L’iscrizione latina sopra la porta avverte: Hac ad cellam vinariam descensus cave ne incertus ascendas. Il senso è che una volta scesi nella cantina, risalire è cosa incerta. Non è una minaccia, è una promessa, che se ami il vino puoi be capire.

La Cella Vinaria della Confraternita del Prosecco si trova a San Pietro di Barbozza, frazione di Valdobbiadene, nel cuore delle Colline del Conegliano Valdobbiadene che l’UNESCO ha inserito nel proprio elenco dei paesaggi culturali nel 2019. La cantina è quella della famiglia Brunoro, oggi gestita da Cantine Varaschin alla quarta generazione.
Il vano centrale è una grotta a volta costruita nel 1931, dove il vino veniva fatto scendere dall’esterno attraverso un’apertura nel soffitto e mantenuto a 15 gradi costanti. Sulle pareti, affreschi dipinti nel 1966 dal pittore Gigi Cappellin con scene bacchiche e figure dei fondatori, vestiti di rosso.
Un luogo mitico, perchè custodisce la storia della fondazione delle cantine del prosecco che ha portato al successo di oggi. E un luogo mistico, dove senti che siamo ben oltre un succo d’uva che accompagna i past.
Perché la Confratrernita
La Confraternita di Valdobbiadene nasce nel 1946. Non per folclore, non per turismo. Nasce perché molti agricoltori di queste colline, dopo sei anni di guerra, stavano abbandonando i vigneti per emigrare altrove.
I fondatori erano enologi e viticoltori che volevano tenere vivo il territorio, offrendo supporto tecnico, morale e finanziario a chi rischiava di lasciare. Col senno di poi, diciamo che sono stati lungimiranti, ma ai tempi non era una cosa scontata il successo delle bollicine venete.
Il primo Gran Maestro fu Isidoro Brunoro, che mise a disposizione la propria cantina.
Nel tempo la confraternita si è trasformata in qualcosa di più strutturato: circa 150 membri oggi, una biblioteca della vite e del vino i cui testi sono conservati nella biblioteca comunale di Valdobbiadene, un’organizzazione interna con Gran Maestro, Capitolo e Confratelli. I suoi fondatori la chiamavano “autentica università del Prosecco”. Non era un modo di dire.
Il rito della bottiglia anonima
Dal 1969 la tradizione è questa: ogni anno i membri portano una bottiglia di Valdobbiadene DOCG senza etichetta. Le bottiglie vengono assaggiate alla cieca. Nessuno sa chi ha portato cosa. La migliore viene eletta. Vengono poi imbottigliate 5.000 copie numerate con l’etichetta della Confraternita, distribuite e vendute come “Bottiglia della Confraternita”. È un sistema semplice, con una logica interna ferrea: vince il vino, non il nome sul cartellino.
Il 1969 non è una data casuale: quell’anno il Valdobbiadene ottenne il riconoscimento DOC. Il passaggio a DOCG arrivò nel 2009. La confraternita accompagna da sempre questa evoluzione normativa, e la sua cella custodisce bottiglie storiche risalenti al 1919, anno in cui si iniziò a imbottigliare in questa zona.
Oggi si diventa confratelli su invito e dopo aver superato un rito interessante: bere prosecco da un calice enorme, che è in bella mostra nella sala principale (nella foto).
Le colline UNESCO e il Cammino del Prosecco
Il contesto in cui si muove questa storia è quello delle Colline del Conegliano Valdobbiadene, un paesaggio fatto di vigneti a ciglione, la tecnica di terrazzamento locale che consente di coltivare la vite su pendii che non si potrebbero lavorare altrimenti. I ciglioni sono muri a secco di erba e sassi che trattengono il suolo e regolano l’acqua. Richiedono lavoro manuale, non si meccanizzano. Sono la firma visiva di questa zona.
Sulle colline passa il Cammino delle Colline del Prosecco, 51 km in quattro tappe da Vidor a Vittorio Veneto, con 2.265 metri di dislivello positivo. Non è una camminata piatta tra i vigneti. Il cammino sale sui crinali, scende nelle valli, attraversa borghi come Follina con la sua abbazia cistercense del XII secolo, tocca le Torri di Credazzo, passa per postazioni e trincee della Prima Guerra Mondiale lungo il cosiddetto Sentiero delle Vedette.E il magico luogo nascosto di Farra di Soligo.
Il periodo migliore è settembre e ottobre, quando la vendemmia è ancora in corso su alcune parcelle e il paesaggio cambia colore ogni giorno.
Chi vuole portare a casa una testimonianza del percorso può richiedere la credenziale prima della partenza, da far timbrare tappa per tappa, e ritirare l’attestato finale a Vittorio Veneto. Il percorso è segnato con cartelli verticali e segni orizzontali gialli e rossi, e il tracciato GPS è scaricabile dal sito ufficiale.
Come visitare la cella vinaria
Casa Brunoro a San Pietro di Barbozza è aperta ogni giorno per aperitivi e degustazioni, mattina e sera. I tour guidati nella cella vinaria con accesso alle bottiglie storiche richiedono prenotazione. I prezzi partono da 20 euro per una visita con tre vini. A 35 euro si accede anche al Museo del Prosecco, con quattro vini e un tagliere.
Il Museo del Prosecco raccoglie torchi storici, attrezzature ottocentesche e documenti sulla storia del vino in questa zona. Non è un allestimento patinato: è una raccolta che dice esattamente da dove viene questo territorio.
Foto Martino De Mori
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Giornalista e autore, scrive di viaggi e ambiente per importanti testate internazionali come National Geographic e BBC. Ama andare alla ricerca di luoghi nascosti e storie inedite, e ama praticare gli sport outdoor – tendenzialmente male. È co-fondatore di Sportoutdoor24.
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