, alla cripta sottostante, che appartiene alla struttura originale del X-XI secolo. È qui che la Venezia più antica si manifesta nella sua forma più pura e più sconcertante. La cripta è quasi permanentemente allagata: l’acqua lagunare, che da secoli penetra dal sottosuolo, raggiunge tipicamente un livello di qualche decina di centimetri (variabile con le maree), coprendo il pavimento medievale con uno strato trasparente e immobile che riflette le colonne e le volte a crociera come uno specchio liquido.
Si cammina su passerelle di legno sospese sull’acqua, in un silenzio che ha la qualità di certi sogni lucidi: tutto visibile, tutto reale, ma comunque difficile da credere. Le colonne sono tozze e robuste e reggono volte di mattoni rossi che l’umidità ha consumato in modi irregolari, disegnando sfumature che vanno dal bruno al grigio azzurro.
Foto: Di Romanceor – Opera propria, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia
In quest’ambiente riposano i resti di 8 dogi della Repubblica di Venezia, figure che per secoli hanno governato una delle potenze marittime più influenti del Mediterraneo.
Capolavori nascosti in superficie
Usciti dalla cripta, vale la pena fermarsi nella navata principale per una delle opere più alte del Rinascimento veneziano. La Sacra Conversazione dipinta da Giovanni Bellini nel 1505, collocata nella seconda cappella a sinistra, irradia una luce dorata che sembra provenire dall’interno della tela, diversa da tutto ciò che si trova nelle chiese vicine.
I critici d’arte la conoscono come Enthroned Madonna, ma chiunque la veda capisce subito perché sia rimasta qui, in questa chiesa, per oltre cinque secoli. Attorno sorgono anche le cappelle di San Tarasio e Sant’Atanasio, quest’ultima parte del vecchio convento, dove le volte affrescate e i polittici gotici raccontano una stratificazione di gusti e committenze durata quattro secoli.
Foto Canva
Venezia riserva le sue sorprese migliori a chi scende di livello, letteralmente. E forse vale la pena chiedersi quante altre città nascondono qualcosa di simile, appena sotto la superficie visibile che tutti fotografano.
Foto di copertina Di Didier Descouens – Opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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