Monterano Vecchia è un luogo in cui il tempo si è fermato: un’intera città abbandonata nel cuore della Tuscia laziale, inghiottita dalla vegetazione e restituita alla fauna selvatica dopo secoli di storia intrecciata con guerre, epidemie e distruzioni.
Qui puoi fare un trekking tra le rovine, scoprendo luoghi davvero fuori dagli itinerari più battuti, pensata per chi vuole qualcosa di più di un semplice sentiero nel bosco.
Il percorso si snoda all’interno della Riserva N
aturale di Monterano, gestita da Parchi Lazio, nel comune di Canale Monterano, in provincia di Roma.
L’accesso è libero e il sentiero principale porta direttamente al cuore dell’antica città, tra archi scoperchiati, facciate sventrate e la sagoma riconoscibile della chiesa di San Bonaventura, progettata da Gian Lorenzo Bernini nella seconda metà del Seicento.
Monterano Vecchia
L’abitato antico sorgeva su un pianoro tufaceo a circa 400 metri di quota, circondato dai boschi della Tolfa e da un paesaggio che ancora oggi conserva una densità visiva impressionante.
Camminare tra i suoi vicoli senza più tetti significa attraversare strati sovrapposti di storia: fondamenta etrusche, strutture medievali, ampliamenti barocchi. La riserva copre circa 1.000 ettari e ospita cervi, cinghiali, istrici e una ricca avifauna.
Il sentiero ad anello più frequentato misura circa 4-5 chilometri, con un dislivello modesto che lo rende praticabile anche da chi non ha esperienza specifica di trekking.
Il fondo è sterrato, a tratti scivoloso dopo la pioggia, quindi scarpe chiuse con suola scolpita restano la scelta più sensata.
Il momento più suggestivo del percorso è l’arrivo alla cascata sul fosso Bicione, un salto d’acqua incorniciato da rocce coperte di muschio, pochi minuti a piedi dalle rovine principali.
D’estate l’acqua diminuisce, ma in primavera e autunno la portata è consistente e il suono si sente da lontano nel silenzio del bosco.
Storia e leggende
Monterano ha origini antiche. I ritrovamenti nella zona attestano una presenza etrusca, ma è nel medioevo che il centro acquisisce rilevanza, prima sotto il controllo della famiglia Anguillara, poi degli Altieri e infine degli Odescalchi. Fu proprio il cardinale Benedetto Odescalchi, futuro papa Innocenzo XI, a commissionare a Bernini il rifacimento della chiesa di San Bonaventura e del palazzo baronale.
La fine arrivò nel 1799, durante le guerre rivoluzionarie francesi. Le truppe napoleoniche occuparono e saccheggiarono il paese, e a questo si aggiunse una violenta epidemia di malaria che decimò la popolazione superstite. Gli abitanti abbandonarono l’altura e si stabilirono a valle, fondando l’attuale Canale Monterano.
Da allora, la città vecchia è rimasta deserta. Le leggende locali non mancano. Si racconta di luci notturne tra le rovine, di voci portate dal vento nelle notti di luna piena, di presenze legate agli spiriti di chi non riuscì a fuggire durante il saccheggio. Queste storie hanno trasformato Monterano in una meta anche per i gruppi che organizzano trekking notturni.
Cosa vedere nei dintorni
Canale Monterano, il paese nato dalle ceneri della città abbandonata, merita una sosta prima o dopo il trekking. Il centro storico è raccolto, con una piazza e alcune chiese che custodiscono oggetti e testimonianze portati via dall’abitato antico. L’atmosfera è quella dei borghi laziali poco turistici, dove la vita scorre ai ritmi del mercato settimanale e delle feste patronali.
A meno di venti chilometri si trovano Bracciano e il suo lago vulcanico, con il castello Orsini-Odescalchi che domina le rive.
La zona dei Monti della Tolfa offre ulteriori sentieri e la possibilità di esplorare una delle aree minerarie storiche più interessanti del Lazio centrale, dove si estraeva allume già nel XV secolo.
Puoi approfondire altri percorsi simili leggendo I Cammini di novembre in Italia: 7 itinerari tra foliage, borghi e clima perfetto, utile per chi vuole abbinare Monterano a un weekend autunnale più strutturato. Il lago di Bracciano è anche un’ottima base logistica per chi pernotta nella zona e vuole distribuire l’esplorazione su due giorni.
In Tuscia c’è un altra città fantasma, Celleno, ma anche il borgo che sta scomparendo, Civita di Bagnoregio.
Come arrivare
L’accesso alla riserva avviene dalla via Aurelia (SS1), uscendo verso Canale Monterano. Dal paese si segue la strada comunale che porta al parcheggio sterrato in prossimità dell’ingresso della riserva, a circa 2 chilometri dall’area delle rovine.
In alternativa, si può lasciare l’auto al parcheggio più vicino al sentiero principale, segnalato da cartelli. In treno, la stazione più vicina è Bracciano, sulla linea Roma-Viterbo (FL3 da Roma Ostiense).
Da lì è necessario un taxi o un’auto a noleggio, perché non esistono collegamenti diretti con il sito. La soluzione più comoda, specie per chi viene da Roma, rimane l’auto privata: dal Grande Raccordo Anulare sono circa 50 chilometri, un’ora di percorrenza.
Info pratiche
Dove: Riserva Naturale di Monterano, comune di Canale Monterano (RM), Lazio.
Come arrivare: in auto dalla SS1 Aurelia, uscita Canale Monterano; circa 50 km da Roma (GRA). In treno fino a Bracciano (FL3), poi auto o taxi.
Quando: tutto l’anno; primavera e autunno sono le stagioni migliori per clima e portata della cascata. D’estate il calore nel bosco è sopportabile ma l’acqua del fosso diminuisce.
Orari: la riserva è accessibile durante le ore diurne; per i trekking notturni occorre iscriversi a escursioni guidate autorizzate.
Biglietto: ingresso gratuito alla riserva.
Da abbinare: lago e castello di Bracciano; Monti della Tolfa con i percorsi minerari storici.
Consiglio: portare acqua a sufficienza (le fontane nella riserva non sono garantite), scarpe con suola scolpita e, in autunno, un primo strato impermeabile. Il fondo sterrato può essere fangoso dopo la pioggia, anche a distanza di giorni.
Foto Pexels, https://www.anticamonterano.it/
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